Udinese-Roma 1-0: le pagelle di Stefano Petrucci

Photo Credit: Gino Mancini

Pubblicato il:   2 Febbraio 2026

Al Bluenergy Stadium arriva l’8° sconfitta in campionato per la Roma, che si deve arrendere all’Udinese a causa del gol di Ekkelenkamp. Di seguito le pagelle di Stefano Petrucci

Svilar 5,5

Il talento di Atta scopre la sua abilità al 7’: perfetto il tuffo con cui devia in angolo il destro micidiale scagliato dal francese dal limite. Purtroppo non sa proprio ripetersi, dopo quasi un tempo intero, sulla velenosa punizione di Ekkelenkamp beffardamente deviata dalla schiena di Malen: troppo lento nello spostarsi sulla sua sinistra sulla carambola dell’olandese sporcata involontariamente dal suo connazionale. Ekkelenkamp ci riprova al 75’, insidioso come un’aspide su calcio piazzato, ma Mile c’è. Peccato, però, che la frittata ormai sia fatta.

MANCINI 6

Alterna cose buone a grandi sofferenze, in qualche modo specchio della sua squadra. Formidabile l’anticipo a sbarrare la strada allo scatenato Ekkelenkamp, al 26’, meno alcune chiusure sballate sugli arrembaggi degli incursori bianconeri, che Runjaic alterna praticamente senza posizioni fisse. Ferito come un boxeur alla mezzora in uno scontro con Atta, rientra incerottato senza problemi: qualche altro suo compagno avrebbe chiesto un ricovero d’urgenza. L’irruenza di Davis gli costa un discutibilissimo giallo e un’ancora più discutibile punizione al 48’: da lì, sotto le proteste di Gasperini, nasce il gol dell’Udinese. Prova disperatamente a strappare il pari a recupero quasi esaurito, girando da bomber il pallone sul quale Okoye ahinoi si supera deviando in angolo la sua botta.

N’DICKA 5,5

Il duello col tank Davis (finché i muscoli dell’inglese reggono) è al livello di un match tra pesi massimi. L’ivoriano non lo perde nei corpo-a-corpo, soffrendo molto di più quando il centravanti s’allarga a cercare spazio per linee esterne. Si incasina la vita dopo pochi minuti, toccando goffamente il pallone con la mano per fermare l’avversario, ma fortunatamente non perde la bussola. Dal 56’ deve vedersela col giovane Gueye che, rispetto a Davis, gli fa il solletico. Ma ormai la partita è purtroppo indirizzata.

HERMOSO 5,5

Il rientro-lampo serve alla Roma a rinforzare la trincea di fronte agli assalti non solo fisici di un’Udinese lontana anni-luce da quella travolta dalla Fiorentina a pochi giorni da Natale, ma tutto sommato non fa molto altro, in mezzo a una squadra mai abbastanza lucida.

GHILARDI 6 (per Hermoso dal 70’)

Entra con la determinazione e la fisicità che conosciamo. Più che a difendere, prova ad attaccare: crolla contrastato da Solet nell’area friulana (72’): tutto regolare per Sacchi e Var.

CELIK 5

L’africano Zemura non vale Zaniolo, che parte in panchina, ma la sua corsa sviluppata costantemente da sinistra al centro crea non pochi problemi, specie nella prima mezzora, al turco e alla Roma. Che, probabilmente stanco, resta ai margini del match senza alcun bagliore, stavolta incapace di difendere e spingere come nelle giornate di grazia.

TSIMIKAS 6 (per Celik dal 79’)

Entra bene, caricato dalla conferma fino a giugno. Spinge a sinistra con intensità, producendo tra l’altro la grande giocata – purtroppo in fuorigioco – che al minuto 90 porta Cristante allo stacco vincente per l’1 a 1, annullato da Sacchi e Var.

CRISTANTE 5

È dura rispondere con la razionalità e la freschezza necessarie a all’aggressività e alla velocità prodotte da Karlstrom e soci, lanciati in un pressing (per fortuna) a lungo senza sbocchi clamorosi, ma asfissiante anche nella capacità di cambiare costantemente il fronte d’assalto. Cerca per 95 minuti e passa una partita che non trova, troppo spesso anticipato dalla maggiore velocità degli avversari.

EL AYNAOUI 6

Vedi Cristante, rispetto al quale sembra peraltro più continuo e brillante. Mediani e trequarti udinesi non danno riferimenti precisi, fatta eccezione forse per la posizione centrale di Karlstrom, perno abile nell’interdizione quanto nell’impostazione: il franco-marocchino prova in ogni modo a rintuzzarne il moto perpetuo, battendosi col coltello tra i denti. Ammonito anche lui, con grande severità, per un contrasto su Karlstrom (50’), lascia gli ultimi minuti a Pisilli.

PISILLI s.v. (per El Aynaoui dal 79’)

Ci mette tutta la grinta e la voglia che ha in corpo, nel finale più rabbioso che lucido che vede la Roma (solo) a un passo dal pari.

WESLEY 6,5

Ehizibue lo sovrasta in altezza (1,89 contro 1,78), non certo in classe e capacità di spinta. Il suo sprint, unito alla caparbietà nei contrasti e nel recupero del pallone, fa rifiatare la Roma in un primo tempo che vede un’Udinese più determinata e incisiva. Una sua volata, quasi in apertura di ripresa, è chiusa da una conclusione defilata che Okoye sventa con un’improbabile respinta di piede. Continua a martellare l’out sinistro fino a quando Gasp non lo riporta a destra, inserendo Tsimikas. E anche da quella parte non molla, almeno lui.

SOULé 5,5

Le sue giocate, e la sua rapidità, sembrano per un tempo (brutto e difficile) l’unica vera risorsa della Roma in fase offensiva, in alterativa alle iniziative di Wesley sulla banda opposta. Cerca da subito il dialogo con Malen, spesso troppo isolato in mezzo ai watussi di Runjaic: c’è ancora lavoro da fare. Non lo aiuta l’intermittenza che deve assolutamente scollarsi di dosso, né l’aggressività dei giganteschi difensori di Runjaic.

VAZ s.v. (per Soulé dal 78’)

Subito steso da Kristensen con una spinta che ne abbatte lo scatto: Sacchi osserva senza scomporsi. Prova a rendersi utile almeno con la forza della sua giovinezza nel caotico tentativo di rimonta cercato dalla Roma: è lui ad andare a contrastare generosamente Zaniolo quando Svilar lascia la porta sguarnita, rischiando il tutto per tutto lanciandosi in attacco al 95’.

PELLEGRINI 5

Acciaccato e orfano di ispirazione, finisce subito incastrato sull’out sinistro, senza passo né idee utili a supportare la spinta continua di Wesley né a pescare Malen con una giocata. Non entra mai in partita fino a quando, ammonito per uno sgambetto ad Atta, Gasp non lo richiama in panchina.

VENTURINO s.v. (per Pellegrini al 67’)

Entra con vivacità e sfrontatezza, piazzandosi largo a destra, confermando per quanto può qualità non banali.

MALEN 5,5

Servono 22 minuti per vedergli arrivare un pallone giocabile. Non è un caso che, in assenza di Dybala (che guaio), gli arrivi da Soulé, col quale prova a tessere intese per ora tutt’altro che spontanee. Con una girata di destro non irresistibile, sempre su iniziativa di Soulé, impegna Okoye al 29’: è il primo tiro della Roma nello specchio. Debole ma utile a scuotere un po’ la sua verve piuttosto annacquata, all’ombra dei quasi due metri di Kristensen e di compagni che non lo cercano e che lui non sa trovare. Sfiora il pari con un destro ribattuto da Solet al 72’, unica conclusione doc di una partita non alla sua altezza, non trova varchi né guizzi nell’assedio finale.

GASPERINI 5

Anche lui deve arrendersi alla realtà che il gennaio della Roma è stato fin troppo pesante e che per fortuna a febbraio, in virtù del pari spuntato ad Atene, si giocherà solo una volta a settimana (altro che playoff “ininfluenti”…). L’ottava sconfitta e l’uscita, si spera provvisoria, dall’area Champions sono uno schiaffo pesante, a un passo dalla conclusione di un mercato che non lo vede certo fare salti di gioia, anzi. La Roma a Udine è parsa stanca e con idee scarsissime, orfana della classe di Dybala e della potenza di Koné. E nuovamente con enormi difficoltà a concludere a rete, a dispetto della presenza di Malen, moscio quanto isolato. Al gran lavoro espresso dall’allenatore sin qui manca ancora la magia del tocco che ha trasformato negli anni in cecchini spietati giocatori come Muriel, Zapata, Retegui e compagnia cantante: a oggi, bocciati Dovbyk e Ferguson, non c’è un attaccante che abbia dilatato il suo rendimento sotto porta. Guai se anche Malen, dopo il pirotecnico avvio di Torino, dovesse perdersi nel labirinto di una squadra spuntata.

ARBITRO: SACCHI 5

Juan Luca (Gianluca era troppo complicato) torna a dirigere la Roma un mese dopo Lecce. In Puglia non aveva fatto danni, a Udine certamente di più: discutibilissima, oltre a una serie di interpretazioni, la punizione assegnata a Davis e poi trasformata da Ekkellenkamp, e dalla sfiga, nel gol che ha deciso il match.

Categorie:   Pagelle
Tags:   Udinese-Roma

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