La punta e un altro gigante

Photo Credit: Gino Mancini

Pubblicato il:   20 Settembre 2026

Forse si rischia di sembrare bulimici, mettendosi a parlare di mercato poche ore dopo lo spettacolo di Roma-Inter. Però è vero che l’appetito viene mangiando, che certi discorsi possono aiutare a colmare il senso di vuoto che comincia da oggi, con la lunghissima pausa del campionato, e comunque che sono proprio partite come quella che ci ha incantato, illuso e infine lasciato un po’ d’amaro in bocca che, se non segnano svolte nette, indicano con chiarezza la strada da percorrere per prolungare il sogno.


In questo senso, prima di entrare nello specifico degli obiettivi da inquadrare per gennaio, Roma-Inter ha detto diverse cose. Alcune, esageriamo, forse persino definitive. La prima è che grazie al lavoro di Gasperini la Roma è cresciuta al punto di poter giocare faccia a faccia con la squadra indiscutibilmente più forte del campionato; a tratti, addirittura di schiacciarla. La seconda è che la scelta – tutta gasperiniana – di integrare il gruppo senza smembrarlo è stata vincente: Mancini potrà sbagliare una partita, due, magari tre, ma resta una certezza (specie in presenza di valide alternative), al pari dell’eterno Cristante, di Ndicka, di Wesley (rivisto di nuovo brillante), soprattutto dello strepitoso Koné dell’altra notte e dell’infinito Dybala. La terza è che tra i pali, mentre altrove si esibiscono conclamati cacciatori di farfalle, c’è uno dei portieri più forti del mondo. La quarta è che in attacco c’è un centravanti, che per la critica miope o prevenuta brilla solo se segna, ma che è al contrario stabilmente un incubo per tutte le difese avversarie, che non a caso provano a chiuderlo in una gabbia: il guaio è che accanto manca un uomo che possa sfruttare i varchi che proprio la presenza di Malen spalanca. La quinta è che con Gasperini si cresce o addirittura si rinasce: oltre al miracolo compiuto sui muscoli della Joya, lo testimoniano la continuità di Hermoso, l’esplosione di Ghilardi e di Lulli e, ci auguriamo, la resurrezione di Pellegrini, per tacere dell’affidabilità di un altro eternal come De Roon.

La sesta è che il lavoro svolto in estate (da molti sottovalutato) da D’Amico e da chi lo ha affiancato più o meno ufficialmente ha in realtà arricchito la rosa di pezzi preziosissimi, un anno fa soltanto sognati: Balerdi su tutti, ma anche Molina, che gioca oggi dove ieri imperversavano Celik, Tzimikas e i poveri resti di Angelino, e Castro, che in pochi spezzoni di partite ha già fatto vedere più di Dovbyk e di Ferguson messi insieme. E vedrete che lavorando ogni giorno col Gasp si accoderanno alla crescita anche Koulierakis e soprattutto Rodrigo Mora, frettolosamente catalogato come il Baldanzi portoghese: in fondo, lo straordinario talento di diciannove anni (perché di questo si tratta, alla faccia dei frenetici censori) deve compiere lo stesso percorso sul quale sono tuttora impegnati ragazzi in gamba come Pisilli e Soulé, capaci sin qui di mostrare le proprie eccellenti capacità soltanto a sprazzi.


E veniamo al mercato. La Roma è innanzitutto carente nei numeri. Ieri sera, in assenza degli infortunati Calhanoglu, Stones e Spence, l’Inter aveva a disposizione altri fortissimi centrocampisti (Stankovic, Sucic, Mkhitaryan, volendo Luis Henrique), in alternativa a quelli schierati dall’inizio, e due centravanti del valore di Pio Esposito e Bonny. Il raffronto con le risorse cui poteva attingere Gasperini fatelo voi: a noi è venuta la nausea solo nel sentire qualcuno accusarlo di aver sbagliato i cambi. Sappiamo su quali binari potrà muoversi a gennaio la società, che per qualche menagramo avrebbe già deragliato in vista del verdetto Uefa di novembre sulla gestione del settlement agreement. Evitiamo per questo le chimere di rinforzi multimilionari.

Con l’abilità mostrata in certi affari (il colpo-Balerdi è da fantascienza, secondo solo all’ingaggio di Malen), si può cercare di dotare Gasperini di almeno due pezzi in più. Fino all’altra notte, pensavamo servissero soprattutto il famoso attaccante di sinistra di piede destro e un mancino come esterno di centrocampo. Dopo aver visto Roma-Inter, pensiamo che per la seconda casella il Gasp può arrangiarsi benone: Lulli se lo è letteralmente inventato, Wesley non si discute, Molina è bravissimo pure a sinistra, Rensch un rincalzo affidabile. Insomma, se in estate si è corsi dietro a Moreira, a Read, a Cacciamani, all’interista Luis Henrique, all’Oosterwolde purtroppo infortunato, si può anche pensare di restare come oggi, salvo magari tornare proprio sull’olandesone, con una formula vantaggiosa.


Resta invece aperto il buco in alto a sinistra, dove Soulé, lo stesso Dybala, Mora e magari Pellegrini possono impegnarsi alla morte senza però garantire il feroce attacco alla profondità che servirebbe. D’Amico sta cercando il pezzo che Gasperini si è persino stancato di invocare. Si sta tornando su Endrick, Gittens, il Luiz Enrique dello Zenit, con i primi due che immalinconiscono in panchina al pari di Leweling, furbescamente rimasto a Stoccarda a fare la riserva; ci sono certamente anche obiettivi coperti e c’è chi invita a non una sorpresa giovane, di prospettiva, tipo il georgiano di Frosinone, Kvernadze, o il neo-azzurro Zoma del Norimberga. Saremmo davvero sorpresi se, alla fine, non arrivasse l’attaccante di strappo che, l’abbiamo detto, così utile sarebbe per sfruttare gli spazi aperti dai movimenti di Malen e dalle marcature cui è sottoposto. Ma, ecco la novità, per prolungare il sogno di estendere il testa-a-testa fino a giugno oltre all’attaccante servirebbe un vice Koné. Questo il messaggio forte lanciato da Roma-Inter. Gasp ha sempre detto che gli bastano quattro mediani. Dietro a Koné, Cristante e Pisilli oggi ha De Roon, più vecchio ma più solido di El Aynaoui per struttura e carattere. Ma l’altra notte è parso chiaro che per completare il quadro avvicinando ancora di più il livello Inter manca un’alternativa fisica, prima ancora che tecnica e tattica, alla mostruosa prepotenza del miglior Koné. Per capirci: un Ismael Koné prima dell’infortunio sofferto a giugno, un Keita del Parma, magari anche il Fofana sbrigativamente scartato dal Milan. Inutile fare nomi. D’Amico ne conosce più di noi e, comunque, l’Europa è piena di giocatori con quelle caratteristiche. Un gigante da piazzare alle spalle del francese di Colombes, per aggiungere chili e centimetri alla corsa verso quello che potrebbe essere.

Categorie:   Editoriali

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