A prescindere da come finirà la vicenda Gasp-Ranieri, la rivoluzione è già iniziata, silenziosa ma concreta, nei corridoi di Trigoria.
La Roma ha già tracciato una linea del cambiamento, netta, quasi spietata: il primo blocco di addii è già scritto: Zaragoza, Venturino, Ferguson, Tsimikas, El Shaarawy, Celik e Dovbyk. Nomi diversi per ruolo, peso e storia ma accomunati dallo stesso destino: non faranno parte della Roma che verrà.
Ma non finisce qui perché la sensazione è che questa sia la superficie di un cambiamento ben più profondo. Ci sono infatti situazioni ancora in sospeso, dossier aperti che pesano come macigni sul futuro della squadra.
Dybala, Pellegrini, Rensch, Angelino, Cristante: nomi pesanti che non potrebbero rappresentare il futuro. Tra confronti con la società e nuove valutazioni tecniche, il loro destino resta tutto da scrivere. E poi c’è il capitolo più delicato, quello che non lascia spazio ad altri ragionamenti: il fair play finanziario con i principali indiziati alla cessione che corrispondono ai nomi di Konè e Ndicka.
Morale della favola? Il rischio concreto è quello di assistere a un esodo che potrebbe coinvolgere dai 7 ai 13 giocatori.
Lo scrivono Jacopo Aliprandi e Giorgio Marota sul Corriere dello Sport.
