Immaginate tre amici al bar. Di quelli che si vedono ogni giorno. Più delle rispettive famiglie. Di quelli che hanno condiviso spogliatoi, trasferte, sconfitte, sogni enormi e qualche delusione inevitabile. Ora immaginate di “costringerli” a rivedersi alle 9 di mattina di un venerdì qualunque. Virtualmente, certo. Ma con lo stesso spirito di sempre.
I tre amici sono Simone Sini, Emanuele Spinozzi e Andrea Paolelli. Vi dicono qualcosa questi nomi? Ex Primavera della Roma. Oggi colonne dell’Atletico Lodigiani in Serie D. E reduci da una settimana che per loro non è stata come le altre. Perché mercoledì sono tornati a casa.
Gli eredi sportivi della Lodigiani degli anni ’80 sono oggi l’Atletico Lodigiani, che ne porta avanti la continuità sul territorio: gioca al Francesca Gianni come allora e mantiene gli stessi colori sociali e il simbolo storico, richiamando in modo diretto l’identità della Lodigiani di quegli anni.
ritorno a trigoria
L’amichevole organizzata tra i due club – fortemente voluta da Gian Piero Gasperini per rimettere ritmo e intensità dopo il big match contro il Napoli – per loro è stata molto più di un semplice test. È stato un viaggio nel tempo. “Tornare dove sei cresciuto è sempre piacevole. Poi è pur sempre la Roma, è un’emozione. Ti vengono in mente tanti ricordi. Il tempo vola”, racconta Sini. Classe ’92, nato a Sesto San Giovanni ma romanista nell’anima. Sedici anni fa varcava per la prima volta i cancelli di Trigoria. Oggi li ha ritrovati trasformati. “È un altro mondo”, dice. E non è un modo di dire.
Con la proprietà Friedkin, il centro sportivo è stato modernizzato, sviluppato, ripensato. Strutture nuove, organizzazione diversa, dettagli curati. “È migliorata tantissimo, mi ha fatto una bella impressione”, conferma Paolelli. Per lui, che ha vissuto quattro anni in convitto, il ritorno è stato ancora più intenso: “Vivevo l’ambiente ogni giorno. Rivedere certe persone dopo tanto tempo è stato come se non ci fossimo mai lasciati”.
Una festa. ma non per tutti allo stesso modo
L’amichevole è passata quasi in secondo piano. Quasi. “Per noi e per i ragazzi più giovani è stato un premio”, racconta Sini. “Magari sono tifosi della Roma e giocarci contro è qualcosa di unico. È stata una giornata di festa”. Ma se per l’Atletico Lodigiani era una festa, per Gasperini era lavoro. Vero lavoro.
Spinozzi lo sottolinea con un misto di sorpresa e ammirazione: “Mi ha impressionato la sua voglia di far bene anche in queste partite. Richiamava tutti, dava indicazioni, pretendeva concentrazione massima. Anche quando giochi contro una squadra inferiore puoi abbassare il ritmo. Lui no. Li voleva sul pezzo, mentalmente dentro la partita”. È la differenza tra una sgambata e una mentalità.
koné, i segnali e la corsa champions
La partita è servita anche per far minutaggio a chi gioca meno e a chi rientra da un infortunio. Come Manu Koné. “È quello che mi ha impressionato di più”, ammette Paolelli. Segnale confortante in vista delle prossime sfide contro Cremonese e Juventus. Perché la Roma è in piena corsa Champions. E anche chi è passato da Trigoria anni fa continua a seguirla con lo stesso trasporto.
Alla domanda se riuscirà ad arrivare tra le prime quattro, la risposta è meno razionale e più emotiva: “Magari tramite l’Europa, sarebbe un sogno qualificarci con un trofeo”.
Giovani di ieri, occhi esperti di oggi
Sini, Spinozzi e Paolelli sono stati giovani promesse. Oggi osservano le nuove leve con uno sguardo diverso. “Mi ha stupito la crescita di Pisilli. Anche Venturino mi ha fatto una bella impressione”, dice Paolelli.
Loro sanno cosa significa essere etichettati come talenti. Lo sa bene Sini, che fu definito da Rosella Sensi il prospetto più promettente di Trigoria. Sorride quando glielo ricordiamo. “Era dopo il Mondiale in Nigeria. La società puntava molto su di me. Ma la Roma lottava sempre per il primo posto, era difficile trovare spazio. Non ho rimpianti. Ho esordito in A con il Lecce a San Siro, mi sono tolto soddisfazioni. Però il mio livello non era quello della Roma”.
Amicizie e ricordi che restano
Per Spinozzi il ricordo più bello è la Coppa Italia Primavera vinta all’Olimpico nel 2017 contro la Virtus Entella. “Vincere lì è stato un sogno”. In panchina c’era Alberto De Rossi. Un nome che per loro significa formazione, non solo tecnica ma umana. “Era un istruttore di calcio nel senso più puro”, racconta Spinozzi. “Voleva libertà, fantasia. Ti insegnava a giocare, prima ancora che a vincere”. “Mister De Rossi è un maestro di vita”, aggiunge Paolelli. Nel DNA di famiglia c’è anche Daniele De Rossi. Tornerà un giorno sulla panchina giallorossa? “Speriamo”, dice Paolelli senza esitazioni. “Gran parte dei tifosi lo vuole”.
Paolelli è rimasto molto legato a Lorenzo Pellegrini. “Lo stimo come persona. C’è sempre stato. E non è scontato in questi ambienti. So quanto ci tiene a vincere con la Roma”. Magari anche nei prossimi anni. Sorride. Non aggiunge altro. Ma quel sorriso dice abbastanza.
