Time Out di Piero Torri – Din, don, Dan

Dan Friedkin fuori l'Hotel Cavalieri

Credit: Gino Mancini

Pubblicato il:   27 Marzo 2026

Din, don, Dan. Da intendersi come un campanello, anzi campanone, d’allarme che da qualche mese rintocca all’interno di Trigoria. Del din ce ne possiamo pure fregare, il don lo lasciamo volentieri agli innamorati dei Promessi Sposi, al contrario Dan è al centro del nostro interesse. Perché altri non può essere che il grande capo della Roma, mister Friedkin da Houston, il presidente che c’è ma non si vede. Ogni tanto manda in avanscoperta il figlio Ryan, ma di lui da tempo non c’è traccia anche se da Trigoria assicurano che è sempre o quasi presente quando va in onda una di quelle call che ormai vanno tanto di moda e sembrano in grado di aggiustare tutto, anche se a noi la cosa convince poco.

La situazione, però, almeno per come la vediamo noi, avrebbe bisogno dell’intervento del numero uno, del presidentissimo di cui non si conosce la voce, ma che in questi quasi sei anni di Roma non ha tenuto in tasca un portafoglio che non ha bisogno di presentazioni (ultimo dato conosciuto: patrimonio di quasi dodici miliardi di dollari) visto che nella Roma il suo gruppo fin qui ha investito una cifra intorno al miliardo di euro. Cifra che dovrebbe far pensare a un impegno costante nei confronti di un asset così importante, altro che vanity asset. E invece mister Dan si fa desiderare, non è sbarcato nella nostra città neppure in occasione della presentazione del progetto definitivo (o quasi) di quello che dovrà essere lo stadio della Roma, cosa oltretutto che non ha fatto molto piacere alle istituzioni, in particolare al Sindaco che avrebbe gradito una presentazione in pompa magna per poter dire, almeno, lo stadio con me si fa. Niente. Dan non si è visto. Così, come, non si è visto, figuratevi sentito, quando sono cominciate a fiorire le voci circa dissapori interni alla Roma. Gasperini e le sue ambizioni da una parte, Ranieri e Massara dall’altra in un clima che progressivamente è andato anche oltre una crisi di nervi. Neppure i richiami di Gasperini (come quando durante il mercato ha dato i meriti dell’arrivo di Malen al figlio Ryan presente a Trigoria) lo hanno convinto a tornare in una Roma in cui per tre anni è stato quasi sempre presente, con tanto di splendido attico ai Parioli.

Eppure le circostanze avrebbero consigliato una presenza del presidente in un momento in cui la triade a cui ha affidato il progetto con vista sul tanto atteso centenario era ai ferri corti, lo stadio stava vivendo giorni decisivi e la squadra era in un momento di difficoltà dopo un avvio anche al di sopra delle più rosee aspettative (si ricordi che alla dodicesima giornata la Roma era sola in testa al campionato con due punti di vantaggio su Napoli e Inter). Niente, Dan non si è fatto vedere e continua a non farsi vedere, dicono che siano sufficienti le call. Certo, è un imprenditore con mille interessi, dall’auto al turismo, dal cinema al calcio, ma a noi continua a risultare strana questa prolungata assenza.

Ora, pare, che i rapporti, almeno quelli di facciata, a Trigoria si siano un pizzico rasserenati. Ma resta il fatto che una presenza di Dan di sicuro attenuerebbe il campanone d’allarme alla vigilia di un’estate che si presenta complessa tra bilancio e mercato da fare avendo, come vuole Gasperini, l’obiettivo di continuare con la rivoluzione tecnica. Il centenario è alle porte. Sarebbe il caso di festeggiarlo facendo la voce grossa. In campo e fuori.

Categorie:   Editoriali
Tags:   Time Out

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