Dove vai… te ne vai? No, non c’entra Annalisa né la sua canzone mangiaclassifiche “Bellissima”. Bellissimo è la traduzione di Hermoso, cognome che porta sulle spalle Mario Canseco, madrileno classe 1995 arrivato poco meno di un anno e mezzo fa a Trigoria svincolato dall’Atletico. E il dove vai è riferito a un calciatore che ad agosto aveva la valigia pronta, ma alla fine ha dovuto svuotarla e rimanere un altro anno a Roma.
Un disastro i suoi primi 4 mesi romanisti per prestazioni e aderenza a una nuova realtà che fu percepita come “un club de Segunda”. Un club di Serie B, per chi non avesse dimestichezza con lo spagnolo.
Pur non giustificandone l’atteggiamento, è pur vero che dal canto suo il club non fece nulla per far percepire a Hermoso le proprie ambizioni.
Nemmeno il tempo di scambiarsi un “Encantado” con Daniele De Rossi che la dispotica Soulouku, con il complice silenzio di Ghisolfi, diedero al fu 16 il benservito.
Scelta illuminata, superata solamente dall’idea di prendere Ivan Juric (“per vincere trofei”) al suo posto e portare la Roma a due punti dalla retrocessione dopo 16 giornate.
Era il 15 dicembre 2024 quando la Roma perse a Como e si ritrovò a guardare il baratro da vicino, come difficilmente le era capitato nella sua storia. Da lì poi ci pensò Ranieri a invertire la rotta, privandosi a gennaio proprio di Hermoso, visto poco e male nelle rare volte nelle quali è stato chiamato in causa dal Sor diventato Sir a Leicester.
A gennaio Hermoso saluta e accetta un semestre nella tutt’altro che ridente Leverkusen. Giusto il tempo di infortunarsi ad una spalla e vedere da spettatore consumarsi l’addio tra l’history make Xabi Alonso e i rossoneri campioni di Germania per la prima e unica volta un anno prima.
Al momento dell’arrivo di Gasperini, l’ex Atletico non sembrava rientrare nei piani del tecnico piemontese né in quelli della Roma, che avrebbe monetizzato volentieri da una sua cessione risparmiando anche non poco sul corposo ingaggio che lo vincola qui fino al 2027.
Ma chi se lo prende un trentenne reduce da un anno da dimenticare e con un ingaggio ragguardevole? Nessuno, molto semplice. E dunque Gasp, la cui dieta è composta da lavoro e agnolotti al ragù, si mette a valorizzare anche lo spagnolo. Destra, sinistra, centro il risultato non cambia: difficilmente Gasp rinuncia allo spagnolo.
Risultato? Un anno preciso esatto dalla debacle di Como, la Roma riaffronta nuovamente la squadra di Fabregas e stavolta la batte, prendendosi un discreto vantaggio nel discorso qualificazione a quel benedetto quarto posto. Migliore in campo? Proprio lui, Hermoso, diventato finalmente un bellissimo difensore al quale ora viene richiesto di non far rimpiangere Ndicka, partito per il Marocco dove proverà a difendere la Coppa d’Africa con la sua Costa d’Avorio.
