L’assestamento

Photo Credit: Gino Mancini

Pubblicato il:   16 Marzo 2026

Ineluttabile. La Roma pare aver invertito il ciclo delle stagioni: quando arriva la Primavera, si entra nella fase di letargo.

Mentre gli altri hanno superato le fatiche dell’inverno e sono pronti a raccogliere il frutto del duro lavoro per lo sprint finale, i giallorossi danno il cambio a Persefone precipitando nell’Ade.

Calo di rendimento dei top (o sedicenti tali), qualche svista arbitrale, infortuni di troppo. Eccoli i tre cardini del giustificazionismo romanista, in attesa di capire chi vincerà la sempiterna guerra tra Guelfi allenatoristi e Ghibellini direttoresportivisti, mentre chi dovrebbe far sì che le due anime convivano in serenità per il bene della Roma (questo sconosciuto) reitera la sua assenza trincerandosi dietro comunicati che dimostrano tanto un sapiente uso dell’Intelligenza Artificiale quanto la scarsa dimestichezza con quella reale.
Ma se il metodo scientifico ci ha insegnato qualcosa, questa cosa è che la ripetitività di un fenomeno non è e non può essere casuale.

Se da almeno cinque anni si arriva a marzo con più infortunati che arruolabili. Se per il quarto anno di fila il tuo giocatore più forte e pagato (PD, no, non è Padova né un’intenzione di voto) ti molla sul più bello, se gran parte degli acquisti estivi e invernali si rivela un flop, se puntualmente perdi gli scontri diretti, non è colpa del fato. O sarà colpa del gol di Gatti?

Se da anni la tua benedetta e invocata “ossaturadesquadra™” è composta dai soliti noti nei confronti dei quali sarebbe anche ingeneroso reiterare le mancanze e a questa affianchi gente che dopo tre partite e altrettanti articoli compiacenti diventa da 40-50 milioni, forse è arrivato il momento di farsi qualche domanda. Sui calciatori, sicuramente, ma anche su chi ha fatto in modo che arrivassero o meno altri tipi di profili.

Ed eccoci qui puntuali. Come dopo un lungo viaggio anche suggestivo, si ritorna nell’agio della propria casa, così la Roma dopo otto mesi di dimestichezza con il quarto posto si ritrova lì dove ha dimostrato di trovarsi meglio: il sesto posto.

Casa, dolce casa.

Categorie:   Editoriali
Tags:   Gasperini

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