CORRIERE DELLO SPORT – Benvenuti a Trigoria, quel posto magico che forse non sarà il mondo spettacolare di Oz, ma che oggi ha qualcosa di straordinario, fantastico. Perché in appena quattordici mesi il mago Gasperini ha trasformato la Roma in un luogo che appena un anno prima sembrava difficile, quasi impossibile, definire sereno e felice. È qui che nasce la nuova Roma. È qui che si spiega quell’amore dichiarato apertamente dal tecnico appena due settimane fa. È qui che una squadra ha imparato a sentirsi famiglia, un tutt’uno con lo staff e con tutte le persone che lavorano quotidianamente nel centro sportivo. E forse è proprio questa la chiave di una partenza che racconta nove punti nelle prime tre giornate di campionato e un pareggio pesantissimo in Champions.
COSTRUZIONE. Non in uno stadio qualsiasi, ma dentro l’inferno dello Sukru Saracoglu. Quarantamila fischi, un’atmosfera da brividi. Il Fenerbahçe tornato a respirare la Champions dopo diciotto anni e un catino capace di mettere paura a chiunque. La Roma non si è fatta travolgere. Ha resistito, sofferto, attaccato. Ed è uscita da Istanbul con un punto che pesa, soprattutto per come è arrivato. La squadra è rientrata nella Capitale soddisfatta. Non soltanto del risultato, ma della prestazione e della capacità di restare unita nei momenti più complicati. E Gasp lo ha fatto presente ai suoi. La sofferenza, invece di disunire, ha cementato ulteriormente il gruppo. È la Roma che il tecnico sta costruendo: pressing alto, recupero palla, intensità, verticalità. Una squadra che vuole giocare, attaccare, tenere il baricentro alto. Una squadra che sa divertirsi, ma che ha dimostrato anche di saper soffrire. E persino i due gol incassati contro Atalanta e Fenerbahçe raccontano, in qualche modo, un gruppo ancora in costruzione: sono arrivati appena tre minuti dopo l’inizio del secondo tempo, nei momenti in cui il baricentro si è abbassato. Piccole concessioni di una squadra che sta lavorando per mantenere il ritmo per tutti i novanta minuti e che vuole contare su una panchina sempre più profonda. Balerdi, Pisilli, Molina, De Roon, Mora, Castro: quasi un’altra squadra, che una volta data potrà garantire qualità, prestazioni e risultati anche partendo dalla panchina.
MATURITÀ. Anche in Champions la Roma ha confermato di credere nelle proprie possibilità. Aggressiva, compatta, consapevole. E con alcuni uomini diventati ormai fondamentali: Svilar, N’Dicka, Cristante, Koné, Dybala, Malen, ognuno decisivo nel proprio compito. Gasperini crede nel gruppo e lo dimostrerà attraverso le rotazioni, ma sa anche che esiste uno scheletro al quale non può rinunciare, o almeno non a tutti nello stesso momento. Poi c’è il tifo che sta seguendo senza condizioni il lavoro del tecnico e che non considera affatto il pareggio di Istanbul un passo indietro. Anzi. Lo ha letto per quello che è stato: un atto di maturità. Contro l’Atalanta, con l’Olimpico a spingere e la partita da vincere, era giusto osare. A Istanbul, dentro quella bolgia, era necessario capire il momento, soffrire e proteggere un punto prezioso. E così sono arrivati gli applausi del settore ospiti, l’entusiasmo per la squadra, la gratitudine per Gasp. È una Roma che ha ritrovato il sorriso e soprattutto ha ritrovato se stessa. Ora il Torino, poi l’Inter: altre prove, altri esami. Ma la Roma vola sulle ali dell’entusiasmo, dentro la migliore atmosfera possibile per lavorare, crescere e vincere.
