Il post-partita di Roma-Juventus lascia in eredità un mix di amarezza e adrenalina. Alessio De Giuseppe, bordocampista di DAZN, ha raccontato a Manà Manà Sport Roma gli episodi salienti del match dalla sua posizione privilegiata a pochi metri dalle panchine durante la trasmissione di Federico Nisii, Piero Torri e Gabriele Turchetti.
Eri a bordocampo in una partita vissuta su vari fronti. Cosa hai colto da quella posizione privilegiata?
“Il nervosismo che ho raccontato va interpretato positivamente. L’atteggiamento mentale dei giocatori della Roma trasmetteva personalità e consapevolezza di poter essere superiori alla Juventus; l’arrabbiatura finale nasce proprio dal non aver centrato i tre punti. Gasperini registra questi segnali con favore. È vero, Mancini ha avuto reazioni brusche, come nella discussione con Manu Koné e Celik, ma sono dinamiche di campo che dimostrano quanto la squadra sia viva. Negli ultimi dieci minuti la differenza l’ha fatta la testa dei subentrati: Gatti è entrato con una determinazione feroce, mentre chi è subentrato nella Roma non mi trasmetteva la stessa sicurezza. Lo si leggeva anche negli occhi di Gasperini mentre li osservava prima del cambio: il linguaggio del corpo di alcuni non lo ha convinto“.
Siamo rimasti perplessi sulla gestione dei cambi. C’è stato un lungo tentennamento, con giocatori fatti alzare e poi rimandati a sedere. Cosa è successo?
“Gasperini non percepiva dai suoi la giusta sicurezza per entrare in un momento così delicato. Va però fatta una riflessione: il tecnico voleva cambiare già sull’1-1. Se lo avesse fatto, non sappiamo se la Roma avrebbe poi trovato il secondo e il terzo gol. In quella fase l’attesa lo ha premiato. Successivamente ha continuato a esitare: ho visto Zaragoza togliersi la pettorina e Gasperini fermarlo più volte perché voleva prima capire come evolvesse la partita. A posteriori si può dire che abbia tardato troppo, ma la sua era una valutazione legata all’atteggiamento dei singoli“.
Cristante ha vissuto una serata negativa. Come ha reagito Gasperini dalla panchina?
“A un certo punto si è girato verso il suo vice Gritti esclamando: ‘Ma che c’ha oggi? Ma come sta giocando?’. Non ha gradito affatto la prestazione tecnica di Bryan: troppi palloni persi e troppa fretta nel verticalizzare, quando invece il mister chiedeva una gestione più ragionata della palla“.
Abbiamo visto molta agitazione anche sulla panchina avversaria. Cosa è successo nel confronto tra Spalletti e i giocatori della Roma?
“Tra i due allenatori non c’è stato un contatto diretto, ma i giocatori sono dovuti intervenire. Dopo il gol di Wesley, Spalletti è entrato in campo per rimproverare i suoi. Ndicka gli ha fatto notare che non poteva stare lì e Spalletti ha risposto bruscamente: ‘Fatti i cavoli tuoi, sto pensando ai miei giocatori’. Poco dopo Ndicka ha cercato di scusarsi, ma Spalletti, ancora nervoso, lo ha liquidato con un ‘pensa a giocare’. Io lo conosco dai tempi di Napoli: è sempre stato così focoso, non lo vedo cambiato“.
A livello arbitrale e di gestione della gara, che clima si respirava tra le panchine?
“L’arbitro ha diretto bene. Non ci sono state grandi contestazioni tra gli staff tecnici, solo un po’ di nervosismo agonistico tra i calciatori in campo per qualche protesta recepita male, ma nulla di grave“.
Quali sono stati i principali appunti tattici di Gasperini durante il match?
“Oltre a Cristante, non ha gradito l’avvio di Rench: voleva cross di qualità superiore. Ha richiamato spesso Celik, chiedendogli più coraggio nella spinta poiché lo vedeva troppo bloccato dietro. Ha insistito molto sulla comunicazione tra i difensori: la Juve non dava punti di riferimento e Gasperini urlava ai suoi di parlarsi per gestire meglio le scalate“.
A un certo punto hai riferito che Gasperini ha dato Mancini per ‘finito’ a livello mentale nel match. Confermi?
“Sì, dopo il secondo gol subito di testa, per il mister Mancini era uscito mentalmente dalla partita. Gianluca era molto nervoso: ha rimproverato Celik per un rinvio sbagliato, ma Gasperini lo ha subito redarguito ricordandogli che poco prima era stato proprio lui a perdersi l’uomo. In quel frangente è intervenuto anche Manu Koné per difendere Celik. Mancini sentiva moltissimo la gara, era elettrico“.
Dybala, Angeliño e Robinho non sono stati presi in considerazione per i cambi?
“Il loro riscaldamento è stato irrilevante. Fin dall’inizio le opzioni di Gasperini erano El Aynaoui, Zaragoza e Zolkowski; gli altri non sono mai stati realmente vicini all’ingresso“.
Cosa hai visto al fischio finale? Qual era il clima nel tunnel?
“C’era uno shock totale. Molti erano in ginocchio, altri si coprivano il volto con la maglia. Pellegrini è uscito dal campo sferrando pugni violentissimi contro i cartelloni pubblicitari proprio alle mie spalle. Mancini ha scagliato la mascherina a terra urlando tutta la sua rabbia. Sono scene forti, ma per me sono segnali positivi: dimostrano quanto ci tenessero“.
Chiudiamo con Malen: che sensazione dà visto da pochi metri?
“Impressionante. È un attaccante che può restare fuori dal gioco per minuti, ma appena tocca palla crea il panico. Quando supera la metà campo mette in allerta chiunque, anche i difensori più esperti. Caratterialmente è introverso, non è uno che trascina la folla con i gesti, ma trascina la squadra con le giocate. Gasperini è stato fondamentale: lo ha convinto spiegandogli che con lui sarebbe diventato un centravanti puro, ruolo che Malen desiderava da tempo“.
