CORRIERE DELLO SPORT – All’Olimpico si è consumata una notte lunghissima, 120 minuti che hanno lasciato addosso il sapore amaro delle occasioni perdute. È stata una giostra impazzita di emozioni: dai cori e gli applausi iniziali alla rabbia finale. La Curva Sud ha risposto presente ancora una volta, trasformando lo stadio in un quadro vivo con una scenografia mozzafiato: bandiere gialle, rosse e bianche a incastonare una Lupa nera nel cuore del settore. Sotto gli occhi di Ryan Friedkin, i 63.991 spettatori hanno testimoniato un amore che sembrava non conoscere pause.
Dalla passione alla delusione
Ma il calcio è spietato. Quando il Bologna è scappato sul 3-1, il copione è cambiato bruscamente. La Sud ha alzato la voce con un grido diretto e senza filtri: “Tirate fuori le palle”. Al termine di due ore di battaglia, sono arrivati i fischi: forti, netti e inequivocabili. Non è stato un episodio isolato, ma un segnale preciso verso una squadra che cercava conforto sotto la curva dopo la quattordicesima sconfitta stagionale tra campionato e coppe. Erano 494 giorni che l’Olimpico non fischiava così: l’ultima volta risaliva al 10 novembre 2024, quel 2-3 sempre contro il Bologna che costò l’esonero a Juric. In mezzo, il percorso con Ranieri aveva ricostruito un rapporto che oggi, però, mostra una crepa profonda.
Trasferte vietate e l’ultima occasione
A complicare il quadro arriva la decisione del Consiglio di Stato, che ha respinto il ricorso presentato dai tifosi: niente trasferte per i romanisti fino al termine della stagione. Una mazzata per il seguito giallorosso, che d’ora in avanti potrà far sentire la propria voce solo tra le mura amiche.
Domani contro il Lecce non ci saranno fischi all’ingresso in campo; ci sarà il consueto sostegno convinto per un ultimo sforzo collettivo prima della sosta, necessario per restare agganciati al sogno Champions. Poi il calendario si farà durissimo, con la Pasqua e la sfida contro l’Inter a San Siro. L’Olimpico ha già fatto la sua scelta: prima spinge, poi giudica. Ora la palla passa alla squadra, chiamata a rispondere con carattere e risultati. A Trigoria lo sanno bene: certi amori non finiscono, ma pretendono rispetto.
