C come Champions. Ma pure C come conti. Come cessioni e come centro sportivo, Trigoria, lì dove oggi si incroceranno Ranieri e Gasperini. Sono tanti i motivi che hanno allontanato i protagonisti di Trigoria, compreso il diesse Ricky Massara, evidentemente più vicino alla posizione di Ranieri: il mercato e gli infortuni su tutti, pure qualche rapporto interno deteriorato.
Ma a pensarci bene quel che più interessa, in prospettiva, è la costruzione della Roma che verrà. Ed è un futuro già in salita, comunque vada a finire questa stagione sul campo.
I piani della Roma, quarto posto o meno, non cambieranno. Gli eventuali introiti legati all’ingresso in Champions incideranno solo sul prossimo bilancio, quello dal primo luglio in poi. E invece le esigenze della società, del fair play finanziario, hanno una scadenza precisa e fissata al 30 giugno. Questo significa che le cessioni saranno necessarie a prescindere dalla posizione finale in classifica per sistemare i conti. Quante? Dipende dalle offerte, difficilmente meno di due addii saranno possibili con la stima dell’incasso da fare che non è inferiore ai 60 milioni.
Con chi arrivare a questa cifra? Konè, Svilar, Pisilli e Ndicka sono i principali indiziati ma attenzione anche a Ziolkowksi, che ha molti estimatori in Premier.
In una società “normale” si sarebbero già trattati questi temi tra l’area tecnica e quella dirigenziale e invece, salvo qualche accenno, non si è mai scesi in profondità sul tema futuro. I motivi sono evidenti e il risultato è preoccupante: il rischio di partire in ritardo è quasi una certezza, considerato quanto lavoro ci sarà da fare.
In questo panorama va sottolineato il silenzio dei Friedkin, che fa rumore quasi quanto le parole di venerdì di Ranieri. Possibile, ma non sicuro, che Dan e Ryan decidano di rimettere ancora una volta tutti i protagonisti seduti intorno a un tavolo.
Lo scrive Davide Stoppini sul Corriere della Sera.
