Voglio partire da Ernesto Alicicco. Se non altro per ricordarlo con quell’affetto reciproco che ci siamo sempre riconosciuti per almeno trent’anni. Per i tifosi e i lettori più giovani, devo forse ricordare chi è stato Ernesto che già dal nome mi piaceva perché mi faceva pensare al Che. Dunque, Ernesto Alicicco, tra le mille altre cose che ha fatto nella sua vita, è stato per ventitre anni il medico sociale della Roma, l’inizio nel 1978, l’addio nel 2001, in pratica attraversando il periodo migliore dei quasi cento anni della nostra storia giallorossa. Ha vissuto un calcio molto diverso da quello azienda con cui oggi ci troviamo a confrontarci, ma rimane un pezzo di storia importante della Roma. Tanto per ricordare un episodio, è stato il medico che, insieme all’altro, indimenticabile, massaggiatore (oggi si dice fisioterapista) Giorgio Rossi, salvò Manfredonia in campo dopo un malore che poteva essere fatale. In quegli anni, il medico sociale diventava un po’ come il medico di famiglia, con i calciatori si instaurava un rapporto che andava molto oltre quello professionale. Nasceva una confidenza che oggi non esiste più. Al punto che anche i calciatori si prendevano delle licenze. Con Ernesto una in particolare. Quando durante un allenamento o una partita, un calciatore rimaneva a terra, Ernesto si precipitava dall’infortunato, sempre vestito della sola giacca, mai il cappotto, anche se la temperatura era sotto zero. Quando arrivava dal giocatore ko, spesso gli facevano una battuta, “Erne’, mi sono fatto male sul serio, va’ a chiama’ un medico”.
Crediamo che quella battuta che ho ricordato avvertendo insieme le emozioni della nostalgia e della malinconia, oggi sia di strettissima attualità. Ovvero “chiamate un medico”, davvero bravo un bel po’ volendo ricordare un verso di Ligabue.
Penso di non scoprire l’acqua calda dicendo che in questa stagione, tra i tanti problemi con cui la Roma ha dovuto fare i conti, c’è stato anche quello sanitario. E non parliamo in senso stretto degli infortuni che fanno parte del calcio, peraltro quest’anno di stop muscolari non è che ce ne siano stati tanti. Quello di cui vogliamo parlare sono diagnosi e prognosi che non sempre sono state un successo, cosa che in qualche occasione è stata sottolineata pure da Gasperini. Con alcuni calciatori, Dybala, Dovbyk e Ferguson, si è scelto di intervenire con terapie conservative che però hanno conservato soltanto gli infortuni. Il risultato è stato che alla fine tutti e tre sono finiti in sala operatoria, l’argentino con un mesetto di ritardo per la rottura del menisco esterno, l’ucraino con un paio di settimane di ritardo, l’irlandese con mesi di ritardo per una caviglia che probabilmente non era ok sin dalle classiche visite mediche che i calciatori svolgono all’inizio della stagione. L’ultimo caso, recentissimo, è quello che ha visto coinvolto Koné, un problema muscolare che si è tramutato in un autogol clamoroso. Il tutto dopo autolesionistiche scelte di mandarlo in campo, e su questo a Trigoria qualcuno racconta che anche Gasperini abbia spinto per farlo, nonostante la prudenza consigliata dai medici.
Il risultato di tutto questo è che la Roma sta affrontando la parte decisiva della stagione senza una buona parte del reparto offensivo e senza il suo centrocampista più forte. Un disastro, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Che qualcosa sia stata sbagliato, ci sembra una deduzione sin troppo facile da fare. Per questo adesso, più che disponibili ad ascoltare con attenzione le arringhe difensive dell’attuale staff medico, ricordando Ernesto Alicicco, ci viene da dire con forza “chiamate un medico”. Davvero bravo un bel po’.
