Mamma li turchi. Partendo dalla scelta di Greenwood e finendo con il tradimento di Celik. Si vede che dalle parti del Bosforo, la Roma non riscuote troppo simpatie. Non si è fatto neppure in tempo a metabolizzare la delusione per il mancato arrivo dell’attaccante inglese che è arrivata, del tutto inaspettata, la notizia che Celik ha firmato per la Juventus. Al di là di qualsiasi considerazione tecnica si possa avere nei confronti dell’esterno arrivato dal Lille, è stata una doccia gelata per i tempi e i modi con cui si è materializzata.
Lo abbiamo definito tradimento perché tale è stato, almeno a casa mia. Certo, la Roma ha peccato di ingenuità (eufemismo) nella vicenda, si è fidata nonostante a Trigoria si dovrebbe sapere che nel mondo del calcio può sempre succedere di tutto. Anche se hai trovato l’accordo con il giocatore che dal primo luglio era disoccupato (si fa per dire), che la tua parte l’hai fatta firmando il contratto per poi spedirlo al giocatore (e ai suoi procuratori che hanno fatto il gioco delle tre carte e gli è pure riuscito), senza però ricevere la risposta con la firma del giocatore. Inutile girarci intorno, la Roma non ha fatto una bella figura (rieufemismo), è rimasta con il cerino in mano, incassando uno schiaffo pesante dal punto di vista dell’immagine. Oltretutto da quella Juventus che ha appena preso come grande capo del calcio quel Ricky Massara cacciato in malo modo da Trigoria su precisa richiesta di Gasperini. Che aveva anche espresso molto chiaramente la volontà di proseguire a lavorare con Dybala (rinnovato), Pellegrini (dicono che ci siamo, ma visti gli accadimenti meglio andare cauti) e Celik. Che, invece, in gran segreto e dopo aver ricevuto la convocazione per sabato diciotto a Trigoria, ha pensato bene di fregarsene, mettendosi d’accordo con i bianconeri, alla faccia della correttezza, rinunciando alla Champions League (un altro record stabilito dalla Roma). Per carità, nel mondo del calcio abbiamo visto anche di peggio, ma certo il turco quando si presenterà all’Olimpico con la maglia della Juventus (poco prima di Natale) non troverà nessun tappeto rosso, ma solo un coro di pernacchie. E poi, intendiamoci, non è che la Roma abbia perso un campione, ce ne faremo una ragione anche se il turco è un calciatore affidabile che può essere utile almeno in due ruoli. Rimane però la brutta figura fatta che certo non ha fatto piacere al nuovo direttore sportivo D’Amico, già reduce dalla delusione per come è finita la questione Greenwood (pensate cosa sarebbe successo e cosa avrebbe detto un anno fa Gasperini). In questo senso, per quello che mi riguarda, provo ad analizzare la situazione riflettendo sul fatto che qualche anno fa la Juventus prendeva Cristiano Ronaldo e ora fa festa per l’arrivo di Celik. Meglio così mi viene da pensare e vi garantisco che non è un modo per consolarsi con l’aglietto.
Ma se devo dirvi quale è la cosa che più mi ha infastidito e offeso di questa vicenda, è stata la lettera d’addio ai romanisti del giocatore. Frequentando il mondo del calcio da diversi decenni, ahimè, da tempo ho preso atto di come la menzogna sia alla base di molti comportamenti dei protagonisti. Per dire, non sopporto vedere quei calciatori che baciano la maglia, soprattutto se quella maglia è la mia, la nostra, la vostra. E questo mi ha portato ad avere sempre più sulle scatole, a parte qualche rarissima eccezione, calciatori e relativi entourage. Ecco, Celik, per quello che mi riguarda, avrei preferito un dignitoso silenzio al posto di parole che mi suonano false come una carta da dodici euro e cinquanta. Lo dicono i fatti. I tifosi della Roma meritano rispetto e non lo hai avuto. Soprattutto con quella lettera.
