Trigoria vive due stati d’animo opposti. Da una parte del “Fulvio Bernardini” c’è tensione positiva, adrenalina, voglia di Champions League. Dall’altra, invece, domina il silenzio amaro di una stagione che si è chiusa prima del previsto. La Primavera di Federico Guidi cade in casa contro il Bologna e saluta i playoff: decisivo il gol di Lo Monaco al 90’, che gela i giallorossi e spegne sul nascere il sogno Viola Park. Una sconfitta pesante non solo per il risultato, ma per tutto ciò che si trascina dietro. Perché negli ultimi anni la Roma Primavera aveva fatto delle finali una sorta di abitudine: dolce per il percorso, amara per il trofeo sempre sfuggito. Stavolta, invece, non ci sarà nemmeno la possibilità di giocarsela. Fine dei giochi a maggio e primi veri interrogativi sul futuro del settore giovanile.
E proprio qui nasce il punto centrale della questione. Al di là del ko col Bologna, ciò che lascia perplessi è l’evoluzione tecnica della rosa durante la stagione. Quanti giocatori, da settembre a oggi, hanno davvero compiuto quello step che ti fa pensare: “questo è pronto per la prima squadra”? Pochi. Troppo pochi per una Primavera della Roma. Negli anni passati il collegamento tra Primavera e prima squadra era stato molto più naturale. Specialmente nelle gestioni Mourinho e De Rossi. Da Pisilli a Joao Costa, passando per Mannini, Cherubini e Pagano: Trigoria dava continuità al proprio lavoro. Quest’anno, invece, i debutti ufficiali si contano sulle dita di una mano: Romano e Arena. E proprio il caso Arena apre riflessioni interessanti. Il classe 2009, arrivato dal Pescara per circa un milione di euro, aveva impressionato subito Gasperini dopo l’esordio col Torino. Sembrava l’inizio di un’ascesa rapida. Poi, però, il percorso si è improvvisamente fermato. Arena ha continuato a giocare con la Primavera, senza però riuscire a trovare continuità di rendimento né una crescita davvero evidente. Ed è qui che nasce la domanda: perché un talento così non è riuscito a sbocciare del tutto? Ma Arena non è un caso isolato. Da Della Rocca a Bah, passando per Seck e Almaviva: diversi profili che a inizio stagione sembravano pronti al salto sono rimasti sospesi in quella terra di mezzo chiamata Primavera. Potenziale evidente, ma ancora incompiuto. Le spiegazioni possono essere tante. E inevitabilmente dentro l’analisi finisce anche Federico Guidi. Il tecnico, tornato nella Capitale per la sua seconda esperienza sulla panchina giallorossa, non ha convinto pienamente sotto diversi aspetti. Alcune scelte tecniche – compresa la gestione della gara col Bologna – hanno lasciato dubbi sia fuori che dentro lo spogliatoio. E poi c’è un altro dettaglio che pesa. Il rapporto tra Guidi e Gian Piero Gasperini non è mai realmente sbocciato. Una sintonia mai decollata del tutto, estesa anche ad altri tecnici del settore giovanile. Per questo motivo, nonostante un altro anno di contratto, la posizione dell’allenatore non appare così salda in vista della prossima stagione.
Il futuro del vivaio giallorosso, inevitabilmente, passerà anche dalle scelte dirigenziali. Prima il nuovo direttore sportivo che prenderà il posto di Massara, poi il nuovo responsabile del settore giovanile chiamato a raccogliere l’eredità di Alberto De Rossi. Nelle ultime settimane a Trigoria sono circolati diversi nomi. Per il ruolo di ds restano vivi i profili di Tognozzi, Sogliano e Paratici. Sul settore giovanile, invece, alcune candidature sono state accostate alla Roma senza però trovare conferme concrete. Uno dei nomi emersi è quello di Massimo Margiotta, oggi responsabile del settore giovanile dell’Hellas Verona e uomo molto vicino a Sogliano. Un eventuale arrivo del dirigente ex Verona potrebbe trascinare con sé anche il suo collaboratore. Al momento, però, non risultano contatti diretti con Margiotta. Stesso discorso per Alessandro Frara, responsabile del vivaio del Frosinone. Negli ultimi giorni il suo nome è rimbalzato con insistenza attorno a Trigoria, anche per il rapporto di lunga data che lo lega a Gasperini. Ma, anche in questo caso, nessuna trattativa concreta è stata avviata. Nel frattempo, la sensazione è che il settore giovanile viva una fase di sospensione. Una sorta di limbo. L’input arrivato dai piani alti di Trigoria è chiaro: ora conta soltanto la Champions League della prima squadra. Tutto il resto verrà affrontato dopo. Anche se, dentro il vivaio, le domande hanno già iniziato a bussare forte.
