“Sono sereno, rimango con la testa bassa a lavorare e concentrato sugli allenamenti. In tanti parlano, io penso solo a lavorare e migliorare. Gli errori fanno parte del percorso”. Queste parole, dette a qualche addetto ai lavori dopo Italia-Belgio, appartengono a un calciatore che nelle ultime tre settimane è finito sotto i riflettori. Alessandro Romano ha vissuto una fine estate e un inizio autunno da montagne russe. Un susseguirsi di eventi, svolte e novità difficile da immaginare soltanto qualche mese fa.
Partiamo dal biglietto staccato: il trasferimento al Cagliari. Rimandato, perché era fatta già dall’estate precedente: trattativa all’epoca saltata per il mancato trasferimento di Rog in Turchia. Romano saluta la Roma in prestito solo sulla carta, in pratica a titolo definitivo. Approda in Sardegna, la terra dei sogni. Bel clima, bel mare, bella società. E soprattutto un tecnico, Pisacane, che stravede per lui e dopo un anno di attesa è riuscito ad averlo in rosa con sé.
Già, perché Romano è svizzero. O meglio: lo era. La carta d’identità di Alessandro, in estate, era ancora crociata bianca e rossa. Nato in Svizzera, cresciuto in Italia, italiano dentro. E quando si è presentata l’opportunità di vestire l’azzurro, non ha avuto dubbi.
Poi l’inizio sprint con il Cagliari, capace di lasciare tutti a bocca aperta. O quasi. Ha convinto anche Roberto Mancini che, tornato sulla panchina della Nazionale, ha fatto di tutto per accelerare l’iter che avrebbe permesso ad Alessandro Romano di essere tesserato dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio.
Gol con l’Atalanta, prestazioni da 7 in pagella in Serie A ed ecco la prima convocazione in Nazionale. Neanche il tempo di conoscere davvero le mura di Coverciano che, pronti via, arriva la titolarità contro il Belgio.
L’inizio di un nuovo capitolo. Per tutti. Per Romano, per Mancini, per l’Italia.
PERCORSO
Con il Belgio sappiamo tutti com’è andata. Sconfitta, prestazione complessivamente negativa, titoloni sulla Nazionale e pagelle con voti bassi a go-go. Dentro ci finisce anche Alessandro Romano, il primo dei tanti baby di questa nuova tranche azzurra.
“Fallito l’esordio”. “Rimandato”.
Giudizi forse inevitabili, soprattutto nell’era del verdetto immediato, ma da contestualizzare. Perché l’esordio in Nazionale non è una partita come le altre e la difficoltà dell’evento era evidente. Romano, però, non ha fatto una piega. Ha continuato a lavorare, ad allenarsi al massimo e a guardare avanti con la fiducia, mai venuta meno, di Mancini.
Tempus omnia revelat. Il tempo rivela tutto. E spesso restituisce al campo ciò che le parole hanno tolto troppo frettolosamente. Perché nella vita si sbaglia, non sempre si ha una sola opportunità. E alla seconda occasione Romano è stato, semplicemente, il vero Romano. Nell’ultima gara di questa sosta Nazionali il centrocampista ha convinto nuovamente il pubblico italiano, quello che magari lo aveva appena conosciuto. Gli allenatori, i direttori sportivi e gli addetti ai lavori, invece, non avevano bisogno di ulteriori conferme.
SACRIFICIO
La gavetta, prima o poi, premia. Semper. Perché neanche quattro mesi fa Romano ha vissuto una retrocessione in Serie C con lo Spezia. Un prestito in Serie B che, nonostante il risultato stagionale negativo, è stato fondamentale per la sua formazione. La Primavera gli stava ormai stretta, mentre in prima squadra il posto era difficile da trovare. La soluzione giusta è stata trovata lontano da Trigoria, a fine gennaio per via della Coppa d’Africa, in attesa del rientro dell’ex El Aynaoui. Una scelta che, post hoc, si è rivelata prolifica anche in prospettiva.
Potrà un giorno tornare a Trigoria? Per lui il centro sportivo “Fulvio Bernardini” resterà per sempre un luogo speciale. È stato accolto da bambino, con un fisico già prosperoso, ha costruito rapporti umani solidi con chi ancora oggi vive quotidianamente Trigoria. Gasperini pochi giorni fa ha detto: “È un ragazzo molto molto interessante, ma non va giudicato per una partita non andata bene. Noi adulti dobbiamo stare più attenti nei giudizi. La sua cessione al Cagliari purtroppo è stata un’esigenza di plusvalenze e bilancio di cui aveva bisogno la società. Capita a volte che i gioielli migliori vadano sacrificati in nome del bilancio. Ed è davvero un peccato”.
Tra i due non è mai scattato un feeling, altrimenti non avrebbe lasciato Trigoria. Peccato, perché adesso gli occhi delle big sono già su Alessandro Romano. La Roma è il passato, il Cagliari il presente. Il futuro, invece, è ancora tutto da scrivere.
