Di Stefano: “Mancini deve riconquistare i tifosi, non è più tempo di proclami”

Photo Credit: Runner's World

Pubblicato il:   24 Settembre 2026

Sui 90.9 FM di Radio Manà Manà Sport Roma, durante la trasmissione condotta da Diego Sarti e Francesca Altobelli, è intervenuto Peppe Di Stefano, giornalista di Sky Sport e inviato al seguito della Nazionale Italiana che si accinge all’inizio della Nations League. Al centro dell’intervento il nuovo corso azzurro targato Roberto Mancini, le sfide di Nations League contro Belgio, Turchia e Francia, i giovani convocati e le prospettive della Nazionale. Spazio anche alla Roma di Gian Piero Gasperini e al momento del Milan.

Come hai vissuto il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale? Ti aspettavi questa scelta?

“Onestamente non mi aspettavo il ritorno di Roberto Mancini. Sulle sue qualità tecniche, organizzative e manageriali nessuno può mettere dubbi. Quello che era successo tre anni fa, però, non era stato bellissimo per il popolo italiano. Mancini era stato confermato anche dopo la delusionedel mancato accesso al Mondiale e gli era stata affidata praticamente tutta la struttura tecnica delle Nazionali, comprese quelle giovanili.

Quale sia stata la ragione, finanziaria o legata a un momento di crisi, quella non fu una scelta bella. Lo ha detto anche lui l’altro giorno, parlando per la prima volta di tifosi che si sentivano traditi e della necessità di riconquistarli. Sa bene che l’ambiente intorno a lui non è dei migliori. L’unico modo per cambiare questa situazione è proporre una Nazionale bella e fresca, ma soprattutto vincere. Le chiacchiere stanno a zero: alla fine contano i risultati”.

Quindi Mancini dovrà riconquistare anche la fiducia dei tifosi?

“Assolutamente. Se l’Italia vince saranno stati tutti bravi, se non vince verranno messe in discussione mille cose, dalle scelte dei giocatori a quelle dell’allenatore. Mi auguro che i risultati possano dare anche un pizzico di serenità a un ambiente federale che in questo momento non ne ha molta”.

Che idea ti sei fatto delle convocazioni?

“A me i convocati di Mancini piacciono molto. Ci siamo aperti alla multietnicità e ci sono tanti ragazzi che magari non conosciamo ancora bene. Penso a Inacio, Dombia, Zoma: sono giocatori che possono iniziare a fare la differenza. Molti dei nostri ragazzi, rispetto a tre anni fa, sono cresciuti. Gianluca Mancini per me è l’emblema: era un ragazzino ed è diventato un leader. Donnarumma ha 82 presenze ed è un recordman della Nazionale, Barella e Tonali sono ancora più forti di qualche anno fa, Calafiori tre anni fa giocava in Svizzera e oggi è all’Arsenal. È cambiata la vita”.

Quindi non consideri questa una Nazionale debole?

“Assolutamente no. Non siamo una Nazionale debole. Dobbiamo peròtrovare ricambi, alternative e soprattutto quell’intensità che oggi spessoci manca. Contro le grandi squadre questo aspetto può fare la differenza. Dobbiamo trovare ragazzi rapidi, veloci, scattanti, capaci di saltarel’uomo. Per questo guardo con interesse a giovani come Vergara, Inacio, Dombia e Zoma. La Nazionale mi piace, ma non è più tempo di proclami”.

Anche perché gli ultimi anni hanno lasciato qualche ferita…

“Abbiamo fallito troppe occasioni, ma non parlerei del fallimento di una singola squadra. È stato un fallimento collettivo, dell’ambiente e delsistema calcio. Chi pensa che il problema siano stati soltanto i calciatori, Gattuso o Spalletti si sbaglia. Il sistema in questo momento non funzionacome dovrebbe. Però dobbiamo essere ottimisti: siamo l’Italia, abbiamogiocatori bravi e validi e dobbiamo provarci”.

Tra i convocati c’è anche Daniele Ghilardi. Quanto può essere importante il lavoro di Mancini sui giovani?

“Mancini credo utilizzerà questi giorni per osservare molti giocatorianche durante gli allenamenti. Se c’è una cosa che sa fare bene è capire la qualità dei calciatori, non soltanto dal punto di vista tecnico e tattico, ma anche per quanto riguarda atteggiamenti, comportamenti e vitain ritiro. Ghilardi è proprio l’emblema di un giovane di prospettiva”.

L’Italia ha vinto tanto a livello giovanile, ma faticaa produrre continuità in prima squadra. Perché?

“Perché sono due mondi diversi. A livello giovanile siamo bravi, anche bravissimi, ma non c’è una connessione automatica con il calcio dei grandi. Trent’anni fa le nostre Nazionali giovanili magari non vincevano, eppure poi diventavamo campioni del mondo. Oggi possiamo vincere Europei o Mondiali giovanili, ma questo non significa automaticamenteportare quei ragazzi ai massimi livelli”.

Le seconde squadre possono aiutare?

“Assolutamente sì. Sono una cosa intelligente perché accorciano lo step tra il settore giovanile e la prima squadra. Bisogna trovare l’equilibriogiusto e avere anche allenatori che non abbiano paura di lanciare i giovani. Gasperini, per esempio, non ha avuto paura con Lulli e oggi si sta rivelandoun giocatore importante”.

La Nations League propone subito Belgio, Turchia e Francia. Che test sarà?

“Saranno sfide belle e soprattutto serie. Il Belgio arriva all’Olimpico con giocatori come De Bruyne e Lukaku, poi andremo in Turchia contro una squadra forte e allenata da Vincenzo Montella. Infine ci sarà la Francia a Parigi. Sono tre Nazionali che sono andate al Mondiale. Per assurdo, siamo noi i poveri del girone”.

Cosa ti aspetti dal nuovo corso?

“Non mi aspetto nulla. Sono molto curioso di capire cosa farà la Nazionale. Con Mancini era nato tutto così anche nel 2018, attraverso le amichevolie idee tattiche nuove. Lui ha allenato squadre importanti come Inter eManchester City e ha fatto grandi cose in carriera. Non ci sono dubbi sulla qualità delle sue idee. Bisogna capire se quelle idee coinciderannocon la qualità dei giocatori che abbiamo oggi”.

E per la sfida contro il Belgio, cosa ti aspetti dalla formazione?

“Credo che in difesa possano giocare Mancini, Di Lorenzo, Calafiori e Coppola, con Donnarumma in porta. A centrocampo vedo Barella, Tonalie Romano. In attacco c’è qualche dubbio in più perché ci sono diversi giocatori a disposizione: Zaniolo, Raspadori e Daniel Maldini. Credo che Mancini sceglierà soprattutto quelli che sono davvero in forma”.

Tra i giovani hai parlato anche di Romano. Cosa ti ha colpito?

“Quando Frattesi dice che sembra Matic e qualcun altro parla delle movenzedi Strootman, significa che stiamo parlando di un giocatore con grandi qualità. Da dentro mi dicono che è anche un ragazzo perbene, molto serio e professionale. Bravi al Cagliari ad averci creduto. Noi ce lo godiamo adesso”.

Passando alla Roma: come hai visto questa partenza della squadra di Gasperini?

“Il problema di Gasperini è il primo anno. Se la Roma ha fatto così beneall’inizio, quando ancora la squadra deve assimilare completamente i suoi concetti, significa che mi aspettavo una partenza forte. La Roma è una squadra forte. Però adesso inizia un’altra storia, con tanti impegni ravvicinati. Io il bilancio della stagione lo farei alla quindicesima giornata, non alla quinta”.

La Roma può essere una competitor dell’Inter?

“La Roma è bellissima, domina e sa anche soffrire, come ha dimostratocontro il Torino. L’Inter, però, ho paura che sia una spanna superiorea tutte per qualità della rosa, intensità e profondità. Se oggi c’è una squadra che può far preoccupare l’Inter, comunque, è la Roma”.

Un giocatore della Roma che può essere la sorpresa della stagione?

“Sono innamorato di Brian Cristante. È un ragazzo che conosco personalmente e ha una serietà unica. È una persona perbene, con una famiglia alle spalle e con la testa sulle spalle. Lo conosco da quando aveva 15 anni ed è sempre stato così: mai un sorriso in più, sempre in equilibrio, nei momenti belli e in quelli meno belli. Ricordo di essere andato a intervistarlo al Benfica quando aveva 17 anni: sembrava un ragazzodi 30 anni per come parlava. È un ragazzo speciale e sono contentoche si stia togliendo delle belle soddisfazioni”.

E il Milan che stai seguendo? Come lo vedi rispetto alla Roma?

“Il Milan è un cantiere aperto, totalmente aperto. La Roma invece ha una certezza: l’allenatore. Il Milan ha iniziato con un tecnico straniero e questo rende tutto più complicato. Ha fatto degli acquisti, ma probabilmente alcunisono stati pagati troppo. Anche in questo caso sono abituato a guardarecosa succede nelle prime settimane prima di dare giudizi definitivi”.

Il Como può essere una sorpresa nella lotta al vertice?

“Se avesse avuto una sola competizione, probabilmente sì. Giocare tre volte in una settimana può creare qualche difficoltà. Però se c’è un progetto bello in Italia, quello è il Como. Mi auguro che possa davvero lottare per lo Scudetto”.

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