La Roma è capace di tutto. Anche di risolvere enigmi teatrali quasi secolari, altrimenti irrisolvibili. Prendete Godot, protagonista che non c’è del capolavoro di Samuel Beckett. Lo aspettano, non arriva mai. Non si sa chi sia, che lavoro faccia. Le risposte sono lasciate allo spettatore. Ora non più. Grazie alla Roma. Perché possiamo dire con ragionevole certezza e un pizzico di ironia che Godot di mestiere faceva il direttore sportivo.
Prendete l’attuale situazione in casa giallorossa a proposito del nuovo direttore sportivo. Da settimane è un susseguirsi di arriva oggi, massimo domani. E poi non succede nulla. Non arriva oggi e domani si trasforma nell’oggi successivo che precede un nuovo domani. Una storiella che sta lasciando perplessi anche i tifosi meno ansiosi. Il tutto aggravato dal fatto che si sa chi sarà, Tony D’Amico, ma di fatto non si può ancora dire e quindi non è possibile (ufficialmente) nessuna operatività. E la cosa non è un piccolo dettaglio, perché il lavoro che aspetta il nuovo responsabile dell’area tecnica (plusvalenze, rinnovi, acquisti, cessioni) è tanto e con una serie di problematiche che hanno una scadenza precisa. Ovvero il prossimo trenta giugno, giorno di chiusura di un bilancio che dovrà essere decisivo per quello che riguarda il rispetto del settlement agreement firmato quattro anni fa con l’Uefa con obiettivo del rispetto dei paletti del fair play finanziario e, quindi, la possibilità per la Roma di poter operare più liberamente sul mercato.
Magari nel momento in cui leggerete queste righe, l’ufficialità di D’Amico sarà arrivata, ma questo non toglie il fatto che la situazione vissuta e che si sta vivendo è ai confini del grottesco. Da mesi si sapeva che Massara era destinato ai saluti, ma la società (quale?) non è stata in grado di risolvere in termini accettabili una questione che è di primaria importanza per la programmazione della seconda stagione con il Gasp in panchina. Per onestà c’è da dire che l’Atalanta che ha già accantonato D’Amico sostituendolo con Giuntoli, tutto ha fatto meno che semplificare il passaggio del direttore sportivo alla Roma. C’è sicuramente una questione economica da risolvere (ultimi stipendi, bonus legati al passato). C’è altrettanto sicuramente un’antipatia (eufemismo) dell’ad bergamasco Luca Percassi nei confronti non tanto e non solo nei confronti della Roma, quanto verso il suo ex allenatore con cui l’addio, dodici mesi fa, non è stato da tutti vissero felici e contenti. Ma c’è anche un’altra considerazione ed è quella che, in prospettiva futura, deve preoccupare di più il club giallorosso.
Una considerazione che ci riporta a qualche decennio fa, in particolare a Dino Viola, straordinario presidente del secondo scudetto e non solo. L’ingegnere, che era uno che aveva capito tutto con decenni d’anticipo (pensate soltanto alla questione stadio), nel momento dell’ascesa della Roma disse piuttosto chiaramente: «Finché arriviamo settimi siamo simpatici a tutti, ma quando saremo competitivi per il vertice, vedrete che staremo antipatici a tutti». Verità sacrosanta. E che in qualche modo possiamo riscontrare nella vicenda di Tony D’Amico detto Godot. La Roma si prepari all’antipatia avendo la consapevolezza che per vincere bisognerà battere pure quella. Come ci riuscì la Roma di Viola.
