Il gol. È questo il problema. Difficile non essere d’accordo, augurando alla Roma di trovare con l’anno nuovo quelle reti che sono mancate in questi primi quattro mesi di stagione. I discepoli di Gasp ne hanno fatti pochi e troppo spesso hanno concluso partite senza che un giocatore iscrivesse il suo nome nel tabellino dei marcatori. Inspiegabile per certi versi, considerando che il tecnico arrivato da Bergamo in tutta la sua carriera ha avuto proprio nella fase offensiva il suo migliore biglietto da visita.
Noi crediamo che il problema esista, per carità, ma pensiamo che non ne sia il centro. Semmai è una conseguenza. Perché il nocciolo della questione è che la prima Roma gasperiniana crea poche occasioni da gol. E, quindi, ne fa ancora meno. Per spiegarci meglio: prendiamo in esame le ultime due trasferte di campionato. Cagliari e Juventus. In Sardegna, dove pochi giorni fa il Pisa, oh il Pisa, ha realizzato due reti e creato altre occasioni per fare male, la Roma di fatto non ha tirato in porta. Conseguenza probabilmente di una giornata storta. Ma la stessa cosa è più o meno successa a Torino, pur avendo segnato un gol e creando un altro paio di occasioni (una in particolare con Dybala nel primo tempo) che potevano dare un senso diverso a tutta la partita. In sostanza, la Roma non tira in porta. Un po’ per una inspiegabile idiosincrasia da parte di alcuni giocatori (Koné in particolare) a farlo (e chissenefrega se si va incontro a una brutta figura), un po’ perché spesso manca l’istinto di tirare di prima intenzione, ma un po’ tanto perché la manovra romanista, soprattutto a difesa avversaria schierata, fa una certa fatica a creare importanti situazioni offensive. La Roma, fateci caso, è brava e con le idee chiare per arrivare al limite dell’area avversaria, poi però diventa tutto più difficile tra scelte sbagliate e mancanza dell’ultimo passaggio. Il risultato sono i diciassette gol realizzati in sedici partite di campionato, in pratica uno ogni novanta minuti, numero che va inevitabilmente a ridimensionare anche quella solidità difensiva che fin qui è stato il fiore all’occhiello della prima Roma gasperiniana.
Perché succede? Una risposta a caldo e con più che solide motivazioni, è quella di un reparto offensivo con pochi bomber in grado di stappare una partita con una giocata fuori da qualsiasi contesto o schema. Ma è una risposta che non può essere sufficiente. Noi proviamo a darne un’altra almeno per arricchire il concetto. E la racchiudiamo in una parola: talento. In questa Roma ce ne è poco. Intendiamo dire la giocata che spariglia, l’intuizione che spiazza, il colpo che nessuno si aspetta e fa la differenza. Gasp lo sa, altrimenti non si ostinerebbe a cercarlo in un Dybala che di sicuro ce l’ha ma che ormai, fra un infortunio e l’altro, fa sempre più fatica a far vedere. Per il resto sprazzi di talento li possiamo vedere in Soulé, ma il ragazzo argentino ha ancora bisogno di crescere per trovare quella continuità di rendimento e di colpi che fanno il campione. E’ questo, oltre ad attaccanti diversi che per carità servono, che la Roma dovrà cercare e trovare nel prossimo mercato di gennaio. Non è semplice, perché il talento ce l’hai o non ce l’hai. In questo senso, però, l’obiettivo Zirkzee ci sembra il migliore possibile. Perché è vero che l’olandese non è un attaccante da venti gol a stagione, ma è altrettanto vero che è un calciatore visionario (per i dettagli chiedere a Bologna e dintorni), in grado di giocare un calcio diverso dagli altri, un calcio cioè capace di mandare in gol i compagni di squadra. Per questa ragione lo sta cercando. E a meno di clamorosi colpi di scena, l’olandese è destinato a sbarcare a Trigoria. Se poi arriverà pure Raspadori, allora il Gasp avrà avuto quello che cerca per tornare a fare gol come sempre hanno fatto le sue squadre.
