Time out – E vissero felici e contenti. O no?

Dan Friedkin fuori l'Hotel Cavalieri

Credit: Gino Mancini

Pubblicato il:   1 Luglio 2026

Gasp gongola. I Friedkin riflettono nella loro zona di comfort dove la parola tranquillità è la più gettonata (e te credo con oltre undici miliardi di dollari di patrimonio personale). I tifosi sognano, forti del fatto che alla fatidica data del trenta giugno, i big sono rimasti tutti qui. Niente plusvalenze, a parte alcuni operazioni minori (Sangarè, Saud, Baldanzi, Romano le principali) che hanno portato in totale una quindicina di milioni di plusvalenze. Poche, per quello che si sapeva dovesse fare il club giallorosso. E si sapeva perché lo aveva detto la Roma, non i soliti giornalisti cattivi e lo dico non per una difesa della categoria che, peraltro, nella stragrande maggioranza tutto mi sta meno che simpatica. E’ semplicemente la verità, tacerla sarebbe più colpevole di qualsiasi altra cosa.

Certo è che un mese fa nessuno si aspettava che la Roma sarebbe arrivata al trenta giugno senza materializzare la cessione di almeno un big. Dicono che non sono arrivate le offerte giuste. Probabile. Anche se qualcosa era arrivata. Per esempio per Pisilli. Il Porto di Farioli (grande estimatore di Nicolò) ha chiesto il giocatore garantendo, bonus compresi, trenta milioni di euro. Prima ancora del no della società, c’è stato quello del giocatore. Un no secco perché Pisilli non vuole andare via dalla Roma. Eppure qualcuno ha raccontato che il ragazzo si era messo d’accordo con il club portoghese, bugia clamorosa che dovrebbe essere perseguita perlomeno civilmente. Si è parlato di un interessamento dell’Atletico Madrid per Koné, ma a Trigoria garantiscono che gli spagnoli non sono arrivati neppure a formulare una cifra per il cartellino del giocatore. Si è sparato a tutta pagina di mezza Roma (Ndicka, Koné, Pisilli, Mancini, pure Wesley) nel mirino dell’Inter campione d‘Italia, definire tutto questo una bolla di sapone non è un’esagerazione. Si è mormorato di un Chelsea sulle tracce di Wesley, ma pure qui non c’è stato nulla di concreto, almeno alle cifre che la Roma ha fissato per i suoi giocatori migliori. In extremis si è pure garantito di una Juventus disposta a spendere quaranta milioni per Svilar, ma è un’operazione che assomiglia più a una sceneggiatura cinematografica che a realtà. Vi domando: la Juve ha difficoltà a spendere dieci milioni per Martinez portiere dell’Argentina e dell’Aston Villa e poi ne ha quaranta per Svilar? La realtà è che se pure ci fosse stata questa offerta, la Juve aveva la certezza del no della Roma, così si è materializzata una bella figura tutti, i bianconeri che hanno fatto credere di provarci, i giallorossi che hanno rispedito al mittente i (presunti) quaranta milioni.

Il risultato è che la situazione economica della Roma che ha chiuso il bilancio venticinque-ventisei, è più o meno la stessa di un paio di mesi fa. Anche se c’è da dire che, nel frattempo, un po’ di soldi imprevisti sono entrati nelle casse romaniste. Partendo dai venti milioni per i diritti televisivi per l’estero, passando per un nuovo sponsor per il back maglia dei kit d’allenamento (Orodei) e finendo ai sei milioni dovuti (dopo accordo tra le parti) dal Basilea. Quindi si può immaginare, con ragionevole certezza, un bilancio in ulteriore miglioramento rispetto al meno 54 milioni circa del passato trenta giugno. E questa tendenza al miglioramento dei conti da quattro anni a questa parte, è un aspetto che può avere un certo peso nei rapporti con l’Uefa.

Ma per quello che sappiamo, tutto questo non basta. Il rischio che il prossimo novembre la Roma si trovi di fronte a nuove sanzioni è concreto. A meno che i Friedkin sappiano già tutto. Abbiamo scritto dei buonissimi rapporti tra mister Dan e mister Ceferin che negli ultimi mesi si sono confrontati più di una volta. A me sembra chiaro che tra le parti ci debba essere stato un accordo che possa consentire alla Roma di uscire con meno ferite da questa posizione. Magari, addirittura, un accordo che possa garantire il classico e vissero felici e contenti. O no?

Categorie:   Editoriali
Tags:   Time Out

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