Sui 90.9 FM di Radio Manà Manà Sport Roma, durante la trasmissionecondotta da Daniele Cecchetti, Stefano Petrucci e Matteo Cirulli, è intervenuto Andrea Ramazzotti, giornalista della Gazzetta dello Sport. Tanti i temi affrontati sulla Nazionale di Roberto Mancini, dalla sfida contro la Francia al nuovo corso azzurro, passando per i giovani e le possibili nuove gerarchie.
Contro la Francia Mancini punterà sull’esperienza o continueràa dare spazio ai giovani?
“Dopo il Belgio Mancini ha cambiato otto giocatori su dieci di movimento. Contro la Francia credo che vedremo una formazione diversa per circa otto undicesimi, ma qualche conferma rispetto alla Turchia ci sarà. Alcuni giovani hanno convinto e meritano un’altra occasione”.
C’è un giocatore che ha fatto particolarmente parlare di sé: perchéil calcio italiano ha fatto tanta fatica a valorizzarlo?
“È una domanda interessante. Juventus e Fiorentina hanno avuto questo problema e la Fiorentina lo ha ceduto per 17 milioni, mentre oggi il suo valore è più che raddoppiato. È un errore del nostro calcio, che continua a perdere giovani interessanti. Non a caso anche nelle selezioni giovanili troviamo diversi italiani che giocano all’estero”.
Che clima hai trovato attorno al nuovo corso di Mancini?
“C’è ancora grande interesse per la Nazionale, come dimostrano gli ascolti. Però dopo tre Mondiali consecutivi saltati è normale che ci sia un po’ di sfiducia. Quello che è successo a Zenica ha lasciato un segno e gli italiani aspettano di essere riconquistati dalla Nazionale”.
Qual è il valore reale di questa squadra?
“Secondo me siamo meglio di come ci vediamo. Abbiamo sei giocatori in Premier League, calciatori che hanno giocato finali di Champions e diversi elementi di qualità. Il problema è che adesso bisogna dimostrarlo sul campo. Non possiamo permetterci un’altra delusione nelle qualificazioni”.
Mancini ha chiesto tempo per lavorare. Ma quanto tempo ha realmente un commissario tecnico?
“Pochissimo. Ha iniziato a lavorare con un gruppo di 34 giocatori e in due settimane deve affrontare quattro partite. Non sono amichevoli: deve ottenere risultati e, allo stesso tempo, testare nuovi giocatori. È questo il difficile equilibrio che deve trovare”.
La lunga sosta dal calcio di club può aiutare a costruire il gruppo?
“Sicuramente permette di stare più insieme, ma quattro partite in due settimanesono tante. Il tempo per allenarsi realmente è poco, anche perché ci sono trasferte e recuperi. Puoi creare gruppo, ma non hai molto tempo per lavorare tatticamente”.
Sebastiano Esposito può diventare una risorsa importante?
“Ha giocato una bella partita e ha dimostrato di essere pronto. Con gli infortuni e le assenze di Raspadori e Zaniolo, Mancini deve trovare soluzioni sugli esterni offensivi e la candidatura di Esposito va tenuta in considerazione”.
C’è invece qualche senatore che rischia il posto?
“Di Lorenzo è uno dei giocatori che potrebbe avere maggiore concorrenza. Cagliote ha fatto molto bene e Palestra, quando tornerà disponibile, rappresenterà un’altra alternativa. Di Lorenzo dovrà tornare sui livelli dei suoi anni migliori. Anche a centrocampo, intanto, stanno emergendo nuove soluzioni”.
Quindi questo nuovo corso può rappresentare una ripartenza per il calcio italiano?
“Credo di sì. Ci sono giovani interessanti che stanno entrando nel gruppo della Nazionale maggiore e altri potrebbero arrivare nelle prossime convocazioni. Adesso però bisogna trovare il giusto equilibrio tra la necessità di vinceree quella di costruire il futuro”.
