IL MESSAGGERO – La marcia verso la zona Champions League della Roma si scontra con una realtà brutale fatta di infermeria piena e scelte quasi obbligate. Quella che si presenterà sabato contro l’Atalanta sarà una squadra in piena emergenza totale, costretta a fare i conti con i forfait di elementi chiave come Pisilli e i dubbi legati alle condizioni di Wesley. Proprio il brasiliano rappresenta il rebus principale di queste ore: nonostante la sua voglia di scendere in campo, i medici restano contrari al suo impiego e solo i test odierni diranno se potrà almeno sedersi in panchina. Gasperini si trova così a gestire una rosa ridotta ai minimi termini, dove persino i calciatori a scadenza o quelli finora ai margini del progetto, come El Shaarawy o i giovani Venturino e Zaragoza, diventano pedine fondamentali per completare lo scacchiere.
In questo scenario di precarietà, l’unica certezza sembra arrivare dalla difesa, dove Gianluca Mancini ha ripreso ad allenarsi a pieno regime con il gruppo e guiderà il reparto insieme a Ndicka e Hermoso. Resta però la preoccupazione per una condizione fisica generale che Angeloni sul quotidiano definisce “a pezzi”, con molti giocatori costretti a stringere i denti in un momento della stagione dove i punti pesano il doppio. La sfida contro la Dea cade nel momento peggiore possibile, tra liti interne e una stanchezza cronica che rischia di compromettere l’obiettivo quarto posto, proprio mentre gli avversari arrivano all’Olimpico pronti a giocarsi le ultime speranze europee in una partita che ha tutto il sapore di un’ultima spiaggia.
