Julio Sergio, ex portiere giallorosso, è intervenuto ai microfoni di Manà Manà Sport Roma. Di seguito le sue parole.
Ci ha fatto piacere rivederti all’Olimpico. A un derby è legato l’episodio più importante della tua carriera.
“Ho portato fortuna, devo venire più spesso. Mi ha fatto piacere era tanto che non venivo. Andare sotto la Sud è stato molto piacevole”.
Ranieri è stato l’allenatore più importante per la tua carriera?
“Lui mi ha dato il posto da titolare, ovviamente la fiducia l’ho ripagata con buone prestazioni. Sono stati anni bellissimi, dove ho fatto un’esperienza incredibile”.
Hai vinto due derby su due, come quest’anno, dove tu hai fatto una parata eccezionale sul tiro di Mauri.
“Quella è una parata che ha calmato la piazza. Tanti non capivano cosa potevo fare. Quell’anno ho fatto molto bene e abbiamo fatto una rimonta importante. Il calcio non si spiega, però è stato un anno bellissimo”.
Che idea ti sei fatto di Svilar?
“Ho avuto modo di conoscerlo di persona, ci ho parlato. Mi ha fatto un’ottima impressione, un ragazzo tranquillo e sempre concentrato. Lui sta facendo molto bene, il calcio italiano è difficile e tattico anche per il portiere. Lui è molto regolare, può migliorare su qualche uscita. Per me è un portiere completo, può migliorare, ma oggi è già un top player, ha ancora 10 anni di alto livello davanti a lui”.
Che cos’è che ha allontanato Ranieri dalla Roma secondo te?
“Il Mister è un signore. Nel calcio ci sono dinamiche interne e non possiamo sapere cos’è successo. Nel mondo del calcio sono tutti esperti e il mister ha fatto capire che sa fare tutto, con Leicester, Roma e Juventus. Spero possa fare quello che voglia. Se andrà in nazionale sarà una figura importante. Altro non ti posso dire, vivendo in Brasile, è difficile capire tutto quello che succede e non posso dare parere”.
Che idea ti sei fatto della Roma di Gasperini?
“Sicuramente ha fatto tanto a livello tattico, è riuscita a fare anche vittorie importanti. Il mister ha sfruttato il 100% dei ragazzi. Domenica se vinciamo andiamo in Champions League. Sarebbe un capolavoro, anche per i giocatori che hanno messo tutto”.
Tra poco ci saranno i Mondiali: Ancelotti è il segreto per tornare al vertice del mondo? Cosa manca a questo Brasile per arrivare al livello di Francia e Argentina?
“Ancelotti in Brasile è uno che mancava. Primo allenatore straniero, ha vinto ovunque. Ha preso una nazionale che poche volte è andata in difficoltà come in questi ultimi anni. Abbiamo ottimi giocatori individualmente. Quelli che ancora devono diventare top player. Abbiamo Vinicius che ha vinto il pallone d’oro. Se il mister riesce a farla diventare una squadra sono fortissimi. Non sarà facile. Se questa squadra riesce a trovare fiducia è una squadra in grado di vincere. Poi ci sono partite difficile. Non ci sono tanti giocatori che possono fare differenza da solo. C’è la Francia che ha due squadre, il Portogallo e l’Inghilterra possono fare bene. Per me il Brasile ha la qualità individuale più forte”.
Chi giocherà in attacco?
“Luis Henrique da una parte, Raphinha dall’altra con Vinicius e Thiago. Un 4-2-4, punta a vincere. Sa che può farlo. Non so se Paquetà partirà dal primo minuto, magari giocherà Guimaraes”.
Alisson è ancora titolare?
“Per me sì, anche se è stato parecchio infortunato, però è il portiere più forte che abbiamo”.
Ibanez nella Capitale ha sbagliato l’unica partita che non si deve sbagliare, ma è un giocatore che oggi manca alla Roma per caratteristiche.
“Lui è un grande giocatore, in Brasile dicono che possa fare il terzino. Lui è stato convocato perché può fare più di un ruolo. Può dare tanto alla nazionale”.
A destra gioca Wesley?
“Sicuramente, lui è il titolare, se serve un giocatore difensivo c’è Danilo. C’è anche Alex Sandro”.
Con chi sei contatto della Roma di Ranieri?
“Parlo spesso con Castan, Taddei, Simplicio, Dodò. Juan è in nazionale. Poi mi scrivo a volte con Francesco (Totti, ndr), Cassetti. Ogni tanto qualche altro giocatore, come Pizarro. Ognuno sta facendo la sua vita, i social sono importanti. Perrotta lo sento ogni tanto. Eravamo un bel gruppo. Sono stato 8 anni lì. Abbiamo preso quattro cinque volte il secondo posto, De Rossi sta facendo bene come allenatore”.
Hai mai pensato di fare l’allenatore?
“Ho iniziato, ma ho avuto un problema nella vita che mi ha costretto a cambiare mestiere, sono procuratore da 4 anni”.
Conceicao del Palmeiras com’è?
“Il Brasile ha un prezzo alto. Ci sono squadre che pagano stipendi alti, non abbiamo il fair play finanziario. Stanno cercando di far passare una legge per controllare debiti e plusvalenze. Se dovesse passare il calcio brasiliano cambierebbe drasticamente. Cerco di portare brasiliani in Italia, una volta erano tanti, adesso meno. Però ci sarà la possibilità di farlo”.
L’Italia ha una tradizione importante di brasiliani dopotutto.
“Mi ricordo che a Roma eravamo 8 brasiliani. Ci mancano i brasiliani in Italia. Cerchiamo di riportarli”.
Dopo l’infortunio a Brescia non sei più rientrato o sbaglio?
“Non sono più rientrato, ho avuto una frattura nel piede e i legamenti si sono stirati. Sono andato a Lecce e poi mi sono rotto il crociato. Sono tornato in Brasile, giocato tre mesi e ho dovuto fermarmi. Il corpo non ce la faceva più. Non è stato difficile smettere, perché non ero più contento di quello che potevo fare”.
In questo momento non c’è una tendenza di dire di certi ragazzi che sono campioni?
“Per me hai ragione, ma è anche una questione generazionale. Se fai una cosa piccola con i social diventa grossa. Fai una bella partita, ma poi ti devi confermare, perché il calcio ogni domenica devi dimostrare di essere un campione. C’è tanto lavoro da fare per far capire ai giovani che per diventare come Messi e Totti ci vogliono 25 anni di cose incredibili. Dobbiamo stare attenti, ma questo è anche il mio lavoro. Devo far capire che il calcio è bellissimo, ma dobbiamo essere professionisti per fare bene a lungo”.
