Non gli dà retta Roma. Non ascoltare nessuno, non leggere i giornali, non seguire programmi calcistici in televisione, abbassa le radio e diffida di chi ora ti lusinga con parole che, al contrario, sarebbero state di critica feroce. Non gli dà retta Roma. Perché in questi giorni che ci separano dall’ultimo turno di campionato in quel di Verona, le sirene bianconere entreranno in funzione. Come è sempre accaduto quando la vecchia signora si è trovata in difficoltà come lo è ora, ai confini di un’altra stagione fallimentare. Sirene che diranno come la banda del Gasp sia ormai qualificata per la prossima Champions League perché non avrà problemi a vincere sul campo del Verona retrocesso. Che la Juventus ormai non ha più niente da dare. Che a Torino si andrà incontro a una nuova rifondazione. Che Spalletti non meritava il prolungamento del contratto. Che sono tutti da bocciare. Che i giocatori sono da mandare a quel paese. Che la nostalgia di Andrea Agnelli è sempre più forte. Che il Como non può vincere anche sul campo di una Cremonese che si deve salvare. Diranno di tutto e di più attraverso i non pochi trombettieri sabaudi per convincere i giallorossi che la Champions è cosa fatta.
Non è così. La matematica dice che mancano tre punti, un’altra vittoria da conquistare sul campo di un Verona retrocesso da settimane ma che, potete giurarci e come è giusto che sia, non regalerà nulla, l’ultima fatica per dare un senso dai contorni trionfalistici a una stagione che è stata fin qui più che positiva (coppe a parte). Gasperini in questi giorni che ci separano dal Bentegodi, dovrà ripetere tutto questo ai giocatori in continuazione, quasi come un mantra per far metabolizzare ai suoi discepoli che il lavoro non è stato ancora completato, che c’è bisogno di un ultimo sforzo prima di festeggiare e andare in vacanza (almeno quelli che non dovranno disputare il Mondiale). Dovrà convincere i giocatori, il Gasp, che il Verona vale il Psg e per andare a sfidare il Psg ci sarà bisogno di altri novanta minuti da giocare con lo stesso coraggio che la Roma ha messo quasi sempre in campo in questa prima stagione con l’allenatore arrivato da Bergamo. Dovrà essere bravo anche a fare i conti con le assenze che ci saranno a Verona, quella sicura di Wesley che sarà squalificato, quelle probabile di Ndicka che si è infortunato nel primo tempo del derby, quella possibile di Koné che il derby è stato costretto a seguirlo in tribuna complice un affaticamento (speriamo solo affaticamento) avvertito nell’allenamento di rifinitura prima della sfida con la Lazio, secondo successo nella stracittadina nello stesso campionato, cosa che da queste parti non accadeva da dieci anni. Dovrà, il Gasp, essere un martello come è nella sua irascibile natura, per andare a completare l’opera cominciata neppure un anno fa a Trigoria dopo le trionfali nove stagioni trascorse sulla panchina dell’Atalanta. La Champions ora è lì, a portata di mano, bisogna solo andare a prenderla. Tutti a Verona ci verrebbe da dire. Peccato non sia possibile visto il divieto alle trasferte per i tifosi giallorossi. Ce ne saranno comunque tanti che arriveranno da tutte le parti d’Italia. Sapendo che al fianco comunque avranno tutti quelli che non potranno esserci.
