Atalanta 1-0 Roma: le pagelle di Stefano Petrucci

Photo Credit: Gino Mancini

Pubblicato il:   3 Gennaio 2026

Termina per 1-0 la sfida tra Atalanta e Roma a Bergamo. Di seguito le pagelle di Stefano Petrucci.

SVILAR 5

Con l’anno nuovo, il Mile che proprio non ti aspetti. La più brutta uscita della sua vita sblocca troppo presto (12’) il match a favore dell’Atalanta, su azione da calcio d’angolo: Scalvini, ex pupillo di Gasperini, mette in porta di petto con stacco da rivedere – è davvero corretto il contatto col portiere, non si aiuta con un braccio? – ma al Var ovviamente non hanno dubbi. 1 a 0 e palla al centro. E così finirà, purtroppo.

MANCINI 6,5

Il suo dna è ormai molto più romanista che atalantino (a Bergamo ha giocato due stagioni, a Roma gioca dal 2019) e in effetti va in campo, almeno lui, con la grinta del lupo. Dopo 45’ di sofferenze, fa valere il peso dell’esperienza tornando al centro della difesa, e controllando Scamacca, e poi Kristovic, con altra autorevolezza rispetto a Ziolkowski. Nel finale, si lancia in attacco a costruire un paio dei migliori tentativi di una squadra spuntata. Ammonito per un colpo a Zalewski, purtroppo non potrà giocare a Lecce.

ZIOLKOWSKI 5

Il terzo test consecutivo da vice N’dicka è decisamente il più duro. Scamacca è un pessimo cliente e lo mostra non soltanto con lo stacco imperioso sul cross di Bernasconi (28’) che porterebbe l’Atalanta sul 2-0 se il Var, miracolo, dopo un’interminabile revisione non cogliesse il fuorigioco in partenza dell’ex romanista. In cima a un primo tempo di troppi sbandamenti, Gasp lo richiama in panchina.

WESLEY 6 (per Ziolkowski dal 1’ s.t.)

Gasperini lo rischia nella ripresa. Parte a sinistra, poi torna a destra all’ingresso di Tsimikas. Più trattenuto del solito, ma quando si distende è un’altra storia. Suo il grande spunto che innesca la momentanea resurrezione di Dybala per una deviziaione finalmente pericolosa: ma il pari resta un miraggio. 

HERMOSO 5,5

Vai a sapere quanto lo limiti la pubalgia. Di certo gli incursori atalantini gli impongono una serata poco piacevole. Una sbracciata su Zalewski gli costerà la squalifica per Lecce, dove Gasperini, che non a caso ha chiesto un altro difensore centrale, senza tre titolari (compreso Ndicka) dovrà letteralmente inventarsi un reparto.

CELIK 5,5

Incrocia i muscoli di Bernasconi e, ahinoi, sono subito dolori. Per lui, che rimedia una zuccata al primo contrasto, e per la Roma, che trema a ogni affondo del gigante nerazzurro sulla corsia mancina. Ha se non altro il pregio di non mollare, anche quando dalle sue parti si affaccia un dirimpettaio offensivo come Maldini.

CRISTANTE 5,5

Anche lui ex ormai lontano nel tempo (da sette anni veste giallorosso). Ha di fronte De Roon, più di 270 partite in A col Gasp in panchina. La sfida tra registi più efficaci che appariscenti è vinta alle lunghe dall’olandese, magari più per responsabilità del collettivo romanista che non sue.

KONE’ 5

Sfidare l’Ederson attuale non sarebbe affatto un’impresa titanica, ma il francese è l’ombra di sé stesso. Macchinoso, impreciso, come sempre negato al tiro in porta e, nell’occasione, anche agli strappi che di norma sa garantire. Una serataccia in cui incappa non di rado, (se sempre in buona compagnia, per carità), appena sale l’asticella tecnica degli avversari, si chiamino Inter, Milan, Napoli o, appunto, Atalanta.

PISILLI s.v. (dall’82’ per Koné)

Entra probabilmente troppo tardi.

RENSCH 5

L’acciaccato Wesley sembra non farcela, e in partenza è una perdita grave, che presto si rileva gravissima. Perché Rensch stavolta non ne azzecca una, né in difesa né nel sostegno a un gioco offensivo già asfittico di suo. Nel secondo tempo, uscito Ziolkowski, passa a fare il centrale. Ma la musica non cambia.

TSIMIKAS 5,5 (dal 58’ per Rensch)

All’ennesimo errore di Rensch, Gasperini si rassegna a buttare nella mischia l’ingaggio estivo fin qui più imbarazzante, assieme a quello di Bailey. Complessivamente, alla fine non risulta tra i peggiori in assoluto. Ed è tutto dire.

SOULE’ 5,5

Per caratteristiche sembrerebbe l’unico, nel deserto di un attacco sparito (o mai materializzatosi), in grado di inventare una giocata brillante. Ma prima opposto a Kolasinac, poi ad Ahanor, non fa quasi mai seguire concretezza alle buone intenzioni di partenza. Serve un assist a Ferguson, praticamente in avvio, poi confeziona la conclusione che Carnesecchi sventa evitando il pareggio. È comunque troppo poco, per un talento del suo livello.

EL SHAARAWY 5 (per Soulé dal 66’)

Entra chissà perché al posto di Soulé e non per Dybala. Ma si adegua subito, diventando a tutti gli effetti un fantasma.

DYBALA 5

Una bella figurina carica di storia e vuota di contenuti. I bagliori fatti quanto meno intravedere contro il Genoa si spengono malinconicamente contro il muro dell’Atalanta, che ne controlla senza patemi i tentativi privi del minimo accenno di intensità. Con un lampo isolato, poi, sfiora il pari deviando da centravanti un gran cross di Wesley da destra (63’): determinante la chiusura di Djimsiti in angolo. Gasperini continua a difenderlo, ma la realtà dice che da settimane non cresce sul piano atletico e con la sua posizione da trequartista accentratissimo finisce spesso – basta dare un’occhiata ai grafici del match – per fare da tappo alla manovra giallorossa.

FERGUSON 5

Lento, pigro, moscio nel soffertissimo primo tempo della Roma. Non trova la conclusione sul bell’assist di Soulé (5’), né fa di meglio di lì a poco, quando Dybala smarcato da un errore clamoroso di Ederson gli appoggia un pallone ghiotto: l’irlandese scarica il destro su Carnesecchi, poi sulla ribattuta tenta un pallonetto verso la porta vuota alzato in angolo da Kolasinac. Pare scuotersi all’improvviso al 50’, con la bella girata che costringe Carnesecchi a una respinta acrobatica. Ma è un fuoco di paglia.

DOVBYK 5,5 (dal 60’ per Ferguson)

Entra e si trova subito di fronte il tosto Hien, che rimpiazza Scalvini vittima dei crampi. Buona volontà, qualche sponda, conclusioni a rete zero. Dov’è la notizia?  

GASPERINI 5

Per i tifosi della Dea è l’uomo dei sogni. L’abbraccio che giustamente gli riservano non vale quello del popolo dell’Olimpico a De Rossi, ma si sa. Storie diverse, caratteri agli antipodi. Diverso purtroppo non è il finale, che vede un altro amatissimo ex uscire dal campo a testa bassa. Ognun per sé, aveva detto alla vigilia. E così è stato: l’Atalanta anche senza il suo storico guru centra il quarto successo di fila in altrettanti faccia a faccia con la Roma. Il Gasp si sfoga con un vaffa all’allievo Palladino (che è diverso, ma usa lo stesso shampoo di Juric) e torna a casa con una certezza: contro avversari di grande tecnica, e i nerazzurri lo sono, a dispetto della classifica, la sua Roma non regge il confronto. Lo aiuterà il mercato? Chi ha fede si faccia il segno della croce, lui provi comunque a trovare soluzioni, a cominciare da Lecce: la sesta sconfitta per 1-0 è una sentenza.

ARBITRO: FABBRI 5

L’ormai ex (assai presunto) enfant prodige di Faenza conferma la singolare predilezione per le montagne russe. Da quando è approdato in serie A – anno di grazia 2013 – ha sempre alternato direzioni accettabili, a inizio carriera forse persino brillanti, a prestazioni da incubo, via via sempre più frequenti. La serata di Bergamo rientra perfettamente nella seconda categoria. Si presenta con un goffo capitombolo, prosegue tra errori, indecisioni, lungaggini desolanti e continue richieste d’aiuto al Var.

Categorie:   Pagelle

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