Durante la trasmissione di Gabriele Conflitti, Marco Valerio Rossomando e Matteo Cirulli è intervenuto Marco Nosotti, giornalista di Sky Sport al seguito della Nazionale.
Di seguito le parole di Nosotti: “Per quanto riguarda la situazione ambientale capiremo cosa succede, c’è grande attesa. Le parole di Gattuso sono molto mature. In questi giorni non abbiamo visto un Galles in forma ma questa Bosnia questo problemino ce lo può dare. Hanno faticato molto nonostante sappiano cosa fare, è tutta un’attesa per capire se siamo più forti”.
Che Gattuso hai percepito in conferenza stampa?
“A Gattuso piace prendersi le responsabilità, è in fiducia perché ha fatto un bel cammino con questi ragazzi e la posta in palio galvanizza tutti. So che ha fatto un piccolo fioretto, come faceva da calciatore. E’ molto concentrato ma chi non vorrebbe vivere questo momento non sarebbe degno.
Credi allo stadio e all’affetto catino?
“Credo che i giocatori avvertano ciò che c’è intorno, lo stadio influirà e può scatenare diversi tipi di risposta: ci saranno 8000 persone con un campo che, a causa della pioggia, non è in condizioni perfette. I ragazzi sono preparati, sanno cosa significa giocare in stadi da 70,000 persone“.
Sulla formazione si va su una conferma del blocco che ha sconfitto l’Irlanda del Nord…
“Ieri le prove sono andate in questa direzione… non ci sono acciacchi particolari. C’è un senso forte del gruppo, ci sono anche gli infortunati. Ognuno ha caratteristiche differenti, credo non ci saranno novità e Gattuso scenderà in campo col 3-5-2”
C’è la possibilità di un rinnovamento anche se non andiamo al Mondiale?
“Credo che un cambiamento a livello giovanile possa esserci e debba farlo indipendentemente dal risultato di stasera. Bisogna creare una nuova cultura di fare sport in Italia e ciò necessità di tempo. Sono convinto che ci siano uomini di competenze e buona volontà in tutte le componenti ma allo stesso tempo mi aspetto dei cambiamenti, magari non radicali, che non facciano rimanere il nostro calcio davvero indietro. Bisogna creare una nuova cultura sportiva indipendentemente se si vada o meno al Mondiale”.
