Ci ritroviamo a celebrare anche l’anno calcistico che sta per ripartire, il nuovo anno solare e, come è giusto che sia, facciamo un po’ d’ordine all’interno del valigione dei nostri ricordi con la consueta formula della Hit Parade: la Top 5 2025 delle migliori partite.
Per “migliori partite” non intendiamo necessariamente quelle con i punteggi più eclatanti o clamorosamente vincenti. Non è solo un parametro tecnico quello che abbiamo scelto di privilegiare, ma quelle gare che, per ragioni emotive e sentimentali, ci hanno lasciato più emozioni e una traccia di ricordi più viva.
È naturale che nel 2025 la parte del leone la facciano le partite vissute con Claudio Ranieri in panchina, protagonista di una rincorsa prodigiosa e quasi senza precedenti nella storia della Roma e del calcio italiano. Dalla zona B, purtroppo toccata con mano fino quasi a metà stagione sotto la pessima guida Juric, a una Champions League sfiorata con un andamento che ha portato la Roma a travolgere quasi qualunque avversario nel girone di ritorno del campionato 2024-2025.
Per fortuna, anche la Roma di Gian Piero Gasperini è riuscita a lasciare una traccia in questo 2025 attraverso alcune partite. Purtroppo pochissimi gli scontri diretti vinti – esclusivamente contro Bologna e Como – ma il segno emotivo lo lascia anche la Roma del tecnico di Grugliasco.
5° posto – Il primo derby di Gasperini
È il derby di esordio di Gasperini, chiamato ad affrontare i cugini biancocelesti molto presto, alla quarta giornata di campionato. Un settembre particolarmente caldo e assolato, con una collocazione oraria – le 12.30 – decisamente discutibile per un match di tale intensità. Metà settembre, caldo quasi africano, umidità soffocante: condizioni ambientali che hanno inevitabilmente inciso sull’andamento della gara.
La Roma arriva al derby dopo un avvio incoraggiante: vittoria all’esordio contro il Bologna, successo in trasferta a Pisa e lo scivolone con il Torino, anch’esso alle 12.30, altra anomalia stagionale. Il gol di Simeone aveva leggermente raffreddato gli entusiasmi, lasciando qualche incertezza in vista della stracittadina.
Il clima è quello di un derby ad altissima tensione, con slogan inopportuni e un’attesa carica di nervosismo. Tutto lasciava presagire un pareggio “di sicurezza”, buono per non creare scossoni.
Gasperini conferma Ferguson centravanti, con Soulé e Pellegrini alle sue spalle. L’irlandese aveva iniziato bene la sua avventura romanista, mostrando peso offensivo e qualità agonistiche. Dybala è fuori per infortunio, Wesley indisponibile: al suo posto Rensch, che si farà valere eccome.
La Roma parte contratta. È la Lazio, sorprendentemente, a tenere il pallino del gioco, mostrando maggiore scioltezza. Le occasioni migliori capitano ai biancocelesti, soprattutto con Rovella. Poi due infortuni – Rovella e Dele-Bashiru – complicano i piani di Sarri.
La Roma colpisce nel momento chiave, sfruttando il talento di Lorenzo Pellegrini, uomo-derby per eccellenza. A fine primo tempo, sotto la Curva Nord, arriva il quarto gol personale contro la Lazio: azione rapida, Soulé serve Pellegrini che con l’interno la mette all’angolino, un colpo da biliardo che fa esplodere il settore romanista.
Nel secondo tempo la Roma cresce, sfiora il raddoppio con Rensch e resiste agli assalti finali. Svilar è decisivo, Cataldi colpisce il palo esterno. Nonostante l’espulsione di Belayhane, i giallorossi non chiudono la partita, ma portano a casa una vittoria pesantissima.
È un derby vinto in trasferta, evento raro, che vale nove punti su dodici e il vertice della classifica. Battere i cugini, anche in una stagione complicata per loro, resta una soddisfazione enorme. Il segnale è chiaro: l’era Gasperini parte sotto una buona stella.
4° posto – Roma-Milan
Alla quarta posizione inseriamo Roma-Milan, la penultima giornata del campionato 2024-2025.
È l’ultima partita di Claudio Ranieri da allenatore della Roma allo Stadio Olimpico, e anche l’ultima in assoluto della sua carriera in panchina in quello stadio.
L’Olimpico è pronto a spingere la squadra verso un obiettivo che, fino a poche settimane prima, sembrava pura fantascienza. Con due vittorie – quella contro il Milan e poi l’ultima giornata contro il Torino – la Roma avrebbe potuto sperare in una clamorosa qualificazione in Champions League, scavalcando la Juventus.
I bianconeri, però, avrebbero dovuto inciampare a Venezia. Non accade: vincono soffrendo, come previsto, e chiudono definitivamente la porta alla Champions giallorossa.
Resta comunque l’impresa. La Roma di Ranieri, da Napoli-Roma fino a Torino-Roma, recupera una quantità impressionante di punti a chiunque: al Milan di Fonseca prima e di Conceição poi, alla Lazio, persino alla Juventus.
È senza dubbio la squadra del 2025, soprattutto nel girone di ritorno, chiuso con qualcosa come 46 punti. Numeri da vertice, che valgono una straordinaria qualificazione in Europa League, anche se non bastano per la Champions.
Ma Roma-Milan è soprattutto la notte del commiato. La Curva Sud offre una scenografia mozzafiato, forse mai vista prima per un allenatore: il nome Claudio Ranieri in corsivo, rosso su giallo, a dominare l’intero settore. È il simbolo di un legame profondo tra un uomo, una squadra e un popolo.
Ranieri, tornato da salvatore, da autentico Deus ex machina, non si aspettava un’accoglienza simile. Lo dirà lui stesso nel post partita.
La partita si mette subito bene. Il Milan è fragile, reduce dalla sconfitta in finale di Coppa Italia contro il Bologna, proprio all’Olimpico. La Roma passa in vantaggio con Gianluca Mancini, di testa su calcio d’angolo, sotto la Curva Nord.
I giallorossi sembrano in controllo, ma abbassano troppo il baricentro, pur giocando in superiorità numerica. Il Milan si scioglie, gioca senza pressione, e trova il pari con João Félix, uno dei pochissimi gol lasciati in Italia dal portoghese.
La Roma vede le streghe. Servono due vittorie, non c’è margine. Il gioco non è brillante, ma l’obiettivo è chiaro. E arriva il momento che segna la serata: la punizione di Leandro Paredes, defilata, potente e precisa, che beffa Maignan.
È il suo regalo d’addio. Poco dopo arriverà anche il 3-1 di Bryan Cristante, che mette in cassaforte risultato e qualificazione europea.
È una vittoria che vale tanto: vale l’Europa, vale il saluto a Ranieri, vale l’addio a giocatori importanti come Paredes e Saelemaekers. Ma vale, soprattutto, come simbolo di una rincorsa folle e meravigliosa.
Roma-Milan 3-1 è la certezza europea. È la notte delle lacrime, delle emozioni forti, dell’ultimo giro di campo di Claudio Ranieri da allenatore della Roma.
E non poteva mancare in questa classifica.
3° posto – Roma-Athletic
Al terzo posto di questa Top 5 inseriamo l’unica partita europea del nostro elenco: Roma-Athletic Bilbao, l’andata degli ottavi di finale di Europa League.
Una sfida tutt’altro che banale, contro una squadra indicata da molti come la grande favorita per la vittoria finale della competizione, forte di un percorso importante in Liga e di una rosa di grande solidità, intensità e qualità.
L’Athletic è una squadra fisica, aggressiva, organizzata, con due o tre talenti puri capaci di spostare gli equilibri. Su tutti Nico Williams, campione d’Europa con la Spagna, devastante nell’uno contro uno, simbolo di una squadra che vive di furore agonistico e ritmo. A rendere il tutto ancora più carico di tensione, la prospettiva di giocare una possibile finale europea nel proprio stadio.
All’Olimpico la Roma gioca una partita attenta, concentrata, ma viene colpita.
Il gol arriva sul secondo palo, firmato da Williams, il fratello più esperto, bravo a sfruttare una disattenzione difensiva. È una doccia fredda che però non spegne la Roma, anzi.
La reazione è immediata e veemente. In quel periodo Angeliño è uno degli uomini più in forma della squadra: spinge, si inserisce, crea superiorità. Da una sua azione nasce l’1-1, con un tiro che viene praticamente accompagnato oltre la linea di porta. L’Olimpico torna a respirare.
La partita resta in equilibrio fino agli ultimi istanti. Superiorità numerica, stadio in apnea, ultimo pallone. Eldor Shomurodov, con Ranieri protagonista di una stagione generosa e utile, trova il gol del 2-1 proprio allo scadere.
Un gol lento, quasi beffardo, che si infila all’angolino e fa esplodere tutto: lo stadio, la panchina, la città.
Shomurodov, giocatore spesso sottovalutato, ha dato tanto in quella stagione: pressing, verticalità, sacrificio, qualche gol pesante. Dopo Roma andrà in Turchia, ma quel gol resta inciso nella memoria collettiva.
Roma-Athletic, però, viene ricordata soprattutto per ciò che accade sugli spalti. Un tappeto giallorosso di bandiere, diverse per dimensioni ma identiche nei colori, preparate da famiglie, tifosi, generazioni intere nei giorni precedenti.
Al momento dell’ingresso in campo delle squadre, lo stadio si trasforma in una moquette infinita, che copre quasi ogni settore, ogni angolo. Uno spettacolo mai visto, che fa il giro d’Europa, diventa immagine simbolo sui social, sugli schermi, nei ricordi.
Non basterà per il passaggio del turno, ma quella notte resta nel cuore di tutti.
2° posto – la sesta vittoria nei derby di Ranieri
Al secondo posto della classifica troviamo un altro derby, l’ennesimo firmato Claudio Ranieri, Mr. Derby. È la sua sesta vittoria contro la Lazio, in un momento delicatissimo della stagione romanista.
La Roma arriva a questa partita dopo un inizio difficile: tre sconfitte in quattro gare, contro Napoli, Atalanta e Como, intervallate dal 4-1 al Lecce. Poi la netta vittoria sul Parma, il pareggio in rimonta col Milan e infine questo derby, vissuto in una condizione di netta inferiorità in classifica.
Sono 15 i punti di distacco dalla Lazio di Baroni, una squadra brillante, spettacolare a tratti, capace di segnare molto ma anche fragile dietro.
Ed è proprio su quella fragilità che Ranieri costruisce il piano partita.
Saelemaekers viene schierato a tutta fascia sulla destra, in un 3-5-2 con Dovbyk e Dybala davanti. Il protagonista, però, è Lorenzo Pellegrini.
Pellegrini arriva a quel derby da giocatore discusso, spesso contestato, apparso evanescente per lunghi tratti della stagione, sia con De Rossi che con Juric. Ma quando vede la Lazio, qualcosa si accende. Nella testa, prima ancora che nel cuore.
Il primo gol è una gemma assoluta. Azione avvolgente, finta di corpo che sposta l’intera difesa e il portiere, movimento che ricorda a molti quello di Falcao nell’82. Poi il destro a giro, sotto l’incrocio, imprendibile per Provedel.
La Lazio va in confusione, attacca in modo disordinato. La Roma gestisce, palleggia, colpisce ancora: palla lunga, Dovbyk che addomestica il pallone, Dybala che sceglie la giocata giusta, Saelemaekers che si inserisce. Prima conclusione respinta male da Provedel, poi il tap-in vincente del belga.
Iconica l’esultanza di Saelemaekers, braccia larghe sotto la curva avversaria.
Un secondo tempo di sacrificio, di corsa, di applicazione, con Baldanzi simbolo di una Roma operaia e generosa. E poi Svilar, a blindare tutto.
Da quel derby nasce la certezza: Ranieri avrebbe tirato fuori la Roma dai guai.
Nessuno immaginava fino a che punto, ma tutti capiscono che la scelta del cuore era stata quella giusta.
1° posto – inter-Roma
Chiudiamo questa Top Five con la partita che, più di tutte, rappresenta il 2025 della Roma. Per la qualità del gioco espresso, per l’importanza dei punti in palio, per la difficoltà del contesto ambientale e per il valore dell’avversario. La partita dell’anno, a nostro modo di vedere, è Inter-Roma.
Siamo alla 34ª giornata del campionato 2024-2025. L’Inter è nel pieno della corsa Scudetto con il Napoli, è una squadra che vive settimane di tensione assoluta, con la testa divisa tra il campionato e una Champions League che la vedrà arrivare fino in finale, dopo aver superato il Barcellona in una doppia sfida epica, risolta soltanto ai supplementari da un gol di Frattesi quando tutto sembrava perduto.
In questo contesto la Roma arriva a San Siro con Claudio Ranieri in panchina e gioca, senza mezzi termini, la sua partita migliore dell’anno. Non solo per il risultato, ma per come matura, per la personalità, per il controllo del gioco e per il numero di occasioni create.
Per lunghi tratti della stagione la Roma di Ranieri aveva costruito le sue vittorie sulla solidità difensiva ritrovata, sull’ordine, sulla capacità di soffrire, sull’affidabilità straordinaria di Svilar e sull’abilità di colpire nei momenti giusti.
A San Siro, invece, la Roma fa qualcosa di diverso: gioca, comanda, impone il proprio ritmo a una squadra che, sulla carta, è più forte, più profonda, più abituata a quel tipo di palcoscenico.
Il gol di Soulé nel primo tempo arriva quasi in punta di piedi. Un tocco preciso dal fronte destro dell’attacco, rasoterra, sull’angolino basso, che sorprende Sommer. Sembra un episodio, quasi casuale. In realtà è solo il preludio a una partita che la Roma controlla dall’inizio alla fine.
L’Inter appare svuotata, lenta, disordinata. La Roma continua a costruire, a trovare spazi, a creare occasioni. Già nel primo tempo Cristante va vicino al raddoppio. Nella ripresa arrivano le occasioni più clamorose, con Dovbyk e Pisilli che tengono in sospensione lo stadio e i tifosi fino all’ultimo minuto. Il risultato resta incredibilmente in bilico, e la sensazione, paradossale, è che l’unico vero pericolo per la Roma possa essere una beffa finale.
Ma la beffa non arriva. Arriva invece una vittoria che non è affatto casuale, anzi: è persino stretta per quello che si è visto in campo. La Roma domina a San Siro, cosa che non accade spesso, e lo fa con una maturità e una qualità che rappresentano il punto più alto del lavoro di Ranieri.
Con questa partita Ranieri porta a casa quattro punti su sei contro l’Inter, vince un altro scontro diretto e spinge la Roma ben oltre gli obiettivi iniziali. Era stato chiamato per salvare una stagione complicata, per rimettere ordine, per spegnere l’incendio.
Invece non solo salva la Roma, ma la riporta in Europa, migliorando il piazzamento degli ultimi anni e lasciando anche un pizzico di rammarico per una Champions League che, vista la rincorsa, sarebbe stata incredibile.
Inter-Roma è la sintesi perfetta della Roma di Ranieri: solidità, organizzazione, ma anche qualità offensiva, personalità e coraggio. Una grande prestazione contro un grande avversario, in una grande partita, con una grande posta in palio.
È per questo che, chiudendo questa classifica, Inter-Roma è senza discussioni la partita dell’anno 2025, Vi auguro ancora buone feste. Forza Roma.
