(Il Tempo – Gabriele Turchetti) A venticinque anni dal terzo scudetto, Zago si commuove ancora. Ricorda il 17 giugno 2001 come se fosse ieri. Ecco le sue parole.
Cosa significa vincere a Roma?
“Quando succede, diventa qualcosa di speciale. Poi, per come vedo io il calcio in Italia, quella giallorossa è una delle tifoserie più calde che ci siano. Quando si vince a Roma c’è un’esultanza diversa rispetto ad altre città”.
La prima immagine che le viene in mente di quel 17 giugno 2001?
“Il momento in cui siamo arrivati allo stadio. L’Olimpico era strapieno e c’era ancora tantissima gente fuori, tutti avevamo in testa che quello fosse il giorno giusto per cambiare un po’ la storia della Roma”.
Capello si infuriò per l’invasione dei tifosi in campo…
“Aveva ragione, ma in quel momento era impossibile contenere la gioia dei tifosi. Lui è una persona molto emotiva e temeva il peggio”.
Qual è stata la partita chiave?
“Ci sono state tante partite importanti. Ricordo un episodio dopo la gara persa con l’Inter nel girone d’andata. Capello ci disse che avevamo costruito una squadra in grado di vincere il campionato e che dovevamo avere fiducia in quello che stavamo facendo”.
E’ stato il punto più alto della tua carriera?
“Ho avuto la fortuna di vincere ovunque sono andato. Ma vincere a Roma non è per niente facile e questo lo rende il momento migliore della mia carriera”.
L’anno precedente aveva vinto la Lazio…
“Ci diede una motivazione in più”.
C’è stato un momento in cui avete pensato che non ce l’avreste fatta?
“Io quell’anno ho sempre creduto che potessimo vincere. Avevo la sensazione che avremmo vinto lo scudetto fin dall’inizio”.
Cosa serve alla Roma per competere per lo scudetto?
“Difficile dirlo da fuori. Se devo dire un reparto da rinforzare, dico quello difensivo. Per me serve almeno un giocatore da affiancare a Mancini o da inserire in quel reparto”.
Gasperini è l’allenatore giusto per vincere a Roma?
“Per me sì, i tifosi devono dargli fiducia”.
