Gasperini-Ranieri, dualismo da risolvere: che cosa sappiamo

Photo Credit: Gino Mancini

Pubblicato il:   11 Aprile 2026

Di Peppe Lomonaco e Stefano Petrucci

È stato Claudio Ranieri a slatentizzare una tensione che covava da tempo, probabilmente con l’intenzione di trascinare Gian Piero Gasperini sul terreno della polemica. Un terreno che, però, l’allenatore ha scelto di non calcare.

La situazione vissuta oggi dalla AS Roma non è infatti un caso isolato, ma l’ennesima manifestazione di dinamiche già viste: quando all’interno di una società si crea una duplicità politica, lo scontro diventa inevitabile.

Una storia che si ripete

Negli ultimi anni, a Trigoria, i dualismi sono diventati quasi una costante:
• Tiago Pinto vs José Mourinho
• Lina Souloukou vs Daniele De Rossi
• Claudio Ranieri vs Florent Ghisolfi
• E ora: Claudio Ranieri vs Gian Piero Gasperini

Dualismi che ciclicamente si ricreano sotto la gestione dei Dan e Ryan Friedkin. Ed è difficile non pensare che, dietro questa ripetitività, esista una responsabilità strutturale della proprietà.

Dallo scontro indiretto a quello diretto

La battaglia, in origine, non era nemmeno frontale. Riguardava Gasperini e due figure scelte da Ranieri, secondo il proverbiale “parlare a nuora perché suocera intenda”.

Prima il direttore sportivo Frederic Massara, sul tema del mercato.
Poi il medico e uomo di fiducia di Ranieri, il dottor Petrucci, chiamato indirettamente in causa per la gestione dei numerosi infortuni.
Messaggi indiretti, segnali, frecciate.
Oggi, però, il confronto è cambiato natura.

Scontro a mezzo stampa

Lo scontro è diventato diretto. Pubblico. A mezzo stampa.
Ed è partito proprio da Ranieri, figura storicamente poco incline a polemiche di questo tipo. Un elemento che rende l’episodio ancora più significativo.

La sensazione è che Sir Claudio sia stato esasperato dalla conferenza stampa di Gasperini alla vigilia della sfida contro il Pisa.
In quell’occasione, il tecnico è tornato ad attribuirsi i meriti del mercato, prendendo le distanze dagli errori e lasciando intendere che le responsabilità ricadano su altri.
Parole che, inevitabilmente, hanno innescato la reazione.

Strategia o rottura?

A questo punto resta da capire se l’uscita di Ranieri sia stata condivisa con la proprietà oppure rappresenti una presa di posizione personale.
Perché la differenza è enorme.

Se Dan e Ryan Friedkin fossero stati d’accordo con Ranieri, autorizzandolo — seppur non pubblicamente ma sotto traccia — a esporsi con questo sfogo a mezzo stampa, allora il segnale sarebbe chiaro: la proprietà avrebbe già scelto una linea, e paradossalmente quella linea finirebbe per rafforzare la posizione di Gasperini, legittimando uno scontro funzionale a ridefinire gli equilibri interni.

Se viceversa le dichiarazioni di Ranieri fossero autonome e slegate, il discorso cambierebbe radicalmente. Conoscendo la discrezione e l’attenzione quasi maniacale dei Friedkin per la riservatezza, un’uscita pubblica di questo tipo rischierebbe di trasformarsi in un autogol per lo stesso Ranieri.

Ad oggi, a noi viene raccontato che si tratti di un’iniziativa privata. Ma è un aspetto che, inevitabilmente, andrà verificato.

Ranieri sembra arrivato a un punto della carriera in cui non è più disposto ad accettare compromessi. Il messaggio è chiaro: non una semplice autonomia operativa, ma un ruolo di guida totale, con la possibilità di incidere in modo determinante su tutte le scelte.

Gasperini resta sopra la linea

Dall’altra parte, Gasperini ha scelto una linea opposta: niente polemiche, nessuna risposta diretta, invito a un confronto privato.
Un atteggiamento che, almeno nel breve periodo, lo rafforza. Perché evita lo scontro frontale e lo sposta su un piano più istituzionale, lasciando eventualmente a Ranieri il peso della polemica pubblica.

Un copione già visto

E allora torna il punto iniziale. Non è la prima volta. E forse non è nemmeno un caso.

Quando dinamiche simili si ripetono con questa frequenza, diventa difficile attribuirle solo alle personalità coinvolte. Più plausibile pensare a un modello gestionale che, volontariamente o meno, favorisce la creazione di queste fratture.

E alla fine…

Il prossimo passo sarà inevitabilmente un confronto diretto. Con la proprietà sullo sfondo. Perché alla fine, nel calcio come nella storia, quando due visioni così forti entrano in collisione, raramente convivono a lungo. E allora la domanda resta sospesa: equilibrio o resa dei conti?
Perché, ancora una volta, potrebbe davvero restarne soltanto uno.

Categorie:   Editoriali

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