La Roma batte in rimonta l’Atalanta nei minuti finali e colleziona la terza vittoria consecutiva. Di seguito le pagelle di Stefano Petrucci.
SVILAR 6
Ederson lo batte al primo tiro in porta dell’Atalanta, in apertura della ripresa che sembra rovesciare (anche casualmente) i destini del match; poi lo graziano Samardzic e Krstovic. Pare finita, nell’enorme amarezza che allaga l’Olimpico. Ma mai dire mai, quando in campo c’è la banda del Gasp.
MANCINI 5,5
Incorna troppo centralmente il possibile vantaggio romanista sui guanti di Carnesecchi, peraltro bravissimo, al minuto 12, nell’inizio che illude l’Olimpico di poter vivere una serata senza patemi. Poi l’inerzia del match cambia e anche un guerriero come lui cede di schianto nell’azione che porta Ederson allo 0-1.
GHILARDI 6,5 (per mancini dal 62′)
Entra con tutta la ferocia agonistica che sa esprimere nei giorni di grazia, sostenuto da una fisicità rara. Si lancia spesso in attacco, rischiando pure qualcosa, ma partecipando in modo non irrilevante alla clamorosa rimonta.
N’DICKA 6
Nel primo tempo, il costante corpo a corpo con Scamacca è una sofferenza solo per l’ex romanista, che non a caso dopo l’intervallo lascia il posto a Krstovic. Col montenegrino, la musica cambia. L’Atalanta trova gol e ritmo, l’ivoriano comincia forse a soffrire le scorie dell’infortunio che lo ha tenuto fuori a Lecce.
BALERDI: 6,5 (per N’Dicka dal 67′)
Il calo dei compagni di reparto gli concede la chance dell’esordio. L’argentino non se la lascia scappare, mostrando con la forza della semplicità (e della classe) quanto potrà essere utile alla causa romanista.
HERMOSO: 7
Cancella dal campo De Ketelaere. Poi, ahilui, Krstovic se lo beve nell’azione che innesca l’improvviso vantaggio di Ederson, frutto peraltro di un sonno collettivo di una difesa sin lì imbattuta. Ma si farà perdonare abbondantemente con l’incornata che, sul corner di Soulé, traccerà nel cielo dell’Olimpico un arcobaleno finalmente capace di scavalcare lo strepitoso Carnesecchi.
LULLI: 6
Terza presenza di fila, per il ragazzo che fino a pochi mesi fa certe partite le vedeva in tivù. Sprinta deciso sull’esperto dirimpettaio Elmas, senza trovare i varchi offensivi che la sua velocità di solito garantisce. Insomma, stavolta mostra più buona volontà che lucidità, come un po’ tutta la Roma, fino al finale che riscrive la storia.
MOLINA: 6 (per lulli dal 54′)
Appena entrato, cade in un contrasto dubbio nell’area bergamasca: poco per smuovere il rigido Colombo, specie nell’èra Orsato. Ancora imballato tatticamente, oltre che nel fisico, ha almeno il pregio di non arrendersi fino alla fine.
CRISTANTE: 7
Il capitano trova presto l’irritante severità di Colombo, che propone una lettura degli impatti spalla contro spalla a dir poco discutibile. Trova, purtroppo, pure il tuffo di Carnesecchi, con la secca schiacciata aerea su cross di Wesley al 20’. Sfida nella corsa Ederson, e non è poco, senza riuscire ad annullarlo solo in occasione del gol.
È sicuramente quello che cerca la rimonta con più caparbietà, con recuperi rabbiosi e altri tentativi sventati da Carnesecchi, prima che il portierone di Sarri non si arrenda a Hermoso e a Soulé.
KONÉ: 6,5
Carnesecchi sbarra la rete al più bel tiro della sua carriera: un destro di prima intenzione su suggerimento radente di Dybala. Prima e dopo, gioca più di forza che di qualità, fondamentale nella fase più delicata del match, che può chiudersi in un trionfo anche grazie all’impegno del francese.
WESLEY: 6,5
Una spina nel fianco (sinistro) di Sarri, che nel primo tempo vede Bellanova perderselo nelle praterie dell’Olimpico. Peccato che la brillantezza non sia ancora quella del campionato scorso, ma i suoi raid sulla banda mancina restano dirompenti anche nella ripresa imprevedibilmente complicata.
Non lo fermano i crampi, che lo costringono ad alternarsi nella spinta con Hermoso, emblema di questa Roma che non si arrende mai.
MORA: 6,5
Controlla Gaetano e pennella calcio a ogni tocco, protagonista di spicco (anche con un paio di rabbiosi tentativi di conclusione) nell’impetuoso primo tempo romanista. Dopo un’oretta scarsa, Gasperini – che lo gestisce come un oggetto di pregio – lo richiama in panchina.
SOULÉ: 7 (per mora dal 54′)
Si batte subito con decisione, nel ruolo complicato cui si sta adattando, unendo tecnica e garra a supporto della squadra che sbanda dopo l’inatteso vantaggio di Ederson. Spinto dalla voglia che gli esplode dentro ritrova magicamente sé stesso e il gol – dribbling secco su Zappacosta e sinistro chirurgico sul primo palo – che fa impazzire l’Olimpico.
DYBALA 6,5
Ha idee di calcio evidenti, anche in una partita che non lo vede brillare come nelle giornate di grazia. Ancora una volta ci fa tremare toccandosi i muscoli qua e là, ma non molla un minuto di gioco, né un metro di terreno, meno che mai quando fiuta nell’aria il profumo dell’impresa.
MALEN 6
I suoi scatti da ghepardo sembrano subito imporre gli straordinari a Kossounou e Scalvini, ma la prospettiva di un’altra notte scoppiettante sfuma presto, nella gabbia in cui Sarri riesce a rinchiuderlo.
CASTRO: 7 (per malen dal 62′)
Tre giocate da bomber puro, tanto per chiarire le idee a chi si è interrogato sull’utilità di ingaggiarlo. Spacca il palo alla destra di Carnesecchi al primo tentativo a rete, poi scheggia la traversa (87’) e sfiora addirittura il 2-1 con un gran destro obliquo al 91’.
Poco male: ci penserà di lì a pochissimo l’amigo Soulé.
GASPERINI: 8
Incontra il discutibile rigore di Colombo quando protesta per il ridicolo ritardo dei guardalinee nel segnalare i fuorigioco. Ma è un dettaglio, nella serata che conferma tutta la qualità del suo straordinario lavoro.La Roma batte la sua ex Atalanta al terzo tentativo (l’anno scorso solo un punto su sei conquistato) e vola in vetta alla classifica a braccetto con l’Inter con un finale se possibile più devastante di quello ammirato a San Siro.
Ha plasmato la squadra a sua immagine e somiglianza: una ciurma di combattenti che non si arrende mai. Vero che siamo solo all’inizio, ma sognare si può.
ARBITRO COLOMBO: 5
Non è uno sprovveduto e questo lo rende persino più antipatico di quanto oggettivamente non sia. Spesso più arrogante che severo, ammonisce solo per proteste (non è un segno di personalità, semmai il contrario) e sfoggia un’idea tutta sua nella valutazione dei contatti uomo-contro-uomo.
Nel finale, caccia dal campo Gaetano. Anche lui per proteste, neanche a dirlo.
