La Roma batte 4-0 la Fiorentina e inizia nel migliore dei modi il nuovo campionato grazie alla tripletta di Malen e al gol di Pisilli nel finale. Di seguito le pagelle di Stefano Petrucci.
Svilar 6,5
Kean, subentrato dopo un’ora all’inconsistente Mastantuono, prova tardivamente a stuzzicarlo. Ma il match è ormai instradato e la saracinesca di Mile resta inattaccabile.
MANCINI 7
Cancella l’assai teorica pericolosità di Atta, reduce da un infortunio fastidioso, e tiene la barra dritta guidando la difesa con il carattere e la voglia che si sa.
N’DICKA 7
Dal primo minuto fa a sportellate con Pellegrino, centravanti con più muscoli che capacità: non gli lascia un pallone che è uno, come sa fare nelle giornate di grazia.
hermoso 6,5
Mastantuono in partenza pare non volergli regalare una serata di relax, ma a gioco lungo si rivelerà un fuoco di paglia. Lo spagnolo ne argina inizialmente gli spunti di mestiere, con esiti alterni e qualche eccesso di rudezza (al 39′ rimedia anche un giallo pesante). Ma via via il talento dell’argentino conferma l’evanescenza che ha portato il Real a bocciarlo e per Hermoso, anche in gol al 20′, in fuorigioco, tutto torna più semplice.
KOULIERAKIS 6 (per Hermoso dal 67′)
Pochi minuti per il debutto all’Olimpico. Arriveranno occasioni meno facili, ma per oggi bene così.
lulli 7
Preferito in avvio al vicecampione del mondo Molina, tiene il campo da veterano, lui che un anno fa non era (inspiegabilmente) titolare fisso nemmeno in Primavera. La catena Joao Mario-Atta che spinge in prevalenza sulla sua banda non è roba da poco, ma il ragazzo non si spaventa affatto. Lancia la sua corsa su ogni metro d’erba disponibile, telecomandato da Gasperini quanto da Mancini e Dybala, confezionando spunti e cross a raffica con generosità e naturalezza imbarazzanti. Un titolare in più, un altro regalo alla Roma firmato Gasp.
Koné 7,5
Si ripresenta a modo suo, prendendo a calci anche i sospetti maliziosi di chi gli attribuiva la smania di cambiare aria. Una ruspa di straordinaria affidabilità, un muro invalicabile anche per dirimpettai tosti come Ndour e Brescianini. Subisce un’ammonizione ridicola da Marcenaro, in avvio di ripresa, poi una botta alla coscia sinistra (ignorata dall’arbitro) e alza le braccia.
pisilli 7 (per Konè dal 79′)
Gasp gli concede gli spiccioli del match, a capo di un’estate sfortunata. Niccolò ringrazia alla sua maniera: c’è tutta la sua voglia da ultrà sceso dalla curva in campo nel 4-0 con cui chiude il match, con una percussione tutta grinta e voglia di partecipare alla festa.
cristante 7
L’ennesimo match di preziosa regolarità, a segnare 365 partite con la maglia della Roma: come avesse giocato ogni giorno, per un anno intero. Nella classifica delle presenze all time è ormai nono, a sette gare da Franco Tancredi e a quindici da Bruno Conti, scusate se è poco.
wesley 6.5
Il derby brasilero con Dodò complessivamente produce magari più fumo che arrosto, soprattutto a causa delle condizioni ancora imperfette del Kawasaki romanista, sul quale peraltro non si possono nutrire dubbi.
mora 6,5
Gasp lo lancia subito nella mischia e lo appiccica a Fagioli, perno centrale di Grosso. Un po’ controllore un po’ trequartista dietro a Malen e Dybala, il giovane don Rodrigo sfoggia appena può, senza timidezze, quei piedi di diamante purissimo. Sia pure a sprazzi, produce lampo di classe rara. Accende l’Olimpico al 19′, con un guizzo irresistibile su Ranieri e il destro a giro che obbliga De Gea a un grande intervento: trailer, speriamo, del kolossal che potrebbe produrre. Esce dopo 54 minuti, felice degli applausi quanto di correre ad abbracciare il suo nuovo maestro.
SoulÈ 6,5 (dal 54′ per mora)
Entra con brillantezza e determinazione, confermando essere cresciuto anche nel delicato ruolo di trequartista centrale. Peccato solo l fallisca il poker prima dello squillo di Pisilli, mostrando forse un po’ di comprensibile egoismo a tu per tu con De Gea. Felicissimo, per chiudere alla grande, il duetto che lancia Niccolò verso il brindisi finale.
dybala 8
Letteralmente rinato nel fisico, tornato a sostegno di una classe ancora inarrivabile, incassa colpi proibiti senza battere ciglio e ricama calcio come nessuno. Nel toccare legno e non solo, si può solo restare incantati di fronte all’ennesima resurrezione di un campione unico. Se riuscirà a reggere atleticamente a questi livelli, accanto a Malen che pare suo fratello di latte, potrà legittimare qualsiasi sogno.
el aynaoui s.v. (dal 78′ per Dybala)
Tra voci di mercato, smentite da D’Amico, e scor mondiali, ritrova il campo giusto per partecipare alla passerella finale.
malen 9
Dove eravamo rimasti? Lo ricorda in partenza la Sud, con un bellissimo striscione e deve ricordarselo anche De Gea dopo 27 minuti, quando il fantastico bomber scardina match inventando la specialità dell’auto assist: tacco di destro a bersi Dodò come un mojito e gol di sinistro, in cima a un grande spunto di Dybala. É l’avvio del fantastico show dell’olandese volante, deciso a scalare la classifica dei cannonieri come e più della stagione scorsa. Il bis al 52′, a capo del lancio spaziale di Hermoso per Dybala, ancora lui, e del tocco di Paulo per lo scatto del centravanti: sinistro obliquo secco come una frustata a bucare i guantoni del portiere viola. E non finisce li: al 60′ la magica intesa con Dybala (sembrano nati per giocare insieme) vale il tris clamoroso. Alla faccia di Koeman e della incompetenza.
Castro 6,5 (per Malen dal 67′)
Un bell’anticipo di Ranieri, su assist al bacio di Dybala, gli nega la gioia del primo gol in campionato. Prova a rifarsi poco dopo con un bel duetto con Pisilli, scaricando un gran sinistro sul sostegno della porta di De Gea. I gol arriveranno, magari in occasioni più complicate. Nel frattempo, ci pare leggermente meglio di Dovbyk: giusto un filo…
Gasperini 9
La sua Roma gioca a memoria, e con ferocia agonistica impressionante, sfruttando il fantastico terminale Dybala-Malen e finendo per fare macerie della squadra più celebrata a mercato (quasi) chiuso. Ora la società provi a concludere il suo, di mercato, con il pezzo che ancora manca e che questo straordinario allenatore ha invocato anche ieri sera, pur nei sorrisi più che legittimi a capo del trionfo sulla Fiorentina: un’ala, quella chiesta invano da mesi, per volare davvero in alto.
ARBITRO MARCENARO 5
Ha storicamente poca fortuna, diciamo cosi, quando incontra Gasperini, che ci litigò di brutto nel 2021, nella sua quarta stagione all’Atalanta. Acqua passata? Magari. L’erede di uno storico leader ultrà della Samp non cancella nemmeno stavolta la sensazione di avere qualche problema nell’incrociare il Gasp. Forse condizionato dalle analisi in stile Marelli che qualcuno deve avergli sottoposto nell’intervallo (il contatto Hermoso-Mastantuono nell’avvio dell’azione che porta al primo gol di Malen), nel secondo tempo non ne azzecca una, non incidendo sul risultato solo per lo strapotere romanista. Un caro saluto a Orsato e alla sua band.
