Gollini ha parato pure Murphy. Nel senso della legge che dice: «Se qualcosa può andare storto, andrà storto». Come, appunto, è accaduto alla Roma alla vigilia della sfida a Como.
Frattura del mignolo del piede destro di Mile Svilar, ovvero il miglior portiere degli ultimi due campionati, capace di essere presente in 127 delle 130 partite precedenti, mai neppure un raffreddore, un punto fermo della rinascita giallorossa, da Ranieri a Gasperini, in un crescendo che non si è mai fermato.
In sostanza, il giocatore meno sostituibile della rosa romanista, ancora di più di Malen che, comunque, come alternativa ha un giocatore importante come Castro.
Una tegola per una Roma che nel corso della lunga sosta di tre settimane per le nazionali aveva perso pure Cristante, altro punto fermo, fermato ufficialmente da un’infiammazione a un ginocchio. Stabilendo suo malgrado un record senza precedenti, ovvero perdere due titolari non nazionali (Cristante aveva dovuto dire no per la lombalgia) durante la sosta.
Insomma, se qualcosa può andare storto, andrà storto. Invece, questa Roma che continua a piacerci per gioco, spirito di gruppo, coraggio, capacità di essere sempre e comunque verticale, è riuscita ad andare oltre mister Murphy. Confermando di avere sì una rosa corta, ma comunque di grande qualità. In tutti i ruoli.
Compreso pure il secondo portiere, cosa che negli ultimi mesi più di una volta era stata al centro di commenti piuttosto critici per il fatto che in sede di calciomercato non si fosse pensato ad andare a prendere un vice Svilar più garantito di quello che si pensava potesse essere Gollini.
Che, al contrario, a Como è stato tra i più positivi di una Roma che è stata costretta per un tempo (trentasette minuti più sette di recupero) a giocare in inferiorità per la prima espulsione in carriera subita da Malen.
Detta così, si potrebbe pensare a chissà quali effetti speciali. Gollini ha fatto bene quello che doveva fare, soprattutto per quel che riguarda le uscite basse, ma non è che abbia avuto tantissimo lavoro.
Perché la Roma, quando è rimasta in dieci, ha dimostrato una grande organizzazione difensiva, non andando mai in affanno, concedendo soltanto un’occasione al Como (Perrone), ribadendo una sensazione di solidità che costituisce una grandissima garanzia per il futuro.
Il tutto, dopo aver giocato un primo tempo da grande squadra, almeno tre grandi occasioni da gol, incredibile quella di un Dybala comunque convincente, certificato dal fatto che il Como si è snaturato per affrontare i giallorossi.
La squadra di Fabregas ci aveva abituato a un calcio sfacciato, coraggioso, verticale, qualunque squadra avesse davanti. Contro la Roma del Gasp, è stato l’esatto contrario, orizzontale, timoroso, preoccupato più di difendersi che di attaccare.
E questo perché aveva paura della Roma. Anche se Svilar e Cristante erano rimasti a casa. Pure se è rimasta in dieci per quarantacinque minuti.
È questo l’aspetto più incoraggiante con cui la Roma è tornata da Como. È questa la nuova dimensione dei giallorossi: quella di una squadra che può far paura a chiunque.
Compreso il Real Madrid di Mourinho che mercoledì si presenterà all’Olimpico. La Roma è pronta a sfidarlo.
