Ai microfoni di Manà Manà Sport Roma, nella trasmissione condotta da Gabriele Conflitti, Marco Valerio Rossomando e Matteo Cirulli, è intervenuto Marco Nosotti per parlare della sfida dell’Italia. Di seguito le sue parole.
Quale è il tuo primo ricordo della nazionale?
“Mi ricordo qualche immagine, avevo una tv in bianco e nero con il tubo catodico andato ancora prima di cominciare. Era il 68, con infortuni vari. Poi l’immagine più calda è Messico 70. Quando le ho riviste a colori mi hanno fatto un altro effetto. Rimasi molto male dopo l’1-1 col Brasile”.
La tua più grossa delusione e la tua più grossa gioia?
“Partiamo dalle gioie. La mia nazionale è quella dell’82. Perché nel 2006 facevo di tutto in lungo e in largo per la Germania. Nell’82 ero ancora un ragazzo, stavo iniziando a lavorare. Quella nazionale mi aveva intrigato anche quello che c’era alle spalle di quell’esperienza. Quel ritiro così affollato, anche dialetticamente difficile con la stampa. La grande delusione è Italia-Svezia, non me lo aspettavo. poi sono andato a lezione di delusione. Sono un tifoso della nazionale, cerco di essere il più obiettivo possibile, ma questa maglia mi prende”.
Pensi si sia affievolito il sentimento sulla nazionale?
“Confrontandomi con quello che avviene negli stadi è un’idea che mi sono fatto. Ci sono momento in cui ai club sembrava quasi dare fastidio. Non ai giocatori però. Sicuramente è un pubblico diverso. Ultimamente ha subito scossoni il tifo, ma quando la mettiamo sul piano della rappresentanza, trovo tanta altra gente che si riconosce nella maglia. Credo che qualcosa sia cresciuto, perché continuiamo ad avere fiducia nei ragazzi. Non è obbligatorio amare la nazionale, è comprensibile. Credo ci sia la possibilità di allargare ancora il palcoscenico del tifo per stare tutti insieme”.
Si respira un po’ l’atmosfera dell’ora o mai più?
“Sì. Qui si respira il fatto che ci sia un gruppo serio. Ci hanno messo un po’ di tempo a ritrovarsi qui, altri non c’erano per niente. Alcuni pensano alla prima opportunità. L’avere una responsabilità per dare corpo a un sogno agli italiani lo sentono. Sono bravi nel non sentire l’urgenza. Questo porterebbe una pesantezza nella gestione dei 90 minuti e oltre, speriamo. Avverto un senso di responsabilità e una voglia di dare una mano. Oggi gioca Bastoni, che ha fatto di tutto per esserci. Scamacca, che ha volte ha un rapporto conflittuale con l’infortunio, ha fatto 40 minuti sotto la pioggia per testare l’adduttore ed esserci per la seconda gara”.
Potrebbe essere un’opportunità di cambiare qualcosa a livello federale, oppure è troppo importante andare ai Mondiali?
“Cosa vogliamo fare? Questa partita non dipende da un cambiamento. Questa gara è qui e adesso. Troviamo le soluzioni per i problemi che si presentano con il Nord-Irlanda. Mi auguro che ci sia un cambiamento culturale che porti al gioco e lo sport, in questa sequenza. Credo che il nostro calcio abbia bisogno di cambiare, di scelte difficili e sostanziose, insieme ai vari componenti. Come possiamo dare corpo a un sogno? Come possiamo mettere a disposizione di chi cresce l’opportunità di divertirsi e formarsi? Credo che si debba fare. Non so come andrà a finire, ma si vogliono cambiare i settori giovanili, con uomini che vogliono insegnare il divertimento e regole importanti come la condivisione e il rispetto delle regole e l’avversario. Si provveda a creare un’idea di calcio. Ora si parla molto di tecnica, non si ottiene dall’oggi al domani. la produzione dei calciatori lo ottieni con un cambio epocale. Ci vuole impegno da parte di tutti dalla Lega alle società dilettantistiche. Credo che ci sia la possibilità di farlo. Spero solo non sia un manifesto detto perché mancavano 3 giorni alla partita”.
Sembrano esserci pochi dubbi sulla formazione.
“Il duello a destra l’ha vinto Politano, ma Palestra è un buon giocatore, lui e Pisilli sono i primi cambi. I giovani ci sono. In nazionale vai su cose che conosci, quindi sarà quel 3-5-2 lì”.
Ti aspetti qualcosa dagli avversari?
“Ho visto lo 0-0 l’altra volta, quando eravamo nel 2022 con Mancini, ci misero in difficoltà consegnandoci ai play-off e non vincemmo a Belfast. Mi aspetto quelli che sono. Hanno meno pressione di noi, mi aspetto che siano bassi come con la Germania. Hanno giocato con la palla lunga e le mezze ali. Mi aspetto corsa e dedizione. Credo che la nostra nazionale debba dotarsi di pazienza, di non voler velocemente chiudere la pratica. Mi aspetto grande determinazione, sfrutteranno le palle inattive e costringerci ad andare in orizzontale, ma non mi aspetto grandi cose. I valori penso siano diversi”.
