TIME OUT – Gasperini e la bicicletta

Photocredit: Gino Mancini

Pubblicato il:   26 Aprile 2026

Dieci mesi. Tanto è durata la triade tecnica romanista, Ranieri senior advisor, Massara direttore sportivo, Gasperini in panchina. Triade che tutti, nessuno si senta escluso, avevano applaudito come mossa illuminata di una proprietà che, almeno questa è la nostra impressione, continua a muoversi nel calcio senza aver capito bene come funziona. E dopo sei anni questa cosa non può che preoccupare pensando pure al prossimo futuro.

I tre non hanno funzionato. E in questo senso penso che nessuno può essere esente da colpe ed errori. Tra loro non è mai nata un minimo di alchimia. Anzi sin da subito si doveva capire che i tre non erano fatti per stare insieme. Già nel settembre scorso, dopo la conclusione di un mercato estivo portato avanti tra mille difficoltà e divergenze tecniche piuttosto profonde, basti pensare alla vicenda Sancho, le cose si erano deteriorate. Al punto che Ranieri, cioè sir Claudio, l’uomo e l’allenatore che nel mondo del calcio è stato sempre riconosciuto come un signore, girava per Trigoria dicendo che l’aver indicato Gasperini come suo erede sulla panchina del cuore si stava rivelando l’errore più grande della sua carriera.

Con Gasperini che, dal canto suo, lamentava con la proprietà la poca presenza del consulente della famiglia texana, altra cosa che ha fatto imbufalire sor Claudio. L’aver fatto finta di nulla da parte di una proprietà che da troppi mesi si è rintanata nel suo bunker chissà dove senza più presentarsi a Trigoria, è stato l’errore più grossolano e colpevole che potesse fare. Aver lasciato stare, decidere di non decidere, lasciare che le cose andassero avanti sperando che potessero rimettersi a posto da sole, è stato non solo autolesionistico ma talmente sbagliato da portare alla crisi senza ritorno scatenata dalle dichiarazioni di Ranieri a pochi minuti dal via della sfida di campionato contro il Pisa.

A quel punto non si poteva più fare niente, o uno o l’altro, non c’era più una terza via da percorrere per rimettere insieme i cocci di una triade che non è mai stata tale. O l’uno o l’altro, non c’erano altre possibilità. E a tutto questo si deve aggiungere come si possa fare ad andare avanti con Massara ds, non per disistima nei confronti del dirigente, anzi, quanto per una realtà che lo stesso Gasp ha tenuto a precisare nella conferenza stampa della vigilia della sfida contro il Bologna, spiegando come tra lui e il ds non fosse mai scattata la scintilla del feeling tecnico (e umano aggiungiamo noi).

I Friedkin, con i loro tempi, alla fine hanno deciso votando Gasperini. Decidendo di affidarsi totalmente al tecnico al quale hanno consegnato la Roma. Il quale, dal canto suo, voleva la bicicletta. Ora dovrà pedalare. Alla Pantani. Sapendo che il percorso è in salita e non sono più ammesse crisi. Sperando che sul mercato, come auspicato dallo stesso allenatore, gli si dia retta, magari in collaborazione con un nuovo direttore sportivo in grado di accontentarlo senza se e senza ma. Giuntoli? Manna? D’Amico? Paratici? Questi i quattro nomi che il Gasp avrebbe indicato. Chiunque sarà, dovrà ubbidire al tecnico. E’ lui che guida la bicicletta e, come minimo, la prossima stagione dovrà brindare alla Champions League. Altrimenti il rischio è che il Gasp non trovi più la bicicletta.

Categorie:   Editoriali
Tags:   Gasperini

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