Ai microfoni di Manà Manà Sport Roma, nel corso della trasmissione condotta da Matteo Cirulli e Alessandro Chiorri, è intervenuto l’avvocato esperto in Diritto Amministrativo e Diritto dello Sport Enrico Lubrano, che ha fatto chiarezza sulla delicata situazione legata al mondo arbitrale.
Al centro dell’attenzione l’inchiesta che coinvolgerebbe Gianluca Rocchi, con ipotesi di frode sportiva e riflettori puntati anche sull’utilizzo del VAR e su presunte partite sospette.
Di seguito le sue parole:
Nel calcio si parla spesso di frode sportiva. Quando si configura davvero questo reato?
“La frode sportiva si configura quando ci sono atti diretti ad alterare il risultato di una competizione. Non è necessario che il risultato venga effettivamente alterato: è sufficiente anche il semplice tentativo. Se poi l’alterazione avviene davvero, questo rappresenta un’aggravante, ma la rilevanza scatta già nella fase del tentativo”.
Si parla di presunti favori o partite finite sotto la lente della Procura. È possibile configurare un illecito anche senza vittorie “alterate”?
Bisogna essere molto cauti. In alcune situazioni si ipotizzano condotte che potrebbero rientrare nell’illecito sportivo, ma serve sempre verificare se ci sia stata davvero un’incidenza concreta sul risultato. Ad oggi, da quello che emerge, non ci sono certezze consolidate: siamo ancora in una fase embrionale delle indagini.
Gervasoni è stato ascoltato in Procura, mentre Rocchi ha deciso di non presentarsi su indicazione del suo legale. È una strategia difensiva o un segnale particolare?
È una scelta assolutamente legittima. Quando il quadro accusatorio non è ancora chiaro o non sono disponibili tutti gli atti, la difesa può decidere di non esporre il proprio assistito. Non è un’ammissione di colpa, ma una modalità per attendere un contesto più definito prima di intervenire.
Le cosiddette “bussate” nella sala VAR di Lissone possono essere considerate semplici suggerimenti o qualcosa di più grave?
Tecnicamente è una chiara violazione del protocollo. Ma tutto dipende dal contenuto e dall’effettiva incidenza. Se si tratta di comunicazioni interne al protocollo e finalizzate a correggere un errore, si può restare nell’ambito tecnico. Se invece emergono pressioni o influenze indebite sulle decisioni arbitrali, allora si potrebbe entrare nel campo della violazione del regolamento sportivo. Sala VAR deve essere isolata.
Alcuni termini riportati, come “arbitri graditi e non” o “designazioni combinate”, secondo ricostruzioni giornalistiche non sembrano essere parte di intercettazioni ma riassunti di concetti del PM, quanto cambia?
Bisogna distinguere tra ciò che è riportato letteralmente e ciò che è sintesi interpretativa. In questa fase non è corretto trarre conclusioni definitive. Servono atti completi e verificati prima di dare un significato giuridico a quelle espressioni.
La giustizia sportiva può essere influenzata da quella ordinaria?
Sono due piani distinti. Possono dialogare, ma restano autonomi. La Procura federale può procedere anche sulla base di elementi diversi da quelli penali, ma tempi e valutazioni restano separati.
Si è parlato anche di un possibile commissariamento della FIGC. È realistico?
No, non ci sono i presupposti. Il commissariamento da parte del CONI interviene solo in casi di gravissime irregolarità o impossibilità di funzionamento della federazione. Al momento non siamo in nessuna di queste condizioni e il sistema elettorale sta seguendo il suo corso regolare.
