L’ex portiere giallorosso Julio Sergio è intervenuto in diretta ai microfoni di Manà Manà Sport Roma direttamente dal Brasile. Tanti i temi trattati: dal Mondiale a 48 squadre alla prima gara del Brasile di Ancelotti, fino al momento magico della Roma di Gasperini, soffermandosi sulle prestazioni di Wesley e Mile Svilar.
Il Mondiale a 48 squadre e l’esordio del Brasile di Ancelotti
Julio Sergio, sei in Brasile in questo momento. Hai visto la prima partita del Brasile di Ancelotti? Com’è andata contro il Marocco? “Sì, l’ho vista insieme ai miei amici. Abbiamo sofferto un po’, ma ci sta. Il Marocco non è una nazionale che attira tantissima attenzione mediatica, ma gioca un bel calcio e ha grandi individualità, quindi ha messo sicuramente in difficoltà il Brasile.”
In generale, qual è la tua impressione su questo Mondiale? Sei d’accordo con la formula a 48 squadre? “Sappiamo che nel mondo del calcio il gioco sul campo è solo l’ultima parte. C’è sempre la politica, c’è il business e ci sono tante altre cose che servono a far girare il denaro necessario per i club e per pagare i giocatori. Vediamo come andrà dopo questa prima fase, ma sono riforme che non torneranno indietro, ormai sarà sempre così.”
Che percezione c’è in Brasile della nazionale di Ancelotti? Hanno fatto rumore alcune assenze, come quella di João Pedro del Chelsea, sostituito da Santiago, o quella di Wesley. “L’assenza di Wesley pesa tanto. Ha fatto benissimo quest’anno, è un giocatore capace di fare tutta la fascia per 90-100 minuti mantenendo la stessa qualità, e in rosa non abbiamo un calciatore con le sue stesse caratteristiche. Poi è difficile parlare del singolo: in Brasile c’è tantissima qualità individuale e ci sono molti giocatori che possono ambire alla nazionale. Il mister ha fatto le sue scelte in base a ciò che si aspettava dalla squadra. Il lavoro dell’allenatore finisce due ore prima della partita, poi spetta ai calciatori entrare in campo e risolvere i problemi. Finora, però, a livello di gioco di squadra non si sono viste grandissime cose.”
Sulla convocazione di Neymar come ti poni? A Vinicius manca ancora qualcosa per raggiungere il suo status? “Per me Neymar è l’ultimo fuoriclasse assoluto che abbiamo avuto in Brasile. Se c’è la possibilità di averlo anche solo per 15-20 minuti in una partita bloccata, io lo avrei portato, proprio come ha fatto il mister. Anche se non è al massimo della forma da tempo, è uno che può fare la differenza con una giocata, come abbiamo visto nella partita contro la Spagna. Ormai non ci sono più squadre contro cui il risultato è scontato. Vinicius? Al Real Madrid fa sempre benissimo, ma con la nazionale non è ancora riuscito a esprimersi allo stesso livello. È la differenza principale rispetto al passato: oggi molti brasiliani fanno grandi cose nei rispettivi club, ma quando si uniscono in nazionale non riescono ancora a dimostrare lo stesso valore.”
Il pianeta Roma: il futuro di Wesley e l’esplosione di Svilar
Torniamo a Wesley. Ti aspettavi un impatto così devastante in Serie A? “Lui ha caratteristiche importanti. Poi, ovviamente, il mister è stato bravissimo a cambiargli ruolo per necessità e lui si è trovato a meraviglia. È un po’ quello che successe a Mancini o a Taddei quando arrivarono in Italia modificando la loro posizione originale. Sapevo che Wesley aveva gamba e voglia: mette sempre il cuore e l’anima in campo. Non direi che è stata una sorpresa totale, ma è stato molto rapido e intelligente ad approfittare della fiducia dell’allenatore.”
Se dovessi dare un consiglio a Wesley, visto l’interesse di top club come il Real Madrid, gli suggeriresti di restare un altro anno a Roma sotto la cura di Gian Piero Gasperini o è già pronto per il grande salto? “È difficile dare consigli. La Roma è una squadra importante, è tornata alla grande in Champions League e ha investito una bella cifra su di lui. Però quando parliamo di Real Madrid o Manchester City parliamo del top del calcio mondiale. Il ragazzo si è ambientato bene, a Trigoria mi hanno confermato che la famiglia si trova benissimo. Il rischio quando cambi per andare in questi top club è di non giocare con continuità, faticando a esprimere il tuo valore. Forse fare un altro anno a Roma consolidandosi ad alti livelli non sarebbe male, poi se arriverà un’offerta economica irrinunciabile farà il bene sia del ragazzo che della Roma. Vedremo cosa succederà.”
Hai visitato Trigoria di recente. Che ambiente hai trovato in vista della prossima Champions League? “L’ambiente migliore possibile. È stato un capolavoro di tutti: allenatore, giocatori e società. Ora si ricomincia per dare continuità a quanto fatto nello scorso campionato. C’è grande aspettativa. Sappiamo che sarà difficilissimo perché affronteremo squadre più abituate a questa competizione, ma sono sicuro che il mister metterà in campo una squadra molto competitiva in grado di regalare belle sorprese.”
A Trigoria hai parlato anche con Mile Svilar, elogiando le sue parate. In cosa lo vedi più forte e dove può migliorare? Magari nel gioco con i piedi? “Lui fa la cosa più importante per un portiere: para e porta punti a casa, come ha dimostrato anche nell’ultima partita con un grande intervento. È un portiere molto reattivo, ha una bellissima fisicità ed è un ragazzo educato, disponibile, che ha capito subito cosa significa essere il portiere della Roma. Avere un portiere che dà questa sicurezza rende più tranquilli anche i difensori. Ovviamente può migliorare con i piedi o nelle uscite alte, ma questo vale per tutti. Oggi il calcio è velocissimo, hai millesimi di secondo per decidere. Non so quali siano i suoi limiti, ha la testa e il fisico giusti per fare sempre meglio.”
Anche Svilar, come successe a te, è stato travolto dalla passione dei tifosi romanisti. Penso ad esempio ai festeggiamenti al rientro da Verona. “Questo succede per quello che dai sul campo, non perché siamo belli o carini. Succede quando fai il tuo dovere. Con me accadde dopo quella partita a Brescia, dopo i derby… si creò un legame fortissimo, nonostante io abbia giocato poco più di 70 partite con la Roma, che non sono tantissime se calcoliamo il tempo in cui sono rimasto. Per Svilar è la stessa cosa: è entrato in un momento in cui nessuno se lo aspettava, ha sfoderato grandissime prestazioni e la gente lo apprezza perché fa vincere la squadra. Sbaglierà anche lui perché nessuno è perfetto, ma ha già dimostrato di essere una garanzia.”
Il calciomercato e il legame Brasile-Roma
La Roma deve completare alcune cessioni entro il 30 giugno per il Settlement Agreement, ma Svilar è inamovibile. Sul fronte entrate è stato ufficializzato D’Amico come DS. C’è qualche talento in Brasile che consiglieresti? “D’Amico è un direttore esperto che ha già fatto grandissime campagne acquisti, saprà sicuramente chi scegliere. In Brasile ci sono giovani interessanti che possono fare bene, così come altri che giocano già in Europa. Io adesso faccio questo lavoro (l’agente/intermediario, ndr) quindi non posso scoprire le carte in pubblico, altrimenti il mio lavoro finisce e io ho bisogno di campare! Battute a parte, in questo Mondiale ci saranno sorprese da nazionali minori e giocatori che si metteranno in mostra. Il mio obiettivo attuale è proprio questo: riportare i brasiliani più forti in Italia. Un tempo in Serie A eravamo tantissimi, oggi molti di meno. I brasiliani mancano all’Italia, è un calcio in cui si trovano benissimo.”
A proposito di portieri brasiliani, in passato è transitato da Roma anche Renato Marin, poi andato al PSG. Poteva essere un potenziale Svilar? “Sì, ma ormai fa parte del passato e non so cosa sia successo di preciso. Il ragazzo è andato via, adesso è a Parigi, è fresco di Champions e sta molto bene lì. Noi cerchiamo di guardare avanti per trovare altri profili validi. Secondo me è comunque un portiere forte con un grande futuro davanti.”
Un’ultima curiosità: girando per il Brasile, hai notato un rinnovato affetto per la Roma anche grazie alla presenza di Wesley? “Questo è normale. Tra i brasiliani e la Roma c’è un legame storico: pensiamo a Falcão, Aldair, Renato Portaluppi… Quando giocavo io, in un determinato periodo eravamo ben otto brasiliani nello spogliatoio. Oggi purtroppo c’è solo Wesley. In Brasile si parla molto di Milan, Inter e Juventus, ma la Roma viene subito dopo. Il Napoli forse è più amato in Argentina per via di Maradona, ma la Roma ha un grandissimo fascino. Spesso vado in giro anche nella mia città, che è piccolina rispetto a San Paolo o Rio de Janeiro, e vedo magliette della Roma. C’è ammirazione sia per la squadra sia per la città: tutti i brasiliani sognano di visitare Roma per la sua storia. Anche i calciatori hanno sempre una voglia matta di venire a Roma per fare bene.”
