TIME OUT – Le emozioni sono tutto quello che abbiamo

Mourinho in conferenza alla vigilia di Roma-Real Madrid

Pubblicato il:   14 Ottobre 2026

“Hai detto che le emozioni sono sopravvalutate, ma è una stronzata. Le emozioni sono tutto quello che abbiamo”. La citazione è tratta da Youth, film di quel visionario scrittore (sottovalutato) e regista che è Paolo Sorrentino. Ci sembra perfetta nel giorno del ritorno all’Olimpico di José Mourinho. Perché se mi sento di dovergli un grazie a poche ore dalla sfida contro il Real Madrid, è soprattutto per le emozioni che il tecnico portoghese, maestro di comunicazione, è riuscito a regalare al popolo romanista nei suoi due anni e mezzo vestito di giallorosso, quindi pure a chi scrive.

Emozioni che sono state forti dal giorno del comunicato che lo ufficializzava come nuovo allenatore della Roma. Era il quattro maggio del duemilaventuno, Fonseca era stato salutato pochissimi giorni prima, boom: “Siamo lieti ed emozionati (appunto, ndr) di dare il benvenuto a José Mourinho nella famiglia della AS Roma”. Quindici parole capaci di scatenare un’emozione incredula, profonda e indimenticabile, con la conseguenza di un’eco mondiale. Non ci credeva nessuno, neppure i più grandi esperti di mercato. Per qualche minuto, più di qualcuno pensò pure che fosse una fake news. Invece era tutto vero, lo Special One era il nuovo allenatore della nostra Roma. E chi se le dimentica quelle ore e quei giorni successivi all’annuncio, la nostra squadra capace di finire sui telegiornali di tutto il mondo, il tecnico che aveva fatto grande il Porto, centrato il triplete all’Inter, vinto a ripetizione con il Chelsea, si sarebbe seduto sulla panchina della Roma dei Friedkin. Roba che a ripensarci fa ancora venire i brividi.

Emozioni che non si sono raffreddate nell’attesa del suo sbarco nella Capitale. Era il due luglio di quel duemilaventuno quando il jet privato dei Friedkin toccò terra a Ciampino, mister Dan alla cloche, centinaia di tifosi in delirio che accompagnarono il tecnico fino a Trigoria coinvolgendolo, e lui ben felice di farsi coinvolgere, in una festa a sorpresa solo per chi non conosce i romanisti. Compreso il Mou di allora: “Mi hanno accolto trionfalmente, eppure non avevo ancora conquistato un punto con la Roma”, disse il portoghese, cominciando a capire di essere arrivato in un posto speciale con tifosi speciali.

Emozioni che si sono ripetute il giorno della sua presentazione alla stampa, otto luglio, terrazza Caffarelli in Campidoglio, i Friedkin come loro costume in disparte, tutto il palcoscenico per lo Special One, telecamere da mezzo mondo, una platea di giornalisti più o meno tali, le prime parole ufficiali di un allenatore che era già entrato nel cuore dei romanisti, così come i romanisti erano entrati nel suo cuore.

Emozioni che si sono trascinate per tutto il suo primo anno sulla panchina giallorossa, inseguendo quella vittoria che era stata programmata in tre stagioni. Ma Mourinho voleva accorciare i tempi, c’era da vincere la prima edizione della Conference League. Missione compiuta. Chi se la dimentica quella notte albanese, lo scavetto di Zaniolo che proprio per quel gol non riuscirà mai a starmi antipatico, quella coppa alzata nel cielo di Tirana, le lacrime dello Special One, un popolo commosso con lui, una città impazzita di gioia, i cortei, i clacson, gli abbracci, il pullman scoperto, il delirio di una tifoseria che quando c’è da decretare il trionfo ai suoi eroi non può prendere lezioni da nessuno.

Emozioni che si sono ripetute un anno dopo, per quella maledetta finale di Budapest contro il Siviglia, un arbitro incapace, per non dire di peggio, di uccidere il sogno che sarebbe stato strameritato di vincere l’Europa League, seconda coppa europea in dodici mesi. Emozioni di dolore, comunque emozioni, che ci portiamo dietro insieme a una ferita che mai si rimarginerà, come quella di Turone a Torino per intenderci. Siamo stati tutti Mourinho in quel garage dello stadio di Budapest, quando lo Special One andò a dire a quell’incapace (e siamo teneri) di Taylor quello che gli avrebbero voluto dire tutti i tifosi romanisti.

Per tutto questo Mou si merita un grazie. Poi stop. Stasera vogliamo battere lui e il suo Real per regalarci ancora emozioni.

Categorie:   Editoriali

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