Questione di tempi. Quelli americani non fanno scopa con quelli calcistici. Almeno quelli della famiglia Friedkin che ormai da sei anni è al timone della nostra Roma dove, bisogna dargliene atto, hanno investito una vagonata di dollari. Per il resto, però, non è che abbiano fatto troppi progressi per la comprensione del mondo pallonaro, diverso da qualsiasi altra logica aziendale. Continuano infatti a lavorare e decidere con tempi rallentati, al motto che tutto deve passare attraverso un’ultima parola che spetta, sempre e comunque, a mister Dan o, in alternativa, a mister Ryan.
Per ora non c’è ancora dato sapere se anche il secondogenito, mister Corbin abbia parola decisiva sulle questioni romaniste. Per questa ragione, quindi, qualsiasi cosa si deve decidere, dalla cancelleria alle operazioni di mercato, a Trigoria viene affrontata con tempi che non fanno scopa con le esigenze di un club calcistico. Con il rischio, ovviamente, di arrivare sempre o quasi fuori tempo massimo.
Prendete la questione del direttore sportivo. La Roma sta per concretizzare un poco invidiabile record del mondo. Quello di scegliere il terzo ds consecutivo in tre anni nel mese di giugno, ovvero quando il mercato estivo di fatto è iniziato da un pezzo e quindi con la conseguenza di dover fare tutto in fretta e con poca progettualità.
Dando inoltre un vantaggio enorme alla concorrenza, sia per le cessioni, ancora di più per gli acquisti. Sarà la terza che volta succede. Perché il misterioso Ghisolfi arrivò alla corte della Soulouku nei primi giorni di giugno, la passata stagione Massara fu ufficializzato poco prima del venti giugno trovandosi subito sulla sua scrivania una questione plusvalenze che tutto era meno che semplice da dipanare.
Sarà così anche in questa stagione. Con lo stesso Massara che tutti indicano sul punto di essere messo alla porta con la regia neppure troppo occulta del Gasp, ma anche con la certezza, almeno nel momento in cui scriviamo, che non c’è ancora chi ne raccoglierà l’eredità. Da tempo è iniziato il toto-ds. Di nomi ne sono usciti parecchi, più o meno veri, ma i tempi americani sono quelli che sono e al momento non c’è un ds per la seconda stagione gasperiniana. Il tutto aggravato dalle tante questioni che ci sono da risolvere. Dalle cessioni agli acquisti, dalle plusvalenze ai rinnovi contrattuali. Forse perché i Friedkin, forti del motto lei non sa chi sono io, sono convinti che con i soldi si possa fare tutto. Nel calcio non è che non sia vero, ma se si vuole prendere un dirigente che è sotto contratto con un’altra società, allora il rischio di dover affrontare anche altre problematiche è inevitabile.
Tutti gli spifferi che escono da Trigoria indicano in Manna, attuale ds del Napoli con un contratto fino al 2028, come il preferito dalla Roma per sostituire Massara. Magari sarà pure vero, ma tutto questo non tiene conto che l’attuale datore di lavoro di Manna è un signore che si chiama Aurelio De Laurentiis, cioè la peggior controparte che si possa trovare quando c’è da chiudere una trattativa. L’altro nome forte (anche se le ultime lo dicono in calo anche perché potrebbe andare al Milan) è quello di D’Amico, pure lui con un contratto in corso (per un anno) con l’Atalanta. Al contrario per Giuntoli, l’unico libero da qualsiasi contratto, la società ha fatto sapere di cancellarlo tra i possibili pretendenti. Il risultato è che la Roma continua a stare come coloro che son sospesi. Con tutte le conseguenze del caso che, ovviamente, rischiano di compromettere almeno in parte la programmazione per la prossima stagione. I tempi stringono ma questo pare che ai Friedkin interessi poco. Appunto, questione di tempi. E quelli texani, purtroppo, non coincidono con quello che servirebbe alla Roma.
