Cinque. Quattro. Diciannove. Dieci. Non è un consiglio per una quaterna da giocare al lotto che, se presa, ci sistemerebbe i conti economici. No, sono i numeri che si possono associare al Gasp quando si parla di Inter.
Dove cinque sono le vittorie ottenute dal tecnico contro i nerazzurri successive al suo esonero firmato Massimo Moratti dopo quattro giornate di campionato (stagione 2011-2012) senza vittorie e una Supercoppa persa contro il Milan. Quattro i pareggi sempre ottenuti contro l’Inter. Diciannove addirittura le sconfitte, qualcuna pure pesante dal punto di vista del punteggio.
E, infine, dieci le sconfitte consecutive negli ultimi cinque campionati, una striscia tuttora aperta e che, ovviamente, l’allenatore arrivato da Bergamo spera, sabato prossimo all’Olimpico, di interrompere in un big match di campionato che vedrà la sua Roma sfidare l’Inter, entrambe a punteggio pieno dopo quattro partite, in palio la vetta solitaria del campionato.
Sono numeri, of course, che non hanno fatto altro che alimentare quell’antipatia gasperiniana nei confronti dell’Inter. Un’antipatia che il tecnico non ha mai nascosto, soprattutto riferita al club milanese quando sul ponte di comando c’era Massimo Moratti con il quale i rapporti non si sono mai ristabiliti.
Ci sono tutti i presupposti per definire come un tabù l’Inter per il Gasp. I numeri, del resto, sono un’autentica condanna. Numeri che il tecnico non è riuscito a invertire neppure negli straordinari anni trascorsi sulla panchina dell’Atalanta e, pure, lo scorso anno alla sua prima stagione con la Roma: due sconfitte, di misura all’Olimpico e i giallorossi probabilmente avrebbero meritato anche qualcosa in più, pesante a San Siro dopo un primo tempo giocato più o meno alla pari.
Difficile trovare una spiegazione esauriente a questa maledizione. Si potrebbe magari immaginare che il gioco uomo contro uomo che è il marchio di fabbrica del Gasp sia l’ideale verso un’Inter che soprattutto nelle ultime stagioni (Conte, Inzaghi, ora Chivu) ha fatto delle ripartenze un suo punto di forza.
Si potrebbe aggiungere che l’Inter da anni è una squadra di vertice, ma non ci si può neppure dimenticare che il tecnico con l’Atalanta è andato a vincere, in Italia e in Europa, sui campi delle migliori squadre, pagando però quasi sempre un pesante pedaggio nei confronti della sua maledizione.
Ma rimangono, a nostro giudizio, comunque argomentazioni parziali e che non possono spiegare con sufficiente chiarezza il perché di questa maledizione Inter del Gasp.
Alla luce di tutto questo, semmai, si potrebbe pensare che il tecnico questa volta, la terza per lui contro l’Inter da allenatore della Roma, possa immaginare qualche correttivo tattico alla squadra da mandare in campo sabato prossimo all’Olimpico.
Magari un centrocampista in più nel ruolo di trequartista, oppure, addirittura per le abitudini del tecnico, uno schieramento da tre-cinque-due con l’obiettivo di mischiare le carte a Chivu e alla sua Inter.
Ipotesi che possono starci ma per come abbiamo imparato a conoscere il tecnico, ci sembrano destinate a rimanere tali. E noi lo capiamo il Gasp.
La sua Roma ha ormai un’identità precisa: tre difensori, quattro centrocampisti, due trequartisti, una punta o, in alternativa, un trequartista e due punte. Da questo modulo di fatto non ha mai schiodato. Dubitiamo che lo possa fare sabato prossimo.
Il primo posto se lo giocherà con la stessa Roma con cui sta lavorando da poco meno di un anno e mezzo. E che è una bella Roma. Nella convinzione che stavolta le cose possano smentire i numeri degli anni precedenti.
Anche perché le serie negative prima o dopo sono destinate a interrompersi.
