Credimi, averti incontrato è stata una fortuna. Pino Daniele parlava di una donna, ma a Gian Piero Gasperini dev’essere venuta in mente una frase simile quando ha conosciuto Donyell Malen. L’attaccante si è preso la Roma nel giro di un tempo. Anzi, di ventisei minuti. Tanti ne sono bastati alla punta contro il Torino all’esordio per trovare prima un gol annullato, poi uno buono. Non si è più fermato. L’ex Aston Villa chiude la sua prima metà di anno in giallorosso a quota 15 reti totali e con il record di gol – quattordici – in un girone di ritorno d’esordio in Serie A.
La previsione di Gasp e l’approdo al mondiale
Gasperini aveva avvertito tutti del livello di Malen, ricordando a molti delle sue statistiche impressionanti anche in nazionale. E proprio il fatto di volersi assicurare una maglia da titolare con l’Olanda per la Coppa del Mondo in corso era stato un fattore nella scelta di volersi trasferire a Roma. Detto fatto, il CT non solo lo convoca, gli dà la maglia da titolare nelle prime due partite, quelle contro Giappone e Svezia. Che giocatore abbiamo visto sin qui al mondiale? Che cosa c’è del Malen giallorosso nel Malen versione USA?
Donyell è ancora a quota zero in quello che è il secondo attacco della competizione. Nello specifico, esordio contro il Giappone da prima punta e match contro la Svezia giocato da esterno destro. Sul posizionamento torneremo tra poco, intanto focalizziamoci sui numeri. Nonostante qualche critica portata da chi sostiene che fare l’attaccante in Serie A sia più facile che farlo altrove, le statistiche del quattordici giallorosso non sono affatto preoccupanti.
Contro la squadra del Sol Levante sfiora il gol in occasione di un corner svettando e facendosi neutralizzare con un bagher pallavolistico il colpo di testa da Suzuki, poi è protagonista di una partita da venti tocchi e un raggio d’azione piuttosto spostato verso il centro del campo. Undici palle perse, è vero, ma la sensazione di essere comunque sempre nel vivo del gioco. Contro la Svezia viene sostituito all’intervallo, e giù a criticare. In realtà, la decisione di Koeman non è dettata da motivazioni legate al rendimento di Malen. C’è una spiegazione tattica, e il CT l’ha chiarita al triplice fischio: “I nostri esterni continuavano a pressare il loro difensore centrale, mentre di solito sono i numeri 9 e 10 a farlo. Di conseguenza, ci siamo trovati in seri guai un paio di volte”.
Troppo poco per preoccuparsi: serve godersi Malen
Insomma, lo score dell’ex Borussia non sembra essere un tema tra gli Orange, figuriamoci se deve esserlo a Roma. A maggior ragione perché nel confronto tra club giallorosso e Olanda per zona d’impiego e compiti in campo si tratta praticamente di due giocatori distinti.


Con la guida di Gasperini le heatmap raccontano un giocatore che vive con i piedi nell’area di rigore avversaria, e che in ogni momento della gara è sul punto di bruciare la linea delle difese avversarie. Con Koeman le richieste sono diverse. Aumentano, e di parecchio, i tocchi effettuati tra metà campo e la trequarti offensiva, si riducono gli strappi verso la porta. Questo per favorire la vena realizzativa degli altri elementi dell’attacco della nazionale, Gakpo e Brobbey su tutti. Nella Roma della stagione appena terminata una proposta simile sembrava essere praticamente inattuabile, vista la poca ispirazione in zona gol dei compagni d’attacco. Anche per questo acquistare Greenwood o un simil-Greenwood può costituire davvero uno step chiave per questa squadra. Nel frattempo ci si può almeno godere Donyell Malen. Averlo incontrato è stata una fortuna.
