L’equivoco di fondo è forse in quell’incontro lo scorso maggio perché lì sono state poste le basi di un’intesa che in questi giorni sta mostrando tutte le sue fragilità. Che una delle due parti non abbia compreso cosa volesse l’altra è poco probabile, più verosimile che entrambe abbiano pensato che in corsa avrebbero convinto la controparte a seguirla.
Gasp dà l’idea di vivere l’arrivo a Roma come l’occasione della vita mentre i Friedkin vedono in lui l’uomo che ha generato 500 milioni di plusvalenze con l’Atalanta e per un club che a giugno dovrà farne 80 l’occasione è da non perdere.
Nascono le prime incomprensioni col mercato che non decolla, arrivano le critiche pubbliche e private di Gasp più le incomprensioni con lo staff tecnico che deflagrano negli ultimi giorni con le dichirazioni di Ranieri a certificare come le parti non possano proseguire insieme. Cosa succederebbe se i Friedkin continuassero con l’allenatore? Ranieri e Massara saluterebbero e si partirebbe con l’ennesima ricerca di un direttore sportivo, con il nome che ciclicamente viene accostato che corrisponde a quello di Giuntoli.
La Roma dovrà cambiare come minimo una decina di calciatori tra fair play finanziario e scadenze contrattuali. Un conto è approcciare a questo via vai con i soldi della Champions, un altro senza. Se la Roma non arriva tra le prime quattro, al posto di Massara può esserci anche Mago Merlino ma più di tanto il raggio di azione del club sarebbe comunque limitato.
Lo scrive Stefano Carina su Il Messaggero.
