Signorelli (Tuttosport): “Gasperini è un rompiscatole, dovranno essere bravi i Friedkin a tenerlo buono”

Photo Credit: Profilo Facebook Giordano Signorelli

Pubblicato il:   29 Marzo 2026

Per parlare un po’ di Gasperini e della sua esperienza all’Atalanta Alessandro Santoro e Olga Novella hanno intervistato in diretta Giordano Signorelli. Il giornalista segue l’Atalanta per Tuttosport e ha parlato anche dei rapporti del tecnico con i Percassi. Di seguito le sue parole.

Tu segui da tempo l’Atalanta per Tuttosport. Nel Gasperini attuale, a livello di uscite pubbliche, rivedi qualcosa del Gasperini dell’Atalanta? C’è una continuità nel personaggio Gasperini?
“Sì c’è una continuità, il personaggio è quello, e probabilmente, a questa età, sarà anche difficile cambiarlo. Si potrà leggermente smussare sotto alcuni aspetti, però il carattere dell’uomo è questo, un uomo abbastanza diretto, a volte magari anche impulsivo. Lo abbiamo visto qui a Bergamo con la stampa e i giocatori, però calcisticamente parlando è un genio, perché è uno che sa tirare fuori il massimo da tutti i calciatori, l’ha dimostrato a Bergamo, credo che anche a Roma molti giocatori siano stati un po’ rivitalizzati dalla cura Gasperini. Chiaro che però poi certe uscite, pubbliche pesano, però questo può essere legato alla situazione societaria dove magari sono state fatte alcune promesse che poi non sono state mantenute, io per questo posso parlare per Bergamo ovviamente, non per Roma”.

A proposito di Bergamo e dell’inizio anche dell’esperienza di Gian Piero Casperini lì, ritrovi che ci sia qualche segnale?
“Il risultato tende un po’ a mettere la polvere sotto il tappeto. Quando poi magari qualche risultato non arriva, perdi qualche posizione in classifica, in Coppa Italia esci in malo modo, mercato di gennaio non soddisfano appieno le richieste dall’ordinatore. Queste cose messe tutte insieme sono capitate a Bergamo e stanno capitando ancora adesso a Roma, quindi io francamente tutte queste uscite di Gasperini non mi sorprendono, me le aspettavo. Anche perché lui è uno di quelli che non fa differenza fra la piazza di Bergamo e la piazza di Roma. Lui ha una certa esperienza, ha una sua carriera alle spalle. Il personaggio nel bene e nel male è questo, l’abbiamo imparato a conoscere in questi nove anni, quindi direi che la cosa non mi sorprende affatto, starà un po’ alla società a capire quello che vuole fare nel futuro”.

Come si approcciava Gasperini ai rapporti interni a Zingonia?
“Quando una persona ha un carattere abbastanza impulsivo, abbastanza fumantino, come quello di Gasperini, sai che l’uscita la può fare con chiunque in qualsiasi momento nel momento in cui lui trova un totale disaccordo. Questo è sicuramente capitato anche a Zingonia, nonostante lui comunque con il padre Percassi abbia sempre mantenuto un rapporto di fiducia, di chiarezza, si sono sempre parlati e confrontati. Gasperini non ha mai fatto niente alle spalle di Antonio Percassi, anche quando c’era qualche società che poteva essere interessata, come era stato già in passato con la Roma. La presidenza era al corrente della cosa, quindi c’è sempre stato un rapporto di schiettezza, di rispetto reciproco e credo che Antonio e Gasperini si siano comunque lasciati molto bene. Con il resto della dirigenza i dissapori con Sartori a suo tempo e con D’Amico negli ultimi anni sono abbastanza risaputi. Con Luca Percassi è chiaro che ci sono stati dei momenti molto altalenanti, però Gasperini è un allenatore esigente. Lui vuole sempre fare di più, ha preso un’Atalanta che navigava nella zona salvezza e al primo anno è arrivato quattro. L’ha riportata in Europa dopo trent’anni, ha fatto cinque qualificazioni in Champions, in sette anni ha vinto un Europa League, ha fatto tre finali di Coppa Italia. Qui lui ha stravolto completamente quello che era il calcio pre-Gasperini. Chiaramente lui essendo comunque agli ultimi anni di carriera, perché la carta identità è quella che è, il cruccio dello scudetto chiaramente ce l’ha sempre avuto, e pensava che quell’ultimo anno potesse essere quello buono. Se a gennaio gli prendi Maldini anziché un giocatore pronto, chiede un difensore e gli prendi Posh che al momento è fuori rosa a Bologna. Situazioni che poi si sono viste anche questo gennaio a Roma quando ha detto «ditemi se devo allenare una squadra per andare in Champions League o se devo allenare un’Under 23». É chiaro che queste uscite pubbliche tendono a incrinare qualche rapporto anche all’interno della società nonostante tutti siano sulla stessa barca”.

C’è da dire che però anche nell’Atalanta il famoso “progetto” è stato pluriennale, no?
“I progetti sono sempre pluriennali, anche perché non puoi pensare di arrivare in un anno, stravolgere completamente il progresso andando a puntellare e fare il colpo grosso come il Napoli di Conte che l’anno prima arriva decimo e l’hanno dopo ti vince lo Scudetto, o il Milan di Pioli che poi va a vincere lo Scudetto. Si devono anche allineare fortuna, infortuni e non sempre succede, anzi, spesso e volentieri è la sfortuna che tende ad abbassarti e a non farti rendere come dovresti. Quanto ai giovani Gasperini è uno che se vede del talento in un giocatore lui cerca sempre di valorizzarlo. Lui dice «datemi un giocatore che abbia una o due caratteristiche in cui eccelle e cerchiamo di metterlo nella posizione giusta per farlo rendere». Pensate a Lookman, che è arrivato come un giocatore già pronto, perché aveva già una certa età, reduce da alcune esperienze in Premier e col Lipsia. Lo avevano preso come esterno d’attacco, lui ha visto un giocatore capace di puntare l’uomo rapido el’ha messo vicino alla punta. Lo stesso aveva fatto con Ilicic, schierava quel giocatore che era trequartista, quel giocatore con talento, con tecnica ma che non sapevi bene fino a dove potesse arrivare. L’ha preso, era un giocatore pronto, l’ha messo lì, l’ha valorizzato. Penso a Gomez, penso a tanti altri giocatori che sono arrivati nelle sue mani e hanno reso tantissimo. Oppure penso anche ai giovani, Mancini e Cristante, quando sono arrivati all’Atalanta, erano giocatori giovanissimi. Mancini veniva dal Perugia alla Serie B, Cristante era stato preso a Benfica dove non giocava dopo le giovanili al Milan. Sono diventati due giocatori importanti nell’Atalanta ma anche nella Roma. Adesso non so quante partite abbiano disputato, ma sono passati tanti allenatori e hanno sempre giocato”.

Questa fame che dimostra anche sul mercato è solamente negativa oppure può portare qualcosa?
“Può riuscire a farsi dare tanto, però dipende se la società decide di accontentare le sue richieste, perché a Bergamo pestava i piedi, chiedeva i giocatori, motivando le scelte. Penso a quando hanno preso De Ketelaere, che era un giocatore comunque da rilanciare dopo la stagione al Milan, hanno preso Scamacca, che era comunque da rilanciare dopo la stagione non brillante al West Ham. Si va anche su questo tipo di profili, che però devono devono necessariamente avere qualcosa. Lui è una persona esigentissima, come dicevamo noi qui a Bergamo è un cagacazzo, però sia con i giocatori che con la stampa e la dirigenza, però è un genio calcistico. Sul campo è un genio, quello che ha fatto in dieci anni qui a Bergamo, ma anche prima al Genoa dove ha avuto la possibilità di lavorare in due parentesi per tre anni prima e tre anni dopo, penso che il valore dell’allenatore sia uscito. Ha questi limiti caratteriali che a volte vanno a incrinare rapporti. Bisogna essere bravi a ricucire, a tenerselo buono sostanzialmente, cosa che a Roma non so se sia possibile, perché la proprietà non è presente, a differenza dell’Atalanta. C’è Ranieri, anche nel suo caso la carta d’identità può essere un limite e bisogna vedere quanto poi realmente voglia fare da advisor. Pensavo che con Massara, avendo giocato anche insieme ai tempi di Pescara, si trovasse abbastanza bene, che avessero delle idee in comune. Invece da quello che mi dicono non è sempre così. Bisogna vedere quanto cozzano tra di loro e quanto la società poi è brava a ricucire e gestire il rapporto tra dirigenza e staff”.

Anche l’Atalanta ha pagato la tassa Juric?
“Non me la sento di buttargli troppo la croce addosso. Nelle prime stagioni lui si è trovato in una squadra nuova, in un ambiente nuovo, non ha avuto a disposizione Lookman per tutta l’estate per le vicende di mercato. Scamacca non si sapeva né come né quando sarebbe rientrato, e il secondo attaccante, Kristovic, è arrivato due giorni prima dell’esodio di campionato. Non ha avuto a disposizione Ederson, quindi lui si è trovato a giocare le partite senza tre giocatori fondamentali. Quindi è chiaro che poi diventa difficile. Ha pagato i tanti pareggi, molti dettati anche dalla sfortuna tra pali, traverse e occasioni sbagliate davanti al portiere. A Bergamo posso dire che non è stato così disastroso come magari è stato a Roma. Il rapporto si è interrotto e il prosieguo del campionato non so come sarebbe andato con con Juric, però Palladino ha avuto tanta fortuna anche negli episodi. Tutto quello che è girato male a Juric, a Palladino è girato benissimo ed è riuscito a fare anche probabilmente più di quello che si pensava. Fortunatamente anche con l’arrivo di Raspardori a gennaio, con un Lookman in forma, un Ederson in forma, con una squadra comunque già pronta. Questo sicuramente l’ha aiutato. La stagione è quella che è, si è fatto quello che si è potuto fare in Champions, ci si giocherà tutto con la Coppa Italia con la Lazio e cerchiamo di salvare la stagione così”.

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