Dalla rivoluzione alla conservazione. Tutto in trenta giorni, sperando che la memoria non faccia parte delle qualità dei tifosi. Dalla rivoluzione, via tutti, basta con la banda del sesto posto, i rinnovi contrattuali se li possono dimenticare, alla conservazione di tutti o quasi, compresi i quattro, Pellegrini, Dybala, Celik ed El Shaarawy, che il prossimo trenta giugno a oggi sarebbero disoccupati, e lo diciamo con il massimo rispetto dei disoccupati veri.
La rivoluzione era stata suggerita dalla stessa Roma dopo la dura sconfitta a San Siro contro l‘Inter (5 aprile), una cinquina (a due) incassata soprattutto in un brutto secondo tempo da una Roma che sembrava non averne più mentalmente e fisicamente con tanto di infermeria con i letti nel corridoio. Era stata la Roma a suggerirla ufficiosamente (roba tiro il sasso e nascondo la mano) con un giro di telefonate in cui ai chiamati che non profferivano parola perché capaci soltanto di obbedire, spiegava come la proprietà si era stancata di questo gruppo e che aveva deciso di cambiare tutto e tutti. Insomma un anticipo di rivoluzione che, magari sarà la nostra malizia, a noi era sembrato figlio degli umori di una tifoseria che aveva manifestato, tra social e telefonate alle tanto vituperate radio romane a tinte giallorosse, un malcontento generalizzato per un’altra stagione che sembrava destinata (e sembra ancora per la verità anche se gli ultimi duecentosettanta minuti possono ancora cambiare il bilancio finale) a concludersi al motto ormai datato, per la Champions League sarà per il prossimo anno. Così parlò, si fa per dire, la proprietà.
Trenta giorni dopo, ovvero questi giorni, la situazione, almeno dal punto di vista del Gasp, sembra radicalmente cambiata. Ovvero, la squadra è forte, il gruppo è solido, rinnoviamo i quattro in scadenza, c’è bisogno solo di tre-quattro acquisti mirati, alla Malen o Wesley (dove si firma?) per andare all’attacco delle prime quattro posizioni, compresa la prima. Così con Pellegrini la trattativa è stata aperta da un pezzo, Dybala ha mandato più di un segnale che il Boca può attendere, il bluff del procuratore di Celik che sosteneva come la Juve (e non solo) fosse disposta a garantirgli uno stipendio netto da quattro milioni di euro a stagione è stato smascherato, il Faraone può essere ancora utile nelle rotazioni di una Roma che vuole migliorare il livello medio della qualità della rosa. Il tutto griffato Gasperini che, a quanto dicono i bene informati, vorrebbe la conferma di tutti e quattro (a cifre inferiori sia chiaro rispetto a quelle garantite dal contratto in corso e che andrà in scadenza il prossimo trenta giugno). In pratica l’esatto opposto di quello che, appena trenta giorni fa, la proprietà ha fatto sapere (sempre ufficiosamente) al mondo.
In questa sede ci interessa relativamente chi ha ragione, anche se chi scrive la pensa più come il Gasp, pure per una questione di visione del mercato a trecentosessanta gradi e per una questione economica che non può essere certo secondaria considerando le criticità dei conti giallorossi. Quello che oggi ci interessa di più e ci preoccupa, è constatare come tra i padroni e l’allenatore non ci sia sintonia, come se ancora non si fossero capiti, come è capitato all’inizio della passata stagione come ci è stato spiegato nei giorni dallo stesso allenatore. In più c’è da farsi un’ulteriore domanda: qualsiasi strada si scegliesse, quale direttore sportivo farebbe le operazioni, rinnovi compresi? Massara è stato (colpevolmente a nostro giudizio) delegittimato da tempo dall’allenatore, tutti dicono che sia in uscita, ma non si sa chi arriverà (D’Amico?). Il risultato è che per il terzo anno consecutivo la Roma si troverà a scegliere un ds a giugno. In sostanza, un disastro.
Intanto Dan e Ryan stanno studiando cosa vuol dire rivoluzione, baby Corbin è a Trigoria come uno studente al primo giorno di scuola, Gasperini è in attesa di chiarezza poi penserà lui a farla, i tifosi si interrogano sul futuro prossimo che potrebbe regalare un sorriso e lontano che, al contrario, potrebbe regalare nuove delusioni.
A chi scrive, un tifoso romanista prima ancora che un giornalista, questa situazione preoccupa assai. A voi?
