Ai microfoni di Manà Manà Sport è intervenuto Radja Nainggolan, centrocampista belga della Roma tra il 2014 e il 2018.
Come stai? Ancora stai giocando…
“Ho fatto alcuni gol belli, avevo smesso per qualche mese, ma mi mancava lo spogliatoio. Non avevo problemi e, quindi, perché avrei dovuto smettere? Solo che ora ho altri obiettivi, gioco a casa con i giovani. Questa è la mia soddisfazione“.
Calarti in questa realtà è la stessa cosa rispetto a giocare a San Siro?
“Buona domanda, non è facile rispondere. Qui devi provare a vivere in un certo modo per giocare bene, a me non è successo. Pensare di essere il più forte mi motiva, così mi mettevo in mostra con avversari forti. Credo di essere stato uno dei centrocampisti più forti ai tempi della Roma, ma anche al Cagliari. Deve piacerti il gioco. A me piace e, quindi, continuo. Mi diverto quando gioco con i ragazzi dell’età di mia figlia. Quando farò fatica sarà giusto smettere, ma adesso sto bene. Anche oggi, per me potrei giocare in prima divisione, ma sappiamo che ora si punta molto sui giovani“.
Tu ora giochi al Patro Eisden.
“C’è una comunità italiana, fatta di emigranti che lavoravano qui“.
Dopo l’ultima esperienza al Cagliari, c’è qualcosa che non rifaresti a livello calcistico?
“No, neanche l’approdo alla SPAL perché volevo aiutare De Rossi. Ho dimostrato lealtà al mio ex compagno. Mi ha dato tanto ed era giusto che gli restituissi qualcosa indietro. Poi, dopo una settimana è andato via e sono rimasto fregato. Poi, sono andato in Indonesia, che ha rappresentato l’esperienza più bella della mia vita. Rifarei tutto“.
Ma tutti i calciatori moderni hanno questi valori?
“No. Io, ad esempio, non ho mai giocato per soldi. Credo nell’amicizia nel calcio, ma molti hanno fatto finta di essere amici. Oggi sento molti miei ex compagni come Manolas, Totti, De Rossi, El Shaarawy, ma anche giocatori del Piacenza e del Cagliari. Per me è più importante il lato umano, perché quando ti ritiri rimane quello“.
A proposito di ex compagni, per te il ritorno di Totti è una “piacionata” oppure ha senso?
“Parlo da suo amico e da persona neutrale. So che se si parla di Roma, si parla di Totti. Sono stato all’Inter e c’era Zanetti vicepresidente. Perché Totti non lo può fare? Con Francesco ricrescerebbe il brand Roma. Penso che sarebbe molto interessante. Poi, è un uomo di calcio, attaccato a Roma. Non capisco perché non dovrebbe funzionare“.
Nainggolan in questa Serie A può giocare ancora?
“Qualitativamente sì, perché il livello è basso (ride, ndr). Prendendo la Roma di oggi, quale giocatore attuale avrebbe giocato ai tempi nostri? Forse Svilar e Dybala. Non per attaccare i romanisti attuali, ma il livello generale è questo. Per dire, Holm è andato alla Juve e all’epoca c’era Dani Alves. Questa è la qualità di oggi“.
Il miglior Nainggolan lo abbiamo visto con Spalletti? Com’era nata l’idea del nuovo ruolo?
“Per me il risultato della squadra era più importante. Spalletti vide in me i gol e gli inserimenti e mi mise dietro all’attaccante. Non mi chiedeva di giocare alla Totti, ma dovevo essere il primo a pressare. Dovevo solo fare quello che facevo sempre, ma facendo più gol“.
Ma se Koné vale 60 milioni, quale sarebbe stato il tuo valore?
“150. Io sono andato all’Inter per 38“.
Cosa non ha funzionato?
“A me piace il popolo vero, le persone casarecce. Andavo alle osterie, io ero così. Preferisco stare in famiglia e fare due chiacchiere con i tifosi. A Milano sei sempre in competizione e non mi sentivo a mio agio. I tifosi dell’Inter mi hanno voluto bene e io voglio bene all’Inter, ma io ero uno che viveva fuori dal campo. Quando mi chiesero se fossi contento di essere arrivato all’Inter risposi di essere più triste di aver lasciato Roma.
Cosa è successo in quel periodo?
“Sono una persona vera che ha deciso di andarsene . A fine 17/18 Monchi viene da me e mi chiedeva cosa pensassi di possibili nuovi acquisti. Ero praticamente il capitano della Roma e mi sentivo importante. Me ne vado in vacanza e mi arrivano chiamate dalla Turchia (Fenerbache, Besiktas e Galatasaray) dicendo che avevano avuto mandato dalla Roma per trattarmi. Ho chiamato il mio agente e mi ha detto che la Roma voleva vendermi. Gli ho detto “aspetta un attimo, vado da Monchi e decido io dove andare”. Ho deciso io di andare da Spalletti, ma se avessi saputo che Monchi se ne sarebbe andato dopo 6 mesi sarei rimasto. Monchi è stata una persona falsa che si è comportato nella stessa maniera con Dzeko. Edin, però, è un personaggio un po’ meno istintivo e ha deciso di rimanere ugualmente”.
Ti ricordi di quando ti sfidasti a calcetto?
“Mi ricordo una cosa del genere, ma non l’episodio“.
Che ne pensi dei simulatori?
“Il calcio non è roba da fighette. Io ero duro, non capivo perché sarei dovuto andare per terra dopo essere andato a contrasto. Mai capito come la gente si rialzava subito dopo lo spray“.
C’è il rimpianto di non aver vinto nulla a Roma?
“Sì, ma va detto che anche la Coppa Italia era difficile perché gli impegni erano tanti e molti non erano abituati. Il rimpianto c’è, non ho mai vinto niente e avrei voluto vedere la folla dopo un successo. Aver giocato la Champions per me è stata comunque una soddisfazione. La Roma ha vinto la Conference ma all’epoca era una competizione che non esisteva. È come la Nations League, se dobbiamo inventare coppe per farle vincere è solo una roba di soldi“.
Chi chiami per giocare in porta a calcetto? Alisson o Svilar?
“Svilar che è belga (ride, ndr). Alisson è il portiere più forte con cui ho giocato, è un ragazzo educato. Si fece un anno di panchina a Roma, perse la nazionale e non disse una parola. Ho già giocato a calcetto con Svilar ad Anversa e abbiamo vicini in comune. È una brava persona“.