La Roma batte il Verona grazie ai gol di Malen ed El Shaarawy e ritorna in Champions League dopo 7 anni. DI seguito le pagelle di Stefano Petrucci.
Svilar 7
Il miglior portiere della serie A è pazzesco su Bowie, verso la fine di un primo tempo di sofferenza pura, dentro e fuori dal campo: una parata a sventare la botta velenosa dello scozzese che pesa quanto l’uno-due di Malen ed El Shaarawy.
Ghilardi 5,5
Si presenta con una grande chiusura su Bowie (4’), nell’urticante avvio dei gialloblù, ma lo scozzese troverà purtroppo modo di fargli ballare la rumba: quando si libera della sua marcatura con una magia (40’), per fortuna ci pensa Svilar.
ZIOLKOWSKI 6 (per Ghilardi dal 46’)
Gasp lo pesca dalla panchina per cambiare faccia a una difesa che soffre troppo il peggiore attacco del campionato. Si piazza in mezzo, con Mancini che torna a destra ed Hermoso che resta a sinistra. È sua la girata aerea che innesca il tocco di mano di Bowie che vale il rigore. L’ammonizione rimediata al 71’ spinge Gasperini a sostituirlo: il polacco non la prende bene.
KONÉ 6 (per Ziolkowski dal 72’)
Entra ad alzare gli argini a protezione del pesantissimo gol di Malen, piazzandosi davanti alla difesa passata a quattro. Forse pensa al Mondiale ormai a un passo, forse ai muscoli da preservare. Di certo non va molto al di là di qualche utile corpo a corpo.
MANCINI 7
Serve davvero tanto mestiere per reggere gli acciacchi, a capo della stagione durissima, l’assenza di Ndicka, i cambi d’assetto della difesa via via ridisegnata da Gasperini. Ma lui ce l’ha e combatte fino all’ultimo secondo con la ferocia di cui è capace.
HERMOSO 6,5
Per almeno un tempo non trova troppi clienti sulla sua banda, che Sammarco di fatto lascia alla corsa dell’algerino Belghali, più efficace che elegante. Non trova però varchi per appoggiare un attacco soffocato dai pitoni gialloblù e alle lunghe, nel costante sbarco di punte che si alzano dalla panchina veneta, torna a fare quello che gli riesce meglio, il difensore puro. Specie quando Gasp, esclusi prima Ghilardi poi Ziolkowski, sceglie la difesa a quattro.
Celik 6
Soffre per un tempo buono la tecnica e la velocità di Suslov, cui a gioco lungo riesce a opporre l’onesta solidità della sua corsa.
CRISTANTE 6,5
Gira a rete da centravanti la prima botta seria verso Montipò (13’): a lato di poco. Ma è solo un flash acceso nell’elastica tonnara organizzata da Sammarco. Il confronto con Akpa Akpro e soci necessiterebbe qualche giocata più veloce e soprattutto più ricca di fosforo. Ma dove non arriva con la genialità, rimedia con l’impegno e lo spirito di sacrificio: soprattutto nel finale, quando il Verona fin troppo assatanato riesce a pressare la Roma fino al raddoppio di El Shaarawy.
PISILLI 5,5
Propone subito un blitz rabbioso nel cuore dell’area veronese, dopo la partenza-sprint di Suslov e compagni. Purtroppo, non è l’avvisaglia di un match perfetto, almeno a livello personale. Niccolò prova a giocare di cuore, da ultrà qual è, ma finisce per girare a vuoto, trovando solo un inserimento quasi allo scadere, quando devia di testa fuori centro un bel servizio di Malen (44’).
EL AYNAOUI 7 (per Pisilli dal 46’)
Uno strappo alla prima giocata, ad avviare la sequenza di attacchi alla profondità che fanno finalmente respirare la Roma. È tra i più freschi e mette ritmo e sostanza al servizio della squadra nel momento più importante.
RENSCH 7
Non perde la sfida podistica con Belghali, non certo il peggiore dei veneti, fino a quando l’algerino gravita nella sua zona. Trova più metri da coprire, e più coraggio, quando la Roma stappa il match e può gettarsi nei corridoi finalmente aperti dai veneti. Lanciato da Malen, scatena lo sprint in modalità Wesley confezionando un assist fantastico per il re della specialità, Dybala, che però non centra la porta ma i piedi di Montipò (66’). Chiude coi crampi un match di grande sostanza.
SOULÉ 6
Voglie tante, errori pure. Fa fatica a destra, stenta ad aggirare il muro veneto anche sull’out opposto. Cresce un po’ nel secondo tempo, pur tra qualche leziosità di troppo. Montipò gli nega l’urlo al 51’, quando vola a deviare il suo mancino più preciso che potente su punizione dal limite.
EL SHAARAWY 7 (per Soulé dal 72’)
All’ultimo pallone giocato con la maglia della Roma, al minuto 93, segna il gol dello 0-2, quello che vale la trionfale certezza della Champions. Prima, smarca Malen (76’) ma l’olandese s’allarga troppo dopo aver superato Montipò e smarrisce il tempo per battere a rete. Un finale degno di un professionista impeccabile, giustamente omaggiato da Dybala del premio di man-of-the-match.
DYBALA 8
È l’interruttore del gioco romanista, ogni clic un lampo di classe, dentro al match che il Verona interpreta come potesse ancora salvarsi. Gasp prova a sfruttarne ancora di più il talento restituendolo alla corsia preferita, la destra: di lì pizzica i guanti di Montipò con una punizione a giro (32’). Riparte con lo stesso passo alla ripresa: con una volata irresistibile in tandem con El Aynaoui fa fuori Valentini (secondo giallo, addio), poi serve a Malen al 56’ la palla che vale lo 0-1, dopo l’incubo del rigore parato. Spreca il raddoppio a capo di un gran contropiede Malen-Rensch, si rifà servendo a El Shaarawy il pallone del raddoppio. Due assist, ancora una prova che vale il prolungamento del sogno, e del contratto.
MALEN 7
Voto al gol che vale 70 milioni, e a cinque mesi fantastici, più che alla sfida presto complicata dalla fastidiosa applicazione del Verona e da una brillantezza ovviamente appannata a capo della lunga rimonta. Fatica a lungo a liberarsi dei 193 centimetri di muscoli del faroese Edmundsson, per carenza di spazi ed eccesso di frenesia, ma quando serve, c’è. Anche correggendo un errore, il destro non tellurico che esalta il tuffo di Montipò dal dischetto, chiudendo di sinistro il gol il sontuoso assist obliquo di Dybala. Se alla fine dell’ennesima serata di emozioni la Roma può tornare a sentire la musica della Champions il merito è soprattutto suo.
VAZ 6 (per Malen dall’84)
Prova a buttare in campo, nel finale arrembante del Verona, tutta l’energia e l’incoscienza dei suoi anni. Impresa riuscita solo in parte. Ma in futuro chissà.
GASPERINI 9
Trascina la Roma al terzo posto (come l’Atalanta un anno fa) e alla prima qualificazione Champions dell’éra Friedkin. 73 punti, un finale da togliere il fiato, cinque vittorie di fila e una doppia storia capovolta: quella di una squadra non completa ma solida, compatta, fortemente identitaria e lontana, era ora, dalla nenia iettatoria del mai-una-gioia. Rimonta a Parma, derby vinto, 0-2 sul campo dell’odioso Verona. Impresa vera, inseguita con rabbia tra mille ostacoli, anche interni, e nell’incredulità dei tanti (pure noi, perché no) che a un certo punto proprio non la ritenevano possibile. Cambiano totalmente gli orizzonti, adesso, e ancora più della gioia contano i programmi. Che siano finalmente credibili e concreti come l’uomo che ha guidato questa splendida ciurma.
ARBITRO: SOZZA 6
Per Ranieri, e non solo per lui, nella stagione passata costò la Champions alla Roma, per la strambata decisa sul contatto Pasalic-Koné nell’area dell’Atalanta: rigore concesso e poi revocato dopo l’immotivato intervento del Var. Var che stavolta – affidato non a caso a un signore che si chiama Meraviglia – ha aiutato l’arbitro milanese a evitare il bis, indicandogli il fallo di mano di Bowie nel cuore dell’area veronese. Rigore concesso, stavolta, e Roma in Champions di slancio.
