Cecchini: “Il calcio italiano è in crisi d’identità. Su Pellegrini spero prevalga il buonsenso”

Photo Credit: Calvar.it

Pubblicato il:   25 Luglio 2026

Ospite nei quotidiani approfondimenti di Radio Manà Manà Sport Roma, il giornalista della Gazzetta dello Sport Massimo Cecchini ha fatto il punto sullo stato del calcio italiano, analizzando le prospettive dell’Italia, il lavoro della Roma di Gasperini e il nodo contrattuale legato al futuro di Lorenzo Pellegrini.

Massimo, passando dall’illusione Guardiola alla suggestione Pirlo per la Nazionale, la sensazione è che il calcio italiano viva una fase di forte smarrimento. Che idea ti sei fatto?

“Vivo questa situazione in maniera piuttosto malinconica. Passare dai grandi sogni ai profili di Conte o Mancini, fino ad arrivare alla candidatura di Pirlo, lascia un po’ l’amaro in bocca. Conosco Andrea dai tempi della Nazionale e tutti ne riconoscono le qualità, ma la strada percorsa finora da allenatore – compresa l’esperienza nella Serie B saudita – non ha mostrato una crescita irresistibile. La cosa che preoccupa di più è il discorso prospettico sui prossimi 8-10 anni fatto in Consiglio Federali. Parlare di una generazione da rifondare significa ammettere che il nostro movimento è in crisi profonda, non solo di talento, ma proprio strutturale. Il talento nasce con i Baggio o i Del Piero, ma i giocatori si possono anche costruire, come è stato per Gattuso. Il problema è che alla Lega di Serie A e ai presidenti dei club della Nazionale interessa poco: ognuno pensa al proprio orticello. In Italia gioca solo il 33% di calciatori italiani, contro il 66% di spagnoli nella Liga. Inoltre, da noi un ragazzo di ventidue anni viene ancora considerato un ‘giovane’, quando a quell’età bisognerebbe già essere maturi.”

Credi che le componenti del nostro calcio abbiano già messo in conto un periodo di forte sofferenza per gli Azzurri?

“Assolutamente sì. Basti pensare agli impegni imminenti in Nations League contro potenze come Belgio e Francia: il rischio di finire ai playoff o di scivolare indietro nelle qualificazioni europee è concreto. La verità è che, al di fuori del mese in cui si gioca un Mondiale o un Europeo, la Nazionale viene percepita quasi come un fastidio da parte dell’opinione pubblica e dei club, stanchi di fermare il campionato. In passato allenatori come Marcello Lippi erano riusciti a ricreare un vero ‘Club Italia’, dando un senso di appartenenza forte che oggi si è in parte perduto. C’è stata un’evoluzione culturale sbagliata, anche se la riduzione delle amichevoli a favore di gare ufficiali ha almeno ridotto i contesti privi di significato.”

Spostandoci sui temi di casa Roma, come vedi l’impostazione della squadra sotto la guida di Gian Piero Gasperini?

“Sono convinto che alla fine la Roma completerà una rosa adatta alle esigenze di Gasperini e che il mister farà bene. Bisogna considerare che il livello medio del nostro campionato è diventato piuttosto modesto, quindi una squadra ben organizzata può togliersi grandi soddisfazioni. Tra i punti fermi vedo senza dubbio Paulo Dybala che, pur giocando una percentuale ridotta di partite per via della sua tenuta fisica, resta tra i primi cinque calciatori più forti d’Italia per qualità pura. Insieme a lui, il punto di riferimento emotivo e caratteriale per la tifoseria è diventato Gianluca Mancini. In attacco, poi, molto dipenderà dalla riconferma di Malen: se riuscirà a ripetere il rendimento spaventoso fatto vedere finora, la Roma potrà puntare davvero in alto. La sua rapidità nel breve e il suo tempo di inserimento lo rendono un profilo difficilissimo da contenere per le difese avversarie.”

Chiusura sul tema caldo del mercato: ti fa effetto vedere Lorenzo Pellegrini ancora senza un rinnovo formalizzato a fine luglio?

“Mi fa effetto sotto un duplice aspetto. Parliamo di un centrocampista tra i più completi in Italia, capace di fare gol e di alzare il livello di qualità, anche se resta soggetto a qualche guaio fisico di troppo quando l’intensità si alza. L’allenatore lo vuole, i compagni lo stimano e nell’economia della rosa sarebbe una risorsa fondamentale. Sullo sfondo resta unicamente la questione ingaggio. I parametri precedenti erano chiaramente sproporzionati, frutto di errori di gestione del passato nel portarlo troppo vicino alla scadenza. Ora però credo che debba prevalere il buonsenso da entrambe le parti: se c’è la volontà di vestire questa maglia e di lavorare con questo gruppo, un punto d’incontro va trovato.”

Categorie:   On air
Tags:   Cecchini

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