Roma-Inter 2-2: le pagelle di Stefano Petrucci

Photo Credit: Gino Mancini

Pubblicato il:   19 Settembre 2026

La Roma pareggia con l’Inter 2-2 all’Olimpico nella quinta giornata di campionato e arriva alla sosta con 13 punti in classifica. Di seguito le pagelle di Stefano Petrucci.

Svilar 7

Freddo e implacabile sulla percussione di Bisseck (25’) e poi in uscita alta su Lautaro (29’), prima del palo esterno colpito da Bastoni (32’). Non può fare miracoli, purtroppo, sul tocco velenoso di Lautaro che gela l’Olimpico in apertura di ripresa, annunciando la fine del sogno. Né gli va meglio sul destro dell’argentino (troppo solo davanti a lui) che inchioda il match 2-2 dopo la prodezza compiuta sull’incornata di Thuram.

Mancini 5,5

Protetto dal gigante Balerdi, si propone spesso attaccante, come già nel finale di Torino: suo, tra l’altro, il tocco per il raddoppio di Koné, sull’ennesima pennellata mancina di Dybala. Ma la musica cambia, per la Roma e soprattutto per lui, dopo il riposo. Il difensore buca clamorosamente l’affondo di Thuram che innesca la rimonta nerazzurra, poi continua a sbandare, fino a quando Gasperini non lo richiama in panchina.

N’Dicka 6 (per Mancni dal 60′)

Non entra male, provando a scavare la trincea contro le rabbiose fiammate interiste. Ma anche lui partecipa al sonno collettivo che consente a Lautaro, libero e giocondo in mezzo all’area, di caricare il destro che vale il 2-2.

BALERDI 7

Subito steso da una gomitata di Thuram nell’indifferenza di Massa e del Var Mazzoleni. Chiude e rilancia dove e come serve, dominando l’area e proponendosi costantemente in avanti con uscite imperiose. Dopo un’ora, deve slittare a destra, a rilevare Mancini. Ma purtroppo è costretto a mollare presto, distrutto dai crampi.

GHILARDI 5,5 (per Balerdi dal 66’)

Brinda alla convocazione nella nuova Italia di Mancini con una mezzora di sofferenze, contro il rinato Thuram.

HERMOSO 6

Per temperamento, è sempre un numero uno. E non si smentisce nella sfida più complicata, vista la qualità e la fisicità di chi transita dalle due parti. Nel finale, anche lui alza le braccia.

KOULIERAKIS s.v. (per Hermoso dall’80’)

Entra senza troppe timidezze, spingendo Massa – ma guarda un po’ – a sventolargli in faccia un evitabilissimo cartellino.

WESLEY 6,5

Gli tocca (fortunatamente solo per un’oretta) l’ospite meno gradito, il Dimarco convalescente eppure dal sinistro sempre fatato che anima gli spunti più pericolosi dell’Inter ferita, ma tutt’altro che distrutta. Poi deve vedersela con il connazionale Carlos Augusto, e respira un po’. Con le continue corse sull’amato out destro e qualche felice serpentina, sembra vicino a tornare definitivamente sui suoi livelli.

CRISTANTE 6,5

È ovunque, nell’inizio martellante della Roma. Spezza le trame interiste e rilancia puntuale: un metronomo perfetto. Cede forse inevitabilmente alla distanza, col serbatoio finito in riserva e anche perché stordito dal tourbillon di centrocampisti che la ricca panchina regala a Chivu.

KONÉ 8

Trop aimable, monsieur. Troppa grazia, Manu. Nell’arco di ventotto minuti, a cavallo tra il 9’ e il 37’, firma la metà dei gol segnati in due stagioni. La (non) specialità della casa servita sulla tavola dell’Olimpico stracolmo. Un uno-due – collo destro e interno destro, nella rivoluzionaria posizione di centravanti – che pare stendere l’Inter al tappeto, almeno fino all’avvio choc del secondo tempo. Per un’ora, l’uomo dei sogni (di mercato) interisti ci ha illusi, con i gol e la prepotenza delle sue giocate, di poter rovesciare gli esiti di una sfida da troppi anni impossibile e, chissà, anche quelli del campionato. Il ritorno alla realtà ci è piombato addosso a causa della ferocia di Lautaro, delle insolite distrazioni della difesa ma forse soprattutto per l’uscita del gigante francese. Forse ha ragione come sempre Gasperini, che sostiene che le scorie del Mondiale costringano a gestirne la presenza in campo. Ma di certo nella Roma non c’è chi possa surrogarne lo strapotere fisico (un’altra indicazione per gennaio, oltre alla freccia da aggiungere in attacco?) e in ogni caso, fuori lui, control’Inter che lo ha inseguito a lungo si èspenta la luce.

PISILLI 5,5 (per Koné dal 60’)

Come a Torino, gol a parte, sembra più ricco di buona volontà che non della qualità che pure da esprimere. Soffocato dalla rimonta nerazzurra, non trova gli spazi né i guizzi sperati.

MOLINA 6,5

È lo strepitoso protagonista del vantaggio, a conferma di una crescita evidente: recupera il pallone sulla trequarti, serve largo Dybala e va a raccoglierne il cross per confezionare l’assist aereo per Koné. Tutto bellissimo, come diverse altre cose che riesce a proporre, fino a quando il fiato regge.

RENSCH 5,5 (per Molina dal 60’)

Raccoglie il testimone dal compagno argentino e prova a mettere al servizio della squadra la regolarità del suo podismo. Al di là dell’impegno evidente, la differenza si avverte.

DYBALA 6

Partecipa ai gol che potrebbero confezionare il sogno di tre settimane di primato solitario, ricamando il suo calcio finché i polmoni non lo tradiscono. In fondo è come la Roma, di cui non a caso resta la stella più brillante: regge un tempo alla grande, poi l’Inter ricorda all’Olimpico chi è la squadra con lo scudetto cucito sulla maglia.

SOULÉ 5,5

È complicato l’avvio sulla corsia meno amata, la sinistra, e non solo quello. Pare battersi a volte in un bicchier d’acqua, prigioniero della voglia di spaccare il mondo e dell’impatto con avversari che non gli lasciano varchi. Spianato da Bisseck (in modo dubbio) nell’azione che lancia di fatto la rumba nerazzurra, che prenderà poi corpo alla distanza, tiene fino in fondo massacrandosi in recuperi e rincorse.

MALEN 6

Getta ogni stilla di energia nel match che, ahinoi, non lo vedrà vincere la sfida a distanza con Lautaro (e Thuram). Si batte più per la squadra che per sé, aggirando il muro eretto da Chivu davanti a Martinez e cercando di lavorare anche il pallone più sporco. Fa comunque soffrire l’Inter (doppio giallo per Akanji e Bastoni, che lo abbattono), ma non ha fortuna nei tentativi personali: una grande girata finisce alta (24’) e un terrificante sinistro addirittura sulla testa di Martinez (67’). Morto di fatica, chiede il cambio che Gasp non può concedergli, vista la resa di Hermoso.

GASPERINI 7

Persino a prescindere dall’esito del match, che comunque organizza con la solita maestria, è merito soprattutto suo se la Roma è non solo ancora lassù, ma è stata in grado almeno per un tempo di chiudere all’angolo la squadra più forte del campionato. Impresa importante, per quanto può scalfire il suo disincanto, anche a livello personale: il 2-2 interrompe la micidiale serie di sconfitte contro l’Inter (10), la sua bestia storica, bestia nera.

ARBITRO: MASSA 5

Per un tempo, pare cancellare dal campo e dalle nostre teste un chiodo inevitabilmente fisso: porta sfiga, visto che con lui a fischiare, spesso a vanvera, la Roma perde quasi puntualmente. Stavolta nel complesso va meglio, almeno a livello di risultato, ma il presuntuoso fischietto di Imperia riesce comunque a farsi riconoscere: nel secondo tempo, ci sembrano eccessivamente severe le ammonizioni a N’Dicka e Koulierakis e in generale a senso unico la conduzione del match. Insomma: niente di nuovo sotto il sole.

Categorie:   Pagelle

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