Pastore: “Totti il più forte tecnicamente della sua generazione. Vedo Gasperini sereno”

Photo Credit: Cronache di Spogliatoio

Pubblicato il:   27 Settembre 2026

In diretta su Manà Manà Sport Roma, i conduttori Matteo Cirulli e Gabriele Turchetti intervistano il giornalista e scrittore Giuseppe Pastore.

Oggi a Roma è un giorno speciale per i 50 anni di Francesco Totti. Da romani e romanisti abbiamo una visione comprensibilmente “romanocentrica”. Ma qual è la percezione che si ha di lui dall’esterno e qual è il primo ricordo che ti lega a lui?
“Il primo ricordo d’impatto è il rigore contro l’Australia ai Mondiali del 2006: quell’attesa e quel primo piano stretto con il lampo negli occhi, in cui tutti ci chiedevamo se avrebbe fatto il cucchiaio. Tra i gol con la maglia della Roma, invece, penso subito al tiro al volo contro l’Udinese nel dicembre del 2000 sul cross di Cafu, o a quello d’esterno contro il Milan nel 1996.

Per quanto riguarda la percezione dall’esterno: spesso nelle nostre dirette ci chiedono di stilare una classifica dei numeri 10 di quella generazione (Del Piero, Cassano, Zola, Mancini, Baggio). Per me Totti è stato senza discussione il più forte tecnicamente. Ha fatto cose eccezionali: lanci alla cieca, tiri al volo, la traversa spaccata contro la Juventus nel 4-0 del 2004 o la doppietta su punizione a San Siro contro il Milan. Il suo livello tecnico era purissimo e mette d’accordo tutti, da Milano a Palermo. Personalmente, non ho mai pianto così tanto per un evento sportivo come la sera del suo ritiro”.

Si è parlato molto della maglia numero 10 della Roma, anche in merito alle recenti dichiarazioni su Dybala. Secondo te ci si concentra troppo su questo numero, o è giusto lasciarlo in stand-by?
“Sono assolutamente d’accordo nel non assegnarla più. Maglie come la 10 del Napoli o la 6 del Milan vanno messe su un piedistallo: identificano icone e leggende assolute. Dare la 10 a Dybala — o a chiunque altro — significherebbe caricare il giocatore di un peso enorme e di un paragone immediato che rischierebbe solo di schiacciarlo.

La Roma ha una proprietà con un grande senso dello spettacolo e dello sport, e sa che lo sport vive di icone. È stato deciso anni fa ed è un giusto omaggio al più grande calciatore della storia del club”.

L’addio di Totti ha segnato anche la fine di una grande era per il calcio italiano. Perché oggi facciamo così tanta fatica a sfornare talenti di quel livello in Nazionale?

“Il problema principale è la costruzione e la crescita del talento. Ai tempi di Totti, ogni squadra italiana aveva due o tre elementi di altissimo livello, spesso italiani, e c’era una competizione interna fortissima fin dall’Under 21. Oggi, appena vediamo un giovane con un minimo di talento, lo trattiamo subito come un “Messia”, caricandolo di pressioni enormi. Pensate a casi recenti come Zaniolo, Chiesa, Pafundi o Pisilli: al primo segnale positivo vengono subito sovraccaricati di aspettative.

In Paesi come la Spagna, invece, il sistema funziona perché produce continuamente 6 o 7 giocatori di livello per ruolo, facendoli crescere e competere insieme senza l’ansia di dover trovare per forza il “salvatore”. Mancini in Nazionale si trova ad affrontare questa realtà. Dire che possiamo arrivare in finale di Nations League o vincere qualcosa a breve mette solo inutile pressione su un gruppo che ha bisogno di tempo. Servirebbero maggiore umiltà e una riforma dal basso che richieda anche 6 o 8 anni, come fatto in passato da federazioni come quella spagnola o tedesca”.

A proposito di tattica, dopo le ultime uscite contro squadre come il Belgio, credi che il 4-3-3 sia ancora il sistema adatto per la Nazionale, vista anche la penuria di esterni d’attacco?

“L’Italia ha provato diversi moduli, ma il problema non è solo lo schema, quanto gli interpreti nei ruoli chiave. Rispetto all’Europeo vinto nel 2021 non ci sono più difensori come Bonucci e Chiellini, né registi come Verratti e Jorginho. Mantenere un centrocampo a tre o una difesa a quattro richiede automatismi e caratteristiche specifiche che al momento mancano o devono ancora maturare.

Molti dei nostri difensori titolari giocano stabilmente a tre nei propri club. Inoltre, la mancanza di esterni offensivi di livello internazionale è un problema storico del nostro movimento da diversi anni. Quando ci confrontiamo con nazionali come il Belgio, che schierano giocatori d’attacco abituati ai contesti di Champions League, la differenza di esperienza e qualità si fa sentire”.

Passando al campionato di Serie A: la Roma di Gasperini sta mostrando ottime cose. Può davvero inserirsi nella lotta al vertice e dare fastidio all’Inter?

“Sì, la Roma ha il potenziale per fare una stagione di primissimo livello e raggiungere un punteggio molto alto se manterrà la continuità fisica e mentale. Gasperini sta facendo un lavoro straordinario: ha portato leadership con acquisti mirati come De Roon e Balerdi, imprimendo una mentalità vincente. Dal punto di vista del gioco, la Roma produce 7-8 palle gol limpide a partita, porta molti uomini in area e subisce poco. Rispetto al passato, vedo anche un Gasperini più sereno nel gestire il gruppo.

Per quanto riguarda Dybala, vedere un giocatore della sua qualità così presente e continuo per 90 minuti è la sorpresa più bella del campionato. È un punto di riferimento fondamentale per la squadra. L’aspetto più delicato per la Roma sarà la gestione delle energie nelle settimane con impegni ravvicinati, evitando di forzare troppo i titolari per non correre rischi sul piano fisico”.

In chiusura, sappiamo che hai un nuovo libro in uscita a breve. Puoi anticiparci qualcosa?

“Il libro uscirà nei primi giorni di ottobre e si intitola La migliore delle ipotesi. Raccoglie dieci racconti dedicati ad altrettanti grandi atleti della storia dello sport (tra cui Jury Chechi, Gianmarco Tamberi, Marcell Jacobs, Sara Simeoni e Pietro Mennea), fotografati nel giorno più importante della loro carriera: quello in cui si sono giocati un oro olimpico. È un lavoro focalizzato molto sulla gestione della pressione e della tenuta psicologica, un aspetto fondamentale che spesso separa chi riesce a vincere da chi si ferma a un passo dal traguardo”.

Categorie:   News, On air
Tags:   Pastore, Roma, Totti

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