La doppietta di Mancini da corner regala il derby alla Roma. Di seguito le pagelle di Stefano Petrucci.
Svilar 6
Sufficienza d’ufficio, a capo del match che di certo non si aspettava. Deve fare più attenzione all’orrida moquette dell’Olimpico che agli attaccanti della Lazio, che lo impegnano (poco) e solo da lontano.
Mancini 10
È il bomber a sorpresa, l’uomo che salta (letteralmente) con il cuore e con i nervi oltre il penultimo, rischiosissimo ostacolo nella corsa alla Champions League. Due martellate, due gol che non dimenticheremo. La prima prodezza serve a sfondare la porta e il derby al minuto 40: imperiosa l’incornata sull’angolo di Pisilli, con stacco in anticipo tra Gila e Cancellieri. La seconda vale il bis della tranquillità, a capo del match puntualmente avvelenato: scena praticamente identica, salto sull’angolo di Dybala, al 66’, Gila ancora bruciato e palla alle spalle di Furlanetto. In mezzo, regala pure un grande recupero su Cancellieri (59’), che lo fa esultare quasi quanto per un gol, e la prova perfetta, da regista della difesa. L’ovazione con cui l’Olimpico lo saluta vale un rinnovo a vita.
Ziolkowski 6 (per Mancini dall’83’)
N’Dicka 6
Rensch 6,5 (per N’Dicka dal 36′)
Hermoso 7
Celik 6
El Aynaoui 7
Molto basso, come tutta la Roma nella partenza sempre complicata in queste dannate partite, ma sempre vivo, reattivo, costante nei recuperi e nei rilanci, dentro al match che lo obbliga a vestire i difficili panni di Koné, triste in tribuna. È il più attivo anche nel finale, in difesa e negli spunti offensivi, quando l’espulsione di Wesley obbliga Gasperini a cambiare faccia alla squadra.
Cristante 6,5
Usato sicuro, come praticamente sempre. Vince il confronto con l’isterico Rovella, brillando probabilmente più sul piano difensivo che su quello della proposta.
Pisilli 6
Più mezzala che mezzapunta, si muove a sinistra di Cristante faticando vistosamente a trovare posizione e tempi di inserimento in una Roma che parte tutta in difficoltà, per l’importanza della posta in palio e l’organizzazione della Lazio. Non è un problema tecnico, ma di testa: è tifoso e soffre il derby come fosse seduto in curva Sud.
EL SHAARAWY 6 (per Pisilli dal 46’)
WESLEY 6
L’onesto lavoro di Marusic e la scarsa vena lo frenano a lungo. Dovrebbe stappare il match con il suo sprint, ma è frenato nella corsa quanto impreciso nel palleggio. Per provare a riaccenderlo, Gasp lo riporta a destra nel secondo tempo. Non cambia granché, visto che la rissa che s’accende con Rovella, al 70’, gli costa il rosso nella salomonica (e discutibile) decisione di Maresca. L’inevitabile squalifica gli costerà l’addio anticipato a una stagione formidabile, negandogli l’ultimo assalto al Verona.
DYBALA 7
Parte fin troppo arretrato, cercando varchi alla brillantezza del suo sinistro nel muro costruito alla Lazio. Ogni giocata vale comunque uno scroscio di applausi e un brivido per gli avversari, che fa ammonire due volte (Taylor e poi Tavares). Un suo recupero al 45’ infiamma l’Olimpico, come lo slalom trovato in un fazzoletto al 57’ sotto la Monte Mario. Cerca una magia sulla punizione, rimediata con un altro guizzo, esaltando il riflesso di Furlanetto, e va a battere l’angolo che spedirà sulla testa di Mancini per il bis del trionfo. Un suo spunto-capolavoro è poi vanificato (75’) dalla goffaggine di Celik. Esce tra gli applausi di tutto lo stadio: difficile che sia per l’ultima volta.
DOVBYK s.v. (per Dybala dall’88’)
Gli tocca subito la palla per ritrovare il gol dopo quattro mesi di stop: il suo diagonale sul palo alla sinistra di Furlanetto è lo specchio dell’incompiutezza e della sfiga che lo perseguitano.
MALEN 6,5
Raddoppiato dai laziali, nella morsa strettagli addosso sin dal primo istante da Gila e Povstgaard, a lungo abbandonato dai suoi. Al primo assist ricevuto (63’, manco a dirlo da Dybala) gira alla grande in acrobazia ma trova la sorprendente respinta di Furlanetto. Ha comunque il merito di tenere in costante apprensione la difesa laziale.
SOULE’ 6,5 (per Malen dall’83’).
È lo champagne finale, come in una festa vera. Due assist, per Dovbyk prima e per Ell Shararawy poi, una gran botta deviata in corner da Furlanetto.
GASPERINI 8
Ha costruito un gruppo a sua immagine e somiglianza: un tocco di classe e qualche scelta a disposizione in più, e vedremo un’altra Atalanta. Nel frattempo possiamo goderci questa Roma arrivata a un passo dal traguardo nel quale ha creduto solo lui, assieme alla squadra. Una ciurma di corsari capace di centrare il bersaglio, quando il fiato si fa corto – nel derby come a Parma e in troppe altre occasioni – con la grinta, la volontà e la compattezza. Spingendosi anche oltre i propri i limiti.
ARBITRO: MARESCA 5
Pupetto non poteva certo smentirsi al primo derby diretto con la consueta supponenza. I suoi atteggiamenti da belloccio naufragano al primo impatto con la partita vera, cioè invelenita e scorretta, che gli si spalanca irrimediabilmente sotto gli occhi, specie nel secondo tempo. Buon per la Roma di Mancini, se non riesce a fare i soliti danni, affiancato com’è dal diabolico tandem di varisti composto da Niente Di Bello e Abisso, uno che già nel cognome indica una prospettiva.
