Restiamo in tema natalizio e prendiamo due dolci simbolo delle feste: panettone e pandoro. A Trigoria, però, il gusto è amaro. Evan Ferguson e Artem Dovbyk, ancora una volta impalpabili, escono a secco anche dalla sfida di Bergamo contro l’Atalanta, certificando un problema che non è più episodico ma strutturale. Lo ha detto apertamente Gian Piero Gasperini, lo racconta il campo da mesi: alla Roma manca l’attacco. Quello vero. Il bomber di razza, capace di sparire per novanta minuti e poi colpire al primo pallone buono.
La sconfitta di misura alla New Balance Arena non si spiega soltanto con la sterilità offensiva, è vero. La Roma è una squadra in pieno rodaggio, un cantiere aperto da luglio, con fisiologiche imperfezioni. Ci sono difensori che ancora non garantiscono continuità e affidabilità (senza troppi giri di parole: Ziolkowski e Rensch), un Dybala che col passare del tempo perde qualche tocco di magia, e gli “highlander” tanto cari a Gasp – Koné e Svilar – che a Bergamo hanno vissuto una giornata no. Ma il filo rosso che lega le ultime prestazioni resta sempre lo stesso: un attacco friabile, poco feroce, fin troppo dolce sotto porta.
Il prototipo dell’attaccante che potrebbe cambiare il volto della Roma di Gasperini lo si è visto proprio dall’altra parte del campo, a Bergamo. Basta guardare Scamacca. O, per restare all’attualità, Pellegrino. Attaccanti che quando fiutano l’odore del gol diventano spietati. La girata di testa del numero 9 atalantino – poi annullata – è l’esempio plastico di ciò che oggi manca alla Roma: cattiveria sportiva, istinto killer, quella fame che trasforma mezza occasione in una sentenza.
L’esempio di Pellegrino è altrettanto emblematico. Avete visto il gol contro il Sassuolo? Ve lo raccontiamo in poche righe: controllo sulla trequarti, palla portata avanti, sinistro secco dai venti metri che si infila all’angolino. Semplice, feroce, decisivo. Contenti i fantacalcisti che hanno puntato sull’argentino del Parma. Molto meno quelli che hanno creduto nella coppia Ferguson–Dovbyk.
verba volant. scripta manent. adesso è il momento di svoltare
Verba volant, scripta manent. E i numeri, più delle sensazioni, restano. Le statistiche parlano chiaro e confermano la metafora natalizia: panettone e pandoro, troppo dolci sotto porta. Ferguson, in dodici presenze di campionato, ha messo insieme un solo gol e un assist. Qualche fiammata – come la girata che poteva diventare un gran gol proprio contro l’Atalanta – subito spenta. Dovbyk non si discosta molto: dieci partite, due reti e un assist, con l’attenuante dell’infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi per due mesi. Ma alla Roma, oggi, servono risposte, non attenuanti.
Ecco perché queste ore diventano decisive. Gasperini ha chiesto rinforzi chiari e immediati. Massara sta lavorando senza sosta per consegnare al tecnico almeno due attaccanti nel più breve tempo possibile. Si attende una risposta definitiva da Raspadori: l’accordo con l’Atletico Madrid è stato trovato, entro domani è attesa la decisione dell’ex Napoli. L’altro nome caldissimo è quello di Joshua Zirkzee, obiettivo numero uno di Gasp: profilo diverso, ma ideale per dare peso, tecnica e presenza a un reparto che oggi rappresenta la vera lacuna di una Roma ancora in costruzione.
Panettone e pandoro possono aspettare. Alla Roma serve finalmente un attacco che sappia mordere. E farlo subito.
