Time Out – La retromarcia di Dan

Dan Friedkin fuori l'Hotel Cavalieri

Credit: Gino Mancini

Pubblicato il:   6 Giugno 2026

Io una spiegazione ancora non l’ho trovata. Intendo sulla questione Claudio Ranieri. In particolare sulla sua clamorosa uscita a pochi minuti dal fischio d’inizio della sfida di campionato contro il Pisa che come conclusione ha partorito il licenziamento del Senior Advisor della famiglia proprietaria del club. Di sicuro ho capito solo che quella uscita perlomeno nei tempi era ed è sbagliata. Farla a pochi minuti dal via di una partita comunque decisiva nella poi meravigliosa rincorsa Champions della Roma, non può trovare nessuno d’accordo. E’ stato un errore clamoroso. Semmai la questione è un’altra, Cioè quelle parole, durissime nei confronti di Gasperini che pure aveva scelto lo stesso Ranieri come suo erede sulla panchina della Roma, continuano a frullarmi nella testa senza che riesca a trovare un perché plausibile a tanto, inevitabile, rumore. Per il semplice motivo che quella sera, con quelle dichiarazioni senza ritorno, ho scoperto un Ranieri mai visto prima. Cioè un allenatore che in tutta la sua lunghissima carriera non era mai andato oltre il politicamente corretto, sempre cortese, diplomatico, attento all’uso delle parole, mai fuori le righe, punto di riferimento di una correttezza verbale e fattuale che nel calcio da sempre è merce rara, democristiano si sarebbe detto qualche decennio fa per indicare una persona capace di rimanere comunque in equilibrio pure nelle situazioni più estreme. Ed è per questa ragione che non riesco a trovare una spiegazione a quel Ranieri furioso che abbiamo visto in quella serata che poi ha scatenato quello che ha scatenato.

A meno che, in quella serata, Ranieri non fosse convinto di non essere solo in quel capo d’accusa nei confronti di Gasperini. Perché non poteva non sapere che quelle parole pronunciate contro l’allenatore sarebbero state devastanti per l’ambiente giallorosso come poi infatti sono state. Eppure lo ha fatto. Da quella serata non nascondo che ho cercato di sapere la motivazione di quel capo d’accusa. Ma, vi garantisco, senza mai parlarne con lo stesso Ranieri. E quindi una parola da una parte, un concetto dall’altra, una conferma da un’altra ancora, quello che ho raccolto è che la proprietà sapeva che sarebbe successo. Che mister Dan e famiglia non erano all’oscuro di quello che Ranieri sarebbe andato a dire davanti a un microfono. E che avevano detto a sir Claudio che sarebbero stati al suo fianco. Poi, probabilmente, Ranieri si è fatto prendere un po’ la mano nelle dichiarazioni, andando oltre quello che si era concordato di dire che doveva principalmente sottolineare come tutti gli acquisti del mercato estivo e invernale erano stati condivisi con l’allenatore, non solo Wesley e Malen.

Dopo quella serata, Ranieri era convinto che la proprietà non lo avrebbe abbandonato. Invece è successo il contrario. Mister Dan avrebbe fatto una retromarcia, conseguenza di un riscontro popolare che ha visto i tifosi in maggioranza dalla parte dell’allenatore. A quel punto la proprietà ha fatto quello che ha sempre fatto da quando è sbarcata a Roma: ha privilegiato il consenso popolare. Quindi licenziamento di Ranieri, inevitabile addio anche a Massara, fiducia incondizionata al Gasp. Che poi con la squadra ha fatto filotto, ha conquistato la qualificazione Champions, garantendosi sempre più potere decisionale nelle questione tecniche del club. Il Gasp del resto è un grande allenatore e il primo a saperlo era stato Claudio Ranieri.

Categorie:   Editoriali

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